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L'irriverente - Dopo quasi duemila Pasque cristiane, il sistema primitivo della guerra è ancora vigente e sta al centro della vicenda dell’umanità di cui oggi siamo parte noi

Buona e consapevole Pasqua

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Dopo quasi duemila Pasque cristiane, il sistema primitivo della guerra è ancora vigente e sta al centro della vicenda dell’umanità di cui oggi siamo parte noi. Niente di nuovo, dunque, sotto il sole, perché anch’esso è il medesimo, come gli uomini e le donne che riscalda, quando e dove gli va.

Né più e né meno dei tempi in cui Romolo uccideva Remo per una questione di confini, Alessandro Magno aggrediva e sottometteva i persiani, come poi faranno altri, da Giulio Cesare a Hitler; agli ebrei riusciva di trovare una striscia di terra da occupare sol perché avevano alleato il dio non della pace ma degli eserciti.

Anche negli ultimi venti secoli, sono stati più i tempi di guerra che quelli di pace. Aggressori ed aggrediti dovunque e sempre, per smania di potere, supremazia nei commerci, possesso di materie prime. Di recente il carbone e l’acciaio per i quali fu messa a ferro e fuoco l’Europa con gli incendiari accorsi da tutto il pianeta. Oggi il gas, il petrolio, le terre rare, perfino il grano.

Nonostante l’illusione e la disillusione dei nostri anni. Cortei, canzoni, libri, encicliche e carte costituzionali, marce e sit in per ripudiare la guerra, mentre si combatteva in modalità spezzettata, ma non per questo meno mondiale. Nobili, all’apparenza, le giustificazioni di chi provocava e armava gli eserciti. Un bel po’ di morti, feriti, profughi, distruzioni per difendere minoranze che poi restavano oppresse da altri despoti, cacciare dittatori sostituiti da peggiori, oliando però borse e finanza per far soldi prima con l’industria bellica e poi con la ricostruzione di quanto distrutto. E gli ideali, la democrazia da esportare? Bloccati alle dogane.

Ci fu prima il Vietnam, poi, per dirne alcune, due guerre del Golfo (quasi duecentomila morti di cui 32.195 bambini nella prima e settecentomila nella seconda), due in Afghanistan, una in Iraq e Libia, Cecenia, Kossovo, Yemen, Myammar, Siria, Birmania, Etiopia, Nigeria, Congo, dovunque la terra è più ricca e le popolazioni più povere. Ne hanno contati una sessantina di conflitti e la metà tuttora in corso. Per essi nessuna colletta d’armi, niente programmi televisivi a tema fisso, nessuna diretta con i parlamenti del mondo e l’ONU cieco e sordo.

Non per lontananza geografica, perché l’Ucraina è, comunque, ad almeno duemila chilometri da noi, mentre Belgrado e la Serbia stanno sono a seicento dai nostri confini. Anche qui, morti, stragi, “sangue tra i banchi di Sarajevo” e non solo, ma gli aggressori eravamo noi, difensori/liberatori(?) andati in soccorso della comunità albanese, come oggi i Russi in Donetsk.

Sarà pure, come diceva il poeta Eugenio Montale, che la storia non è maestra di vita, ma a ben vedere la memoria di quel che è successo una spiegazione a quel che succede può darla. Magari cominciando dall’inizio, dal giorno in cui Caino l’agricoltore risolse una questione col pastore Abele uccidendolo. Erano gli anni di Adamo ed Eva e i terrestri pensarono bene di tenersi sempre pronti a combattere i propri simili: se vuoi la pace, preparati a fare la guerra. A riprova: chi avrebbe mai pensato che dopo la bomba atomica su Hiroshima e tanti inni alla pace si arrivasse all’odierno rischio non ipotetico di una nuova guerra mondiale e nucleare? Eppure….

A Pasqua, in piazza San Pietro ancora maledizione della follia della guerra e pensiero sofferto ai soldati, ai civili, ai bambini uccisi. Intanto, per dove si combatte, viaggeranno convogli carichi di armi lungo i binari segnati dalla storia e noi ci commuoveremo della nostra commozione, augurandoci buona Pasqua.

La quale è pur sempre la memoria di una grande ingiustizia e del solito preferire, da parte dell’uomo, un ladrone qualsiasi come Barabba e dare ai boia l’alibi per l’assassinio.

Allora, buona Pasqua sì, ma consapevole.

Renzo Trappolini


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16 aprile, 2022

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