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Politica - Antonio Rizzello commenta le dichiarazioni del presidente della provincia: "Com'è possibile che siamo arrivati a questo punto, nonostante i continui aumenti delle tariffe?"

“Romoli spieghi cos’è successo alla Talete e perché rischia il fallimento”

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Viterbo - Antonio Rizzello

Viterbo – Antonio Rizzello

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ho letto e riletto le dichiarazioni del presidente della provincia sulla Talete e sulla esigenza di far entrare un socio privato al 40%.

Io personalmente non ho mai avuto preclusioni di principio sulla partecipazione dei privati. Ho sempre ritenuto che un servizio essenziale, come l’acqua, debba funzionare bene, per tutti e ai costi più contenuti possibile, a prescindere dal modello di gestione del servizio medesimo. 

Parimenti, però, mi sento di dover esprimere alcune considerazioni di forma e di sostanza.

Caro presidente, lei, con una sinteticità allarmante, parla di prossimo fallimento della Talete e di urgenza di ingresso dei privati, per evitare addirittura un acquisto a prezzi stracciati. Non ho dubbi sulla veridicità di quanto afferma, ma cortesemente, il ruolo che occupa le impone di fornire qualche spiegazione in più.

Come lei ben sa, negli ultimi 15 anni le tariffe Talete sono aumentate di oltre il 150%, e nonostante questo siamo a un passo dal fallimento. Quali ragioni hanno prodotto questa condizione di default economico a fronte di cittadini che hanno continuato a pagare sempre di più, con indiscutibili sacrifici anche a fronte del periodo storico di crisi che stiamo attraversando, per un servizio sostanzialmente invariato? 

Negli ultimi anni è stato spiegato a noi cittadini che gli aumenti di tariffa continui servivano a salvare la natura pubblica della gestione. Chi ha sbagliato, presidente, nel compiere queste valutazioni? Chi restituirà ai cittadini le somme pagate in più, visto che il risultato finale è comunque l’ingresso dei privati o il rischio di prossimo fallimento? 

Caro presidente, apprezzo il coraggio delle scelte, ma il ruolo che riveste non si esaurisce unicamente con lo scegliere, ma anche doverosamente con lo spiegare cosa è accaduto negli anni scorsi assumendo il coraggio anche di prendere, con trasparenza, posizione rispetto a chi ha sbagliato o a chi ha gestito in modo antieconomico un servizio così essenziale, eventualmente prendendo i provvedimenti conseguenti di contestazione dell’operato di chi ha svolto ruoli dirigenziali della società.

Ricordo a me stesso, lei sicuramente ha cognizione più approfondita della mia, che per anni ci è stato spiegato che uno dei motivi di difficoltà di gestione era la presenza di comuni che non avevano aderito spontaneamente alla Talete, producendo un vulnus economico tra gestione e costi.
Gentilmente, presidente, può spiegare allora che senso ha, oggi, parlare d’ingresso del privato proprio nel momento in cui si sta procedendo all’ingresso coattivo di tali comuni in Talete (giusta sentenza del Consiglio di stato)? Questi comuni, peraltro, in che società entreranno: pubblica, privata o mista?

Un’ultima considerazione. Caro presidente, sinceramente le sembra istituzionalmente corretto assumere una decisione così rilevante come l’ingresso del privato nella compagine sociale, mentre il comune capoluogo (e non solo), socio di maggioranza relativa, sta andando al voto e quindi è privo di una linea politico/amministrativa decisa e votata dai cittadini? 

Se riflette un attimo capirà che non è una questione di forma, ma di sostanza poiché il principio di gestione pubblica della Talete, voluto da tutti oltre 20 anni fa, si fonda sul principio per cui i soci sono i sindaci democraticamente eletti dalle proprie comunità così da consentire, in via delegata, la partecipazione alle decisioni dei cittadini. Se lei contravviene a tale principio compie un atto che, con tutto il rispetto, è ben più grave sia dell’ingresso del privato sia del futuribile fallimento: lei compie una frattura tra rappresentante (i sindaci) e rappresentati (i cittadini), di fatto dando vita a una società i cui soci diverrebbero i sindaci, non più a nome delle loro comunità, ma in proprio, il che è esattamente il contrario della natura di gestione pubblica (nell’accezione di gestione di tutti e per tutti) voluta e prevista per la Talete. 

Sono certo che la sua sensibilità istituzionale le consentirà di costruire un percorso di rinnovamento della Talete partecipato, trasparente e con i tempi istituzionalmente corretti. 

Antonio Rizzello


– Romoli: “Il 40% a privati, altrimenti se Talete fallisce se la prendono con due soldi”


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3 giugno, 2022

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