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Politica - E' figlia della collettività, ma soprattutto del degrado sociale, delle forme di esclusione e di marginalizzazione sociale, che è anche marginalizzazione urbana

Il problema per Viterbo è la devianza…

di Francesco Mattioli
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Francesco Mattioli

Francesco Mattioli

Viterbo – Ho molto rispetto per chi si mette in gioco per la crescita della città, quindi per Giovanni Scuderi. Anche quando parla di sé in terza persona, cosa che secondo gli psicologi in genere fanno coloro che sono in cerca di una rassicurazione del sé.

Scuderi ha scritto una difesa d’ufficio delle forze dell’ordine a proposito della “insicurezza in città”; di cui a suo avviso non dovremmo soffrire, proprio grazie al loro indefesso lavoro.

Mi affianco a Scuderi nel riconoscere i meriti di polizia, carabinieri, guardia di finanza e vigili urbani (questi ultimi un po’ trascurati nel suo elenco).

Tuttavia, subito dopo sono costretto ad allontanarmi dalle sue affermazioni, e per vari motivi.

Premetto che se Scuderi si sente più vicino dei politici alla realtà locale, perché il polso dei veri problemi può averlo “solo chi sta quotidianamente fra la gente al centro della città”, credo tuttavia che un sociologo possa quanto meno competere con lui in fatto di conoscenza e di valutazione di ciò che avviene nella società viterbese.

E così, mi sento in dovere di fare amichevolmente qualche rilievo a Scuderi su talune delle sue affermazioni.

Intanto, non si parla di “insicurezza”, ma di criminalità e di devianza. E, come hanno anche asserito sia il comandate provinciale dei carabinieri che il comandante dei vigili urbani di Viterbo, il problema vero per Viterbo è quello della devianza. La devianza è figlia della collettività, ma soprattutto del degrado sociale, delle forme di esclusione e di marginalizzazione sociale, che è anche marginalizzazione urbana. E’ fenomeno diffuso in ogni città, grande e piccola, perché è figlio della complessità della odierna convivenza. Quindi, è un problema sociale. Va affrontato con una prevenzione basata sull’inclusione, sulla rigenerazione urbana, certamente anche sulla formazione educativa, e ovviamente anche sul controllo diretto del territorio e sulla videosorveglianza come mezzo di dissuasione preventiva.

Il senso di “insicurezza” invece è un comune sentire; non so se è un modo di cavalcare l’onda emotiva, certo è che l’onda esiste – Durkheim direbbe che è un “fatto sociale” – e prevale soprattutto e paradossalmente proprio laddove c’è minore devianza, perché le aspettative delle persone sono altre e bastano pochi casi per scatenare allarme sociale. Un collega di New York mi fece notare dati alla mano come il senso di insicurezza fosse più alto a Manhattan Centro che ad Harlem Est o nel Bronx…dove i crimini erano a dieci volte più frequenti: questioni di abitudine, di “callo”. Scuderi forse potrebbe leggersi il Rapporto “Viterbo città sicura e sodale” (a cura del comune di Viterbo e dell’ Università La Sapienza, 2012), dove si dimostra che i giovani viterbesi, pur confidando nelle Forze dell’Ordine, temono di frequentare certi quartieri del centro storico, soprattutto in certi giorni e in certe ore. E i giovani conoscono spesso la città meglio degli adulti.

Il problema dell’ordine pubblico, della sicurezza urbana è un problema vasto; ma è proprio la politica (Scuderi noti la P maiuscola), con le sue scelte, i suoi programmi che operano trasversalmente in tutte le componenti sistemiche della società, che deve fornire le risposte. Le forze dell’ordine sono il braccio, anzi uno dei bracci, assieme alla scuola, al terzo settore, all’economia, alla cultura, all’urbanistica con i quali le istituzioni politiche, cioè la Politica (noti sempre la P maiuscola…) deve governare democraticamente gli equilibri della società. E nel nostro caso, quelli di Viterbo.

Buon lavoro.

Francesco Mattioli


 – Scuderi: “Solo chi cavalca l’onda emotiva dell’insicurezza in città, non si è accorto degli sforzi delle forze dell’ordine…”


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5 aprile, 2022

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