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Viterbo - Provincia - Il presidente Romoli sulla situazione della società idrica - Approvata la modifica allo statuto societario

“Il 40% a privati, altrimenti se Talete fallisce se la prendono con due soldi”

di Giuseppe Ferlicca
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Alessandro Romoli

Alessandro Romoli

Viterbo – “Il 40% di Talete a privati, se fallisce se la prendono tutta con due soldi”. Alessandro Romoli, sulla società idrica non ci gira troppo intorno.

In provincia passa con 8 sì e 3 voti contrari, la modifica allo statuto societario. Primo passaggio per far arrivare fondi, dopo che per anni, soluzioni alternative sono evaporate, una dietro l’altra.

“Sono dieci anni che diciamo le stesse cose – spiega Romoli – il finanziamento Arera da 22 milioni mai visto, il sostegno dalle banche, zero. Cosa rimane? I soci, ovvero i comuni, che ricapitalizzano? Impossibile. Ecco perché il nostro non è un atto di coraggio, ma un dovere”.

Viceversa: “I libri in tribunale, così il privato arriva e compra Talete con due soldi”. La maggioranza del capitale, al termine dell’operazione rimarrà in mano pubblica per il 60%, mentre il 40% sarà ceduto. Sempre che si trovi un socio disposto a metterci soldi. “La modifica dello statuto è propedeutica alla gara”.

Dall’opposizione, Fabio Valentini (Per i beni comuni) e Antonio Porri (Tuscia Tricolore) hanno detto no. Non convincendo: “Soluzioni non ce ne sono – sottolinea Romoli – non è tempo di portare avanti finte battaglie per l’acqua pubblica, quando rischia di diventare totalmente privata. Non dimentichiamoci che a rischiare è pure il personale, i lavoratori addetti al servizio idrico, se continuiamo a perdere tempo”.

Valentini teme che il privato al 40% determinerebbe logiche di mercato su un bene pubblico, mentre Porri guarda avanti: “Oggi Talete resterebbe in maggioranza pubblica, ma col tempo nulla esclude che la presenza dei privati possa aumentare oltre il 40%”. Mentre per Francesco Ciarlanti (Azzurri per la Tuscia) è prioritario rimettere in carreggiata Talete: “Se salta, gli effetti sarebbero devastanti, a cominciare dal personale, per un servizio che io reputo efficiente. Parlo per il mio paese”.

Stanco del tira e molla della politica su Talete, è il vicepresidente Pietro Nocchi (Pd). “Siamo in una fase dolorosa ma necessaria, visto che finanziamenti in altre forme sono impossibili”. Maurizio Palozzi (Pd) va sul concreto: “La modifica allo statuto permette a Talete di ricercare privati disposti a investire. Se ci sono.

La società idrica è stata voluta e votata da tutti i sindaci nel 2003, ma poi non tutti sono entrati. Trenta non hanno rispettato quello che avevano deciso e che avrebbero dovuto fare. Siamo arrivati a questo punto perché i costi di gestione non è stato possibile ammortizzarli, visto che su 60, diversi non hanno ceduto il servizio.

Per 20 anni Talete è stata malata, dal momento che qualcuno, anziché svolgere il ruolo di sindaco di un comune ha fatto il tribuno. Oggi la società non ha debiti, ma non può investire”.

Siamo a un bivio: “Come si dice, o mangi la minestra o salti la finestra. Altrimenti, le ripercussioni saranno pesanti, non solo per i comuni che hanno ceduto il servizio, ma anche per gli altri, che hanno quote”.

Per quelli che ancora non hanno passato il servizio idrico, dopo le ultime decisioni da parte dei giudici: “Dovevano produrre atti entro il 20 maggio – fa notare Romoli – altrimenti scatteranno i commissariamenti”. Ultimo atto di una battaglia che si è combattuta nei tribunali.

“Bisogna capire – insiste Romoli – che Talete non ha leve per ottenere finanziamenti. Basti solo pensare che l’anello Cobalb al lago di Bolsena ha un peso annuo pari a due milioni di euro e a fronte d’entrate, derivanti dalle tariffe, pari a 200/300mila euro”.

Prospettive potrebbero arrivare dai fondi del Pnrr. Resta il solito problema: “Solo se si sarà chiuso l’iter per la consegna del servizio al gestore unico”. O tutti i comuni in Talete o pure i soldi dall’Europa rischiano di volare via.

Giuseppe Ferlicca


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31 maggio, 2022

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