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Viterbo - Lo rileva uno studio di Confartigianato - Il segretario De Simone: "La riforma Fornero ha avuto un impatto devastante su tutti i livelli dell’economia italiana"

“In sei mesi occupazione a -1,3%”

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Il segretario di Confartigianato Andrea De Simone

Il segretario di Confartigianato Andrea De Simone

Riceviamo e pubblichiamo – Nel secondo semestre 2012 l’occupazione in Italia ha subito un crollo senza precedenti: questo è quanto emerge dallo studio realizzato dall’istituto Ispo per Confartigianato con un sondaggio realizzato tra l’8 e il 12 marzo su un campione di iscritti.

È cresciuta la disoccupazione che nel luglio 2012, mese in cui è entrata in vigore la riforma del mercato del lavoro (legge 192/2012) firmata dal ministro Fornero, era al 10,6% mentre nel gennaio 2013 ha raggiunto l’11,7%: il numero dei disoccupati è aumentato di 268.000 unità, con il tasso di disoccupazione salito dell’1,1%, più del doppio rispetto al +0,5% dei paesi dell’Eurozona.

Tra i dati più allarmanti c’è quello sull’occupazione che, con un calo dell’1,3%, registra 1641 occupati in meno al giorno: il valore più basso degli ultimi nove anni. La precarietà è rimasta quel che era ma è sempre meno presente il contratto atipico per sfuggire alla disoccupazione.

Le assunzioni a tempo intermittente (il cosiddetto Job on Call, contratto a chiamata) e i contratti di lavoro a tempo parasubordinato hanno fatto registrare complessivamente un calo del 24,4% rispetto al secondo semestre 2011. Nello stesso periodo in diminuzione anche le assunzioni di lavoratori dipendenti con un -4,4%.

Sorte analoga anche per gli apprendisti che a fine 2012 fanno registrare una diminuzione del 6,5% rispetto all’anno precedente, seguiti dai lavoratori in proprio senza dipendenti, diminuiti del 3,2% nel corso dell’ultimo anno, e dai collaboratori, in flessione del 4,8%.

I dati parlano chiaramente e ogni commento appare quasi superfluo. Le attese su una riforma in grado di rilanciare l’occupazione sono andate completamente deluse: la legge non è riuscita a tamponare l’emorragia di posti di lavoro.

L’effetto Fornero, unito alla recessione più grave e più lunga del dopoguerra, delinea un panorama occupazionale italiano disastroso e a farne duramente le spese, nuovamente, sono i giovani e la piccola e media impresa. Le piccole imprese analizzate a campione dallo studio di Confartigianato hanno infatti bocciato la riforma del lavoro. Per il 65% degli intervistati, pari a 947.831 aziende, la riforma ha avuto effetti negativi sull’occupazione e dunque sulla crescita economica del Paese.

“I nostri dubbi sulla legge – spiega Andrea De Simone, segretario di Confartigianato Imprese di Viterbo – purtroppo sono stati confermati. La riforma della disciplina sul mercato del lavoro si è dimostrata estremamente dannosa e, anche in questa materia, occorrono interventi di emergenza. È auspicabile un programma di offerta di opportunità di lavoro volto ad incentivare chi assume dipendenti e a favorire l’apprendistato”.

Cala l’occupazione, ma cresce il costo del lavoro e la tassazione dei salari va alle stelle. Secondo quanto rilevato da Confartigianato nel decennio che va dal terzo trimestre 2002 al terzo trimestre 2012 il costo del lavoro per unità di prodotto è aumentato del 24,8%, cioè 7,8 punti in più rispetto all’aumento del 17% registrato nell’Eurozona. Il cuneo fiscale sul costo del lavoro supera di circa 12,3 punti la media rilevata nei Paesi dell’Osce.

“Sono dati che sconfortano – sottolinea il segretario provinciale di Confartigianato -. La riforma Fornero ha avuto un impatto devastante a tutti i livelli dell’economia italiana: le conseguenze di questa legge pesano sulle scelte dei piccoli imprenditori che vedono sempre più frenate le potenzialità occupazionali delle loro imprese”.

Crisi strutturale e costi fiscali sul lavoro troppo alti imbrigliano il mondo imprenditoriale, soprattutto quello degli imprenditori che vanno dai 35 ai 44 anni, soffocandone ogni potenzialità e facilitando l’aumento del lavoro sommerso. “Non sono certo queste le condizioni utili alla ripresa – puntualizza De Simone -; con queste basi il Paese non può sperare di uscire dalla crisi.

Fintanto che non si creerà un terreno fertile per il lavoro, continuerà a proliferare il mercato irregolare e le imprese chiuderanno i battenti. In una regressione acuta come la nostra si sarebbe dovuto puntare sulla semplificazione delle norme sul lavoro, sull’alleggerimento della burocrazia, sull’abbattimento dei costi e sull’incentivazione all’assunzione. Purtroppo riscontriamo che ci si è adoperati in direzione opposta”.

Confartigianato Viterbo


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26 marzo, 2013

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