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Viterbo - Non vediamo che lo stupro in atto con le guerre e le ingiustizie dilaganti siano una sopraffazione della “canoscenza” sugli imperativi morali della “virtute”? - Propongo una grande manifestazione globale: tutti in marcia, in silenzio, con luci accese…

Fatti non foste a viver come bruti…

di don Gianni Carparelli
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Viterbo – Messaggio che ci viene dall’Inferno di Dante: “Considerate la vostra semenza….”. Inizia così il verso 118 del canto XXVI. Abbiamo mai considerato seriamente: chi siamo?… e nel senso di: a “chi e cosa” dobbiamo tendere per arrivarci e camminando la storia?


Don Gianni Carparelli

Don Gianni Carparelli


Premetto che questa mia non è una riflessione di colore politico, almeno nel senso che prenda parte per qualcuno contro altri in questa contingenza piena di sangue, rovine e dolore ingiusti. Purtroppo non è la prima volta e non sarà l’ultima. Tanti, forse troppi si fermano (ci fermiamo?) al: “Bruti…”. Dante ci parla di “virtute e canoscenza…” (v. 120).  Forse virtute per Ulisse voleva dire: coraggio. Con Dante non posso escludere che voglia dire: visione e coraggio etico-morale.

La collocazione dei due termini forse lo era per ragioni stilistiche, ma vorrei pensare ad altro. Se “canoscenza” è scoprire e sapere mentre “virtute” è vivere la vita amando e rispettando la vita, Dante forse (io certamente) sente che la virtù (amore e rispetto) precede la conoscenza e la colora di dignità e civiltà. Non vediamo che lo stupro in atto con le guerre e le ingiustizie dilaganti siano una sopraffazione della “canoscenza” sugli imperativi morali della “virtute”? E’ come se non fossimo capaci di camminare dentro il “castello interiore” dell’incontro e dialogo tra umanità e disegno “divino” (non lo sogniamo nei nostri desideri?) di un matrimonio mistico come quello descritto da Teresa D’Avila (nel 1577) e rivisitato da Edith Stein (1938ca).

E’ metafora, certamente, ma che descrive i cammini del sogno tutto da costruire perché lo si può costruire. Un castello, la vita umana, dove si può arrivare al matrimonio mistico e vero, di un dialogo tra umano e divino. È possibile, non quasi impossibile perché ingarbugliato nella burocrazia legale ma ingiusta, come nel Il Castello di Franz Kafka (descritto nel 1922). “Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. E’ il cammino proposto da Dante a una umanità sbandata, ancora sbandata nonostante i tanti semi di “virtute e canoscenza” sparsi in giro per il grande giardino umano.

Quando papa Francesco (posso dire che mi sembra l’unico leader che riesca a seguire il cammino cantato da Dante e non perché lo ha letto nella Divina Commedia, Inferno XXVI, ma perché lo legge nella vita del Vangelo), quando Francesco dice che sta pensando di andare in Ucraina, nonostante, ne sono certo, gli venga sconsigliato, non lo decide per condannare le persone o certe persone. Ma la guerra, ha il diritto (e dovere dal quale non si sottrae) di condannarla e soprattutto di tendere la mano a chi si trova a soffrirla mentre altri decidono sulla loro vita. Che almeno quel giorno si fermino i cieli e le armi. Perché la pace è possibile.

La guerra dovrebbe diventare impossibile. Proporrei di accompagnare questo viaggio sulle vie del calvario e poi verso la resurrezione, con una grande manifestazione globale: tutti in marcia, in silenzio, con luci accese… per far vedere al mondo che luce non si può spegnere e che la notte non può durare troppo a lungo… “e la luce fu”. Il sodalizio dei facchini potrebbe farsene progetto. Noi dobbiamo essere la luce che cammina per le strade della vita, noi: tutti e tutte. Insieme a santa Rosa.

don Gianni Carparelli


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3 aprile, 2022

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