![]() |
Riceviamo e pubblichiamo – Ecco come hanno ucciso il centro.
L’ultima è, forse, cosa di poco conto ma comunque il simbolo di un metodo di “lavoro”.
Un evento scaraventato nel parcheggio di un centro commerciale perché il Comune non ha saputo (o voluto) trovare le sinergie e le collaborazioni adatte a organizzarlo in centro.
Un centro, e su questo bisogna essere chiari, che ormai non può più essere definito né malato né moribondo: il centro storico di Viterbo è un morto che non cammina.
Hanno ragione i commercianti a urlare tutta la loro disperazione, hanno ragione i viterbesi a piangere per una scomparsa che, purtroppo, non era per nulla inevitabile.
E sì, perché il centro storico (ma sarebbe meglio dire il centro vivo) poteva diventare motore di sviluppo culturale ed economico di tutta la città. Il centro vivo come culla del commercio cittadino, come attrazione turistica, come sede naturale degli uffici pubblici, come location suggestiva di eventi culturali e artistici.
E invece è stato fatto di tutto, consciamente o inconsciamente, per ucciderlo, per soffocarlo: negli ultimi due decenni, c’è chi ha accoltellato il cuore della città.
Sono tanti gli esempi. Sono troppi.
L’ospedale vecchio abbandonato a se stesso, in pieno centro storico, a due passi da quel palazzo dei Papi che una volta ospitava la mostra dell’Antiquariato e che domani potrebbe diventare sede di un unicum mondiale: il museo dei conclavi. L’ex tribunale chiuso e mai sostituito con nulla che non fosse niente. Gli uffici pubblici, tutti decentrati come se Viterbo avesse il problema di decongestionamento di una grande città (neanche Roma ha tolto dal suo centro, ben più turistico del nostro, Camera e Senato ). Il mercato del sabato, che viene fatto sull’unico parcheggio disponibile disincentivando ancora di più chi vuole arrivare in centro.
Non solo le opere, anche le omissioni. Viterbo ha visto chiudere il suo teatro (sempre troppo poco utilizzato nonostante le ricadute economiche come spiega Alfonso Antoniozzi) e perdere tutti i suoi cinema.
E alla fine Viterbo s’è fatta addirittura rubare da Vitorchiano la possibilità di realizzare una multisala in centro, magari in una struttura di proprietà comunale come il Genio. Per non parlare, poi, della pessima rete di mezzi pubblici: si fa prima ad andare a piedi piuttosto che prendere un autobus.
C’è stato infine un allargamento artificiale del centro storico, (ad esempio via Marconi che potrebbe tranquillamente tornare ad essere un’arteria di servizio) che ha contribuito ancora di più ad allontanare il centro dalla vita quotidiana dei viterbesi.
E per queste coltellate, oggi un viterbese non ha, sostanzialmente, nessun motivo pratico per andare in centro, per vivere il suo centro. Anche il turismo (esperienziale, culturale, religioso) per crescere ha bisogno di un humus vitale che non può che arrivare dai cittadini. La regola è ferrea: gente chiama gente. E un centro svuotato non potrà mai essere attrattivo.
È così che si uccide una città. È così che si trasforma in un deserto culturale ed economico. La verità è che serve un grande piano Marshall affinché il cuore cittadino ricominci a battere.
Perché se il suo centro è vivo, l’intera città vive. Ma se il centro è morto, muore tutta Viterbo.
Filippo Rossi
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY