![]() Andrea De Simone |
– La ricetta per liberare le potenzialità delle piccole imprese esiste ed è fatta di una serie di passi da compiere con quel rigore e quella scientificità che il Paese dovrebbe adottare come principi guida.
Parola di Pier Carlo Padoan, vicesegretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), intervenuto il 4 marzo alla riunione dei vertici del sistema associativo Confartigianato.
Troppa burocrazia, troppo fisco, corruzione e, soprattutto, mancata attuazione delle riforme: questi i mali strutturali italiani, che possono essere superati solo con lo sforzo combinato di tutti i livelli amministrativi e governativi del Paese.
Si può dunque uscire dalla crisi, ma solo a patto che non si buttino a mare gli sforzi compiuti finora. Il rigore montiano, che ha preso e preteso molto, troppo, dalla piccola e media impresa italiana, ora deve essere sostituito da un Governo caratterizzato da una struttura ben definita e plasmata su un programma d’interventi mirati al recupero economico. Lo stallo della politica italiana non fa che acuire quei mali, incancrenendo situazioni ormai al limite.
“Ricostruzione – spiega Andrea De Simone, segretario di Confartigianato Imprese Viterbo – può voler dire anche abbattimento dei confini territoriali in direzione di frontiere relativamente sconosciute per i nostri imprenditori. Le nostre eccellenze devono guardare a quei grandi paesi emergenti, dove possono soddisfare efficacemente la domanda di beni di qualità”.
Non solo, tra le strategie prioritarie per tornare a crescere imperano la riduzione della pressione fiscale, la compensazione dei debiti-crediti della pubblica amministrazione, una politica che favorisca l’ingresso dei giovani nel mercato e di incentivi alle imprese.
Nuovi mercati, sostegno alla crescita e alla competitività e veloce recupero degli storici ritardi che bloccano le potenzialità del nostro sistema economico: secondo il capo economista Padoan questi sono elementi indispensabili per l’uscita dell’Italia dalla crisi.
Non solo, i problemi del Paese, sui quali ora pesano le incertezze politiche del dopo-elezioni, si chiamano burocrazia, costo del lavoro, corruzione, fisco e lentezza amministrativa. Questi nodi non possono essere sciolti con tentativi validi solo sulla carta. È fondamentale, in questo preciso momento storico, economico e politico, abbattere i vincoli che imprigionano le potenzialità delle piccole imprese, bloccandone lo sviluppo.
Uno dei nostri limiti più gravi e più radicati è la mancata attuazione delle leggi; il problema, quindi, non è tanto come vengono disegnate le norme, ma la loro corretta applicazione. «Bisogna fare delle buone leggi per i mercati del lavoro, per i mercati dei prodotti e contro la corruzione – ha sottolineato Padoan –; soprattutto, bisogna implementarle».
Per rilanciare lo sviluppo delle piccole imprese è imperativo snellire le procedure, rendere il sistema della giustizia amministrativa più efficiente e combattere la corruzione.
«Il richiamo a una sempre minore burocratizzazione del sistema imprenditoriale – sottolinea De Simone – non è nuovo del nostro ambiente ma purtroppo è sempre rimasto per lo più inascoltato. Oltre a quelli che sono i rimedi “classici” è bene che le nostre imprese volgano lo sguardo verso i grandi mercati oltre i confini. Per poterlo fare è indubbio che hanno bisogno di ferme regole e sostegno da parte dello Stato». Un’infrastruttura normativa, dunque, che faciliti la reazione agli stimoli del mercato internazionale e, ovviamente, la volontà di sdoganare la classica concezione dell’impresa.
Per muoversi nei grandi mercati bisogna affrontare il problema delle dimensioni: spesso, infatti, la dimensione troppo piccola di un’impresa rappresenta un freno alla sua profittabilità. Invece di puntare su un dispendioso aumento strutturale individuale, le piccole e medie imprese possono ovviare al problema consorziandosi. «Una realtà tutta da esplorare – ha concluso Padoan – è quella delle cosiddette “catene del valore” (monello economico teorizzato da Michael Porter nel 1985, ndr): cioè non è la singola impresa che vende nel singolo mercato, ma si inserisce nelle grandi catene del valore, dove la possibilità di produrre valore è moltiplicata. È necessario studiare questa nuova realtà per capire come riuscire ad inserirsi nel meccanismo».
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