Viterbo – “A Viterbo, quando sei di colore, ti guardano male e pensano sempre che non lavori”. Demix Ndoye è il presidente dell’associazione senegalese. La vicenda cui si riferisce è l’aggressione ai danni di Khadime Niang, detto Bamba, che sarebbe stato preso a calci e a pugni da un gruppo di ventenni al grido di “negro del cazzo” giovedì scorso, in pieno giorno, davanti a tutti e in pieno centro cittadino, a ridosso del Sacrario. Città dei papi. Un’aggressione che l’avvocato di Khadime Niang, Carlo Mezzetti, ha definito “squadrista e razzista”.
Viterbo – La polizia al Sacrario
Presidente Ndoye che idea s’è fatto dell’aggressione subita da Khadime Niang?
“E’ successa una cosa bruttissima. Una violenza. Bamba è una bravissima persona, lavora ed è conosciuto da tutti. Non è stato lui a sbagliare. Lui è stato aggredito. E l’idea è che si sia trattato di un’aggressione contro un immigrato…”
Secondo l’avvocato di Khadime Niang si sarebbe trattato di un’aggressione “razzista”. Secondo lei?
“Sì, penso proprio di sì. Anzi, ne sono sicuro. Non si può aggredire una persona perché il figlio che fa le scuole elementari per sbaglio ha dato una pallonata a un ventenne. Vuol dire che c’è dell’altro”.
Ci sono stati a Viterbo episodi di razzismo di cui lei è a conoscenza?
“Ad esempio, anche l’altro giorno un mio amico mi faceva notare che a Viterbo, quando sei di colore, ti guardano male e pensano sempre che non lavori. Invece noi lavoriamo tutti. Se infatti uno si svegliasse alle 5 o alle 6 della mattina ci incontrerebbe tutti. Tutti che andiamo a lavorare. C’è chi va in campagna a fare il bracciante e c’è chi va a Roma a fare l’operaio. Lavoriamo dalla mattina alla sera. Ed è giusto che quando abbiamo un giorno libero ognuno di noi possa trascorrerlo serenamente”.
Che cosa intende fare l’associazione senegalese?
“Ancora non lo sappiamo. Ci dobbiamo vedere a breve per decidere. Sempre con la massima fiducia nei confronti della magistratura e delle forze dell’ordine che stanno indagando. Chiediamo tuttavia giustizia”.
Spesso la questione della sicurezza urbana viene associata alla presenza degli “stranieri”. Quale è il suo punto di vista?
“Penso che la questione della sicurezza sia una questione legata a chi commette un crimine, indipendentemente dal colore della pelle. E penso anche che aggredire una persona in gruppo sia una cosa brutta. E anche vigliacca”.
Daniele Camilli
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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