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Viterbo - Azione legale per riavere indietro i soldi delle apparecchiature installate da bar e ristoranti

Arsenico, ai risarcimenti ci pensa FondAzione

di Giuseppe Ferlicca
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Luigi Padovan Francesco Oddo e Giuseppina Germani

Luigi Padovan Francesco Oddo e Giuseppina Germani

Francesco Oddo

Francesco Oddo

Luigi Padovan

Luigi Padovan

Giuseppina Germani

Giuseppina Germani

– FondAzione emerge dalle acque. Purtroppo con l’arsenico.

L’associazione presieduta da Francesco Oddo e “ispirata” dall’assessore provinciale Gianmaria Santucci (Udc) esce allo scoperto.

Le elezioni comunali sono ormai alle porte, ma guai a parlare di politica. Di questi tempi, molto meglio l’arsenico.

“E’ un modo – ci tiene a precisare il presidente Oddo – per stare sul territorio, è un problema di grossa attualità, FondAzione non fa politica”.

Acqua in bocca e rubinetti aperti su un problema che interessa migliaia di viterbesi e molti esercenti, bar, pizzerie e ristoranti. E’ a questi ultimi che l’iniziativa si rivolge, con l’aiuto dell’avvocato Luigi Padovan.

“Chi ha un’attività in zone in cui i valori sono oltre i limiti previsti – spiega Oddo – deve sostenere costi che vanno da millecinquecento euro a somme a doppia cifra per dotarsi di macchinari adeguati a riportare tutto entro la norma e poi si vede comunque recapitare la bolletta a prezzo pieno”.

Da qui la proposta di un’azione per riavere indietro i soldi spesi dagli esercenti. Con il sostegno dell’avvocato Luigi Padovan.

“L’ordinanza sulla non potabilità è soltanto la punta di un iceberg d’omissioni – spiega Padovan – Stato, Regione, enti locali sono stati inerti, compresi comune e provincia attraverso l’Ato1, ma anche il gestore (Talete) è responsabile.

Così gli esercenti per non incappare in sanzioni hanno dovuto installare a loro spese i dearsenificatori, per i quali vogliamo chiedere il risarcimento del costo sostenuto, causato dall’inadempienza”.

Un’azione legale presso il giudice di pace di Viterbo. Per aderire, bisogna rivolgersi a FondAzione anche tramite internet, Twitter o Facebook. Qualcuno lo ha già fatto.

“Dieci mesi fa – Giuseppina Germani, titolare di un ristorante – ho rilevato un’attività, ma non potevo aprire. La Asl non rilasciava il permesso, quindi ho dovuto spendere millecinquecento euro per il dearsenificatore, ma allo stesso tempo mi è stata recapitata una bolletta da seicento euro, anche se l’acqua non è buona”.

Giuseppe Ferlicca


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13 marzo, 2013

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