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Viterbo - Vincenzo Ceniti sull'opera andata in scena al teatro Unione

Al Don Pasquale di Donizetti va il doppio asterisco

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Il Don Pasquale di Donizetti

Il Don Pasquale di Donizetti

Il Don Pasquale di Donizetti

Il Don Pasquale di Donizetti

Viterbo – Al Don Pasquale di Donizetti allestito e rappresentato all’Unione di Viterbo dall’Associazione XXI secolo presieduta da Giuliano Nisi va il doppio asterisco. Sia per aver esorcizzato con il belcanto, buffo e gioioso, la cupa atmosfera Covid-guerra di questi giorni, sia per aver dimostrato di poter produrre in modo organico (dopo le precedenti esperienze di Cavalleria Rusticana ed Elisir d’Amore) un’opera lirica formato made in Tuscia.

Nostrani l’esecuzione e il montaggio della moderna ed originale scenografia firmata da Nicola Rubertelli, taluni lavori di sartoria e di grafica eseguiti dal liceo artistico F. Orioli, le voci giovanili – garantite dal Premio Fausto Ricci 2021 presieduto da Josè Carreras –, l’orchestra EtruriaEnsemble (anche docenti della Scuola Musicale Comunale di Viterbo) diretta da Fabrizio Bastianini, l’Ensemble vocale Il Contrappunto guidato da David Barrios, un ufficio stampa con apporti e contributi anche locali e, soprattutto, un’organizzazione che è riuscita a mettere in piedi un circuito di teatri a livello nazionale dove l’allestimento del Don Pasquale andrà nei prossimi mesi: Rieti, Orvieto, Civitavecchia, Chiusi, Terrasini-Palermo, Rovereto, Chieti, Sassari, Cosenza, Novara e non solo.

Opera ricca di risorse musicali, esilaranti ed appassionate, a riecheggiare umori rossiniani ancora sostenuti, seppur destinati all’esaurimento insieme a quella vena tradizionale di opera buffa all’italiana che aveva imperato per decenni. Il tutto grazie alle soluzioni misurate e geniali della regia di Mariano Baduin (buon sangue di scuola napoletana non mente) e a talune coloriture orchestrali, soprattutto negli ottoni, emergenti dall’agile e puntuale lettura di Bastianini.

Baduin fa un salto di qualche decennio – anticipando quell’aria di tempi nuovi che già vibrava ovunque – e inquadra l’opera (dove si cita pure Corneto, l’attuale Tarquinia, luogo di possedimenti di don Pasquale) negli anni spensierati del primo Novecento, quando le donne osavano le prime sigarette col bocchino e si muovevano addirittura in bicicletta. Anche se giravano ancora giovani e irriducibili romantici alla ricerca del dolce amore.

Ma grazie specialmente ad un cast di voci promettenti che hanno ripagato la fiducia della giuria del “Ricci” nell’ottobre scorso (con Carreras, Cecilia Gasdia, Gianni Tangucci, Stefano Garau e lo stesso Bastianini). Meritano citazione e apprezzamento Gesua Gallifoco e Airi Sunada (Norina), Francesco Leone e Gaetano Merone (Don Pasquale), Fabrizio Brancaccio e Matteo Guerzè (Dottor Malatesta), Shengzu Ou e Marco Puggioni (Ernesto). Giovanili e vivaci i costumi disegnati da Marianna Carbone. Terzo atto a sorpresa quando la casa di don Pasquale diventa lo stesso teatro Unione. Camerieri, cuochi, fantesche, giardinieri, servitori e facchini riuniti in un coro effervescente si muovono tra gli spettatori, creando situazioni buffe e gioiose, preludio di prolungati applausi finali da parte di un pubblico divertito, attento e competente.

Vincenzo Ceniti


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21 marzo, 2022

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