Viterbo – La “guerra dei tre porcellini” la vince il comune. Respinto dal tribunale di Roma il ricorso presentato dall’Acas, associazione culturale promotrice di Sant’Angelo paese delle fiabe, in cui chiedeva l’annullamento di una delibera di giunta comunale del luglio 2021 con cui si affidava in modo diretto la realizzazione di un murale della nota favola dei tre porcellini.
Affidamento da 10mila euro. “In quanto nulla – le motivazioni del ricorrente riportate in sentenza – perché discriminatoria e lesiva dei diritti costituzionali della ricorrente (Acas), invocando, quindi, al giudice d’inibire alla controparte l’esecuzione dell’opera, oppure, se già eseguita, di ordinarne la cancellazione”.
Quell’opera, in realtà, non è mai stata realizzata, o meglio, è stata la stessa associazione a riprodurla in una delle abitazioni del borgo. E non l’artista cui il comune intendeva affidarla.
Acas aveva prospettato una violazione del diritto d’autore, essendo l’associazione, promotrice dei dipinti a tema fiabe. Fortunata iniziativa per Sant’Angelo, portata avanti in modo autonomo e come riportato nel ricorso, non avendo un gran sostegno da palazzo dei Priori. Anzi.
Fino ad arrivare alla goccia che ha fatto traboccare il vaso. Uno stanziamento da 10mila euro a un’artista di Orvieto per la realizzazione dell’opera. Con il comune nella parte del cattivo, nella narrazione di Acas, che dal 2016 ha dato avvio alla trasformazione del borgo in Paese delle fiabe, arrivando a oltre 50 opere.
“Dal 2020 – si legge nella sentenza – era stato intrapreso da parte del presidente dell’associazione ricorrente l’iter burocratico per la protezione di tutte le opere realizzate a Sant’Angelo, facenti parte del circolo dei murales e delle installazioni, che erano state annotate nel registro pubblico generale delle opere protette”.
E nello stesso tempo: “Era stato approvato, nelle more del procedimento, il riconoscimento all’organicità e all’unicità di tutto il progetto ed era stato registrato presso l’Ufficio Marchi e Brevetti del Mise il marchio di Sant’Angelo “Il Paese delle Fiabe”. Il 9/5/2019 il comune di Viterbo aveva concesso il patrocinio non oneroso al progetto di Sant’Angelo riconoscendone, il valore etico, pubblico, culturale e sociale”.
Sempre l’associazione, nel ricorso faceva riferimento a ostacoli, furti, intimidazioni. “Secondo la prospettazione della ricorrente, sarebbero stati subiti dal presidente e dal vicepresidente dell’associazione – scrivono i giudici – non sono in alcun modo rilevanti ai fini dell’invocata tutela cautelare, sia in quanto ne risultano ignoti autori, sia perché hanno rilevanza penale o risarcitoria, ma non nell’ambito della tutela del diritto d’autore”.
Secondo i giudici, la delibera che concedeva 10mila euro per il murale dei 3 porcellini: “È un provvedimento rientrante nella discrezionalità dell’amministrazione comunale, il cui sindacato è generalmente sottratto al giudice ordinario, eccetto che nell’ipotesi residuale di disapplicazione per illegittimità dell’atto amministrativo”.
Così come secondo il tribunale di Roma, non c’è stata violazione del diritto d’autore rispetto al progetto Sant’Angelo paese delle fiabe e relative opere: “Non essendo sufficiente l’avere l’opera affidata a terzi dal comune di Viterbo a oggetto una fiaba, trattandosi di un genere letterario sulla cui rappresentazione la ricorrente non può certamente rivendicare un diritto di esclusiva al fine di impedire al comune di Viterbo di realizzare opere figurative che le rappresentano – diverse da quelle facenti parte del progetto attoreo – nell’ambito del territorio comunale di sua competenza.
Con il patrocinio riconosciuto dal resistente al progetto “S. Angelo Paese delle Fiabe” non può ritenersi che il comune di Viterbo si sia spogliata del potere d’intervenire per realizzare nel borgo, opere d’interesse pubblico, come la realizzazione di murales sugli edifici al fine di contribuire al rilancio culturale e turistico dell’area”.
Per questo il tribunale di Roma rigetta il ricorso e: “Condanna Acas a rifondere alla controparte le spese processuali, che liquida in 3500 euro, oltre al rimborso delle spese generali e agli accessori di legge”. Quello dei giudici romani è il secondo pronunciamento, dopo che il tribunale di Viterbo aveva respinto la richiesta, dichiarandosi non competente a decidere. Stavolta il finale c’è. Non per tutti lieto.
Giuseppe Ferlicca
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