Viterbo – (p.c.) – Mancano soltanto due giorni alla presentazione del libro “Ciliegie e catrame. Gente di Faul. L’Officina del Gas di Viterbo, il Mattatoio comunale, il Facocchio, la Fabbrica di mattonelle e il Vivaio del Consorzio agrario provinciale a Viterbo” che verrà presentato mercoledì prossimo nell’ambito della manifestazione “Pirati della bellezza, festival della parola e del pensiero” ideata dal direttore di Tusciaweb Carlo Galeotti.
Viterbo – Interno del nuovo “Centro Culturale di Valle Faul”, della Fondazione Carivit, nella sede dell’ex mattatoio comunale, anno 2022
Tra le tante cose contenute all’interno di quest’opera anche la storia del mattatoio di via Faul che inizia a materializzarsi alla metà del XIX secolo per durare fino al 28 agosto 1985 quando Paolo Moneti, titolare della Società Matravit s.n.c., addetta ai servizi di mattazione, pulizia e piccola manutenzione, chiude definitivamente le sue porte per riconsegnare la chiave al capo ripartizione al patrimonio del comune di Viterbo. Il nuovo mattatoio comunale era stato costruito in località “Ferento” e nell’intera valle Faul scendeva il “silenzio produttivo” e non solo.
Nel secolo scorso Giovanni Moneti è stato il capostipite di una numerosa famiglia che è restata per molti anni il punto di riferimento per la lavorazione e il commercio delle carni. Giovanni lavora con il custode Calisto Ciprini che con la moglie Elvira e le figlie Giovanna e Graziella vive in una casa adiacente al mattatoio. A Giovanni Moneti, poi, subentrerà il figlio Marcello che lascerà poi il posto a suo nipote Paolo, figlio di Ezio, fino alla chiusura dello stabilimento.
Viterbo – Primi anni ’80 – Gruppo di addetti alla macellazione nello stabilimento di Via Faul
Il mattatoio di via Faul è stato un luogo di lavoro dove gli operai, oltre a chiamarsi per nome e per cognome, si riconoscevano spesso anche per soprannome: Gajardino, Cocemenovo, Bambi, Ciccillo, Bistecca, il Canaro e cosi via.
Dal 2014 la Fondazione Carivit, utilizzando una parte dell’ex mattatoio, ha realizzato il “Centro Culturale di Valle Faul” dove le sue diverse aree funzionali sono concesse a terzi per lo svolgimento di attività e manifestazioni di elevato contenuto culturale, scientifico, economico, sociale e didattico senza fini di lucro. Attività che si svolgono, in particolare, all’interno del bellissimo auditorium e nell’area esterna provvista di anfiteatro.
Viterbo – Fine anni ’80 – Gruppo di addetti alla macellazione nel nuovo stabilimento sito in località Ferento
Incoraggianti per i due autori del libro, Barbara Bastianini e Silvio Cappelli, le parole del dottor Marco Lazzari presidente della Fondazione Carivit: “Si tratta, dunque, di un volume storico ed allo stesso tempo anche antropologico la cui destinazione non può che essere la crescita del patrimonio culturale dell’intera collettività”.
Appuntamento, dunque, all’incontro che si terrà mercoledì prossimo 13 aprile alle 17,30 presso la sede di Unindustria sita in Via Faul n. 17.
Sarà presente anche il chiarissimo docente universitario Piero Innocenti.
“Ciliegie e catrame” è un’opera di oltre 350 pagine, formato grande, con circa 200 foto, in bianco e nero e a colori per la maggior parte inedite, oltre 450 note a piè di pagina, a fronte di migliaia di documenti consultati, con molti riferimenti a supporto della narrazione su base personale e di interviste a persone che nella valle ci hanno vissuto e ci hanno lavorato.
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