Viterbo – “L’estetica è una parte fondamentale del fascismo”. “Benito Mussolini ama molto i bambini”, di Carlo Galeotti con la collaborazione di Maria Laura Ognibene, Galeotti editore. Il secondo libro della casa editrice nata poco più di un anno fa. Il direttore di Tusciaweb parte dalla pubblicazione di un testo delle scuole elementari. Non uno qualunque, ma il libro unificato. Il primo del regime, il primo in Italia. Un testo che, assieme ad altri aspetti ed elementi di un sistema totalitario durato vent’anni, ha contribuito alla costruzione di una generazione intrinsecamente fascista. L’italiano nuovo, come veniva chiamato.
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A partire dalle elementari per poi proseguire con la riforma Gentile in tutti gli altri cicli scolastici. Fin dentro l’università. Facendo della scuola stessa un’infrastruttura funzionale al regime e alla necessità di formare un’intera generazione. In vista del consenso prima e della guerra poi. Un libro che racconta l’estetica fascista, a lungo sottovalutata dagli storici, mettendo anche un punto importante, punto d’arrivo e di partenza, a tutto un percorso che ha caratterizzato negli anni il lavoro di Galeotti come ricercatore. Un lavoro che parla di libertà cercando le radici, storiche, e per quanto riguarda l’Italia anche antropologiche, di tutto ciò che la impedisce e ostacola. Ma al tempo stesso la contiene. Da “Mussolini ha sempre ragione” fino a “Benito Mussolini ama molto i bambini”, passando per don Milani. Come se la libertà fosse di suo una forza inarrestabile che, come un fiume carsico, attraversa anche totalitarismi e autoritarismi, nella misura in cui, anch’essi, non possono fare a meno dell’intelligenza di uomini e donne che poi con la loro ricerca contribuiscono ad alimentare il fiume della libertà.
Centro propulsore del progetto di stato totalitario fascista, secondo Galeotti, è il corpo mistico e materiale del Duce. “Il corpo del Duce, il volto del Duce – spiega Galeotti nell’introduzione teorica che apre al libro – è al centro dello stato, è al centro dell’Italia, è al centro dell’immaginario degli italiani. Sul corpo e il volto maschio e mascelluto del Duce viene costruita la religione fascista. Non basta, sul corpo del Duce viene costruita la mistica fascista. Viene costruita l’estetica del regime. Una costruzione intellettuale non banale. Che vede molti intellettuali mettersi alla prova. Pittori, scrittori, poeti, architetti, grafici, registi, attori fanno a gara per costruire lo stato totalitario, la religione fascista, la mistica e l’estetica del Ventennio. Ma per tentare di creare lo stato totalitario serve forgiare gli italiani nuovi. E per farlo il regime di Benito Mussolini fascistizza la scuola italiana e inquadra i giovani italiani nell’Opera nazionale balilla e poi nella Gil. Tra gli strumenti per fascistizzare la scuola i libri di testo delle elementari. E tra i libri pubblicati questo che riproponiamo in anastatica è tra i più densi di ideologia grazie anche alle affascinanti immagini del grande illustratore Pio Pullini”.
Il libro Benito Mussolini ama molto i bambini
Galeotti, “Benito Mussolini ama molto i bambini”. Perché questo titolo?
“Il titolo è ripreso da un libro della prima elementare degli anni ’30. Nel momento in cui i libri di testo per le scuole diventano unitari per tutto il paese. All’interno di questo libro c’è questa frase che è di uno dei più grandi disegnatori dell’epoca che si chiamava Pio Pullini. Si tratta innanzitutto di un libro della prima elementare molto bello dal punto di vista estetico. Un libro pensato per i bambini”.
Quali sono le caratteristiche del libro della prima elementare che hai pubblicato?
“Mussolini, o chi per lui, fa l’operazione di andare a un libro unitario per tutto il paese per due ragioni. Una di tipo ideologico: è più facile indottrinare con un libro unico in tutta Italia. Dall’altra rappresenta un momento di modernizzazione di tutta la penisola. Perché lo unifica con un linguaggio e una serie di nozioni unitarie. Nel libro ci sono infine delle parti che non sono ideologiche e che hanno visto la partecipazione di grandi autori”.
Come si compone l’opera complessivamente?
“E’ un’opera complessa con all’interno un libro riprodotto in anastatica. Partiamo dalla carta. Dentro al libro ci sono 5 tipi di carta. E ogni tipo di carta definisce una sezione. Il libro poi inizia con un’introduzione storica su quello che è stato il libro nelle elementari durante il periodo fascista. Inizialmente, dopo la riforma Gentile, viene messa in piedi una commissione che aveva il compito di selezionare i libri presenti sul mercato più adatti al fascismo. Commissione che termina i lavori evidenziando invece che non c’è nessun libro adatto appunto al fascismo. Tant’è che Mussolini, che coglie l’assist, annuncia che verrà creato il libro unico, e l’annuncio lo fa direttamente in parlamento. Nel libro si parla anche della riforma Bottai, mai applicata ma che ha fatto poi da spunto a tutti i tentativi di riforma della scuola durante la Repubblica. All’interno dell’introduzione c’è anche un inserto fotografico con le immagini delle copertine dei libri con la parte interna. Poi c’è una parte dedicata alla “giornata del balilla”, ossia delle foto inedite di una giornata dei balilla a Roma. Una serie di scatti che ci fanno capire cosa significava il fascismo esteticamente e ideologicamente per i bambini. Infine nel libro c’è una lettera autografa di Pio Pullini che ho ritrovato in un libro della scuola elementare. Una lettera in cui Pullini ringrazia una signora. Nell’introduzione al libro c’è anche una parte più teorica su che cosa è lo stato totalitario in cui mi sono divertito a dire cose che sentivo l’esigenza da anni di dire”.
Ad esempio?
“Ad esempio l’importanza dell’estetica nelle ideologie. Su questo fronte il lavoro più interessante è quello di Mosse che da una parte critica l’impostazione marxista caratterizzata dal rapporto struttura-sovrastruttura dando soprattutto spazio al contesto economico. Dall’altra Mosse ricorda invece quanto le ideologie del ‘900 si siano basate sull’estetica e l’estetica nel fascismo ha svolto un ruolo fondamentale, anche dal punto di vista del fascino esercitato sulla gente. L’estetica è presente anche nell’ideologia comunista. Il realismo sovietico ha fatto scuola. Contrariamente dalla metafisica, all’impressionismo e alle altre avanguardie che non avevano l’appoggio dei partiti”.
Carlo Galeotti
Come si esprimeva l’estetica fascista?
“Basta pensare ai simboli, alle divise, alle parate e a tutti gli aspetti pubblici del fascismo. L’estetica fascista è poi complementare all’idea di una religione politica. Alimentata dalle nuove tecnologie che arrivano proprio in quel periodo. Dal cinema alla radio. L’estetica è una parte fondamentale del fascismo, poco compresa dagli storici perché forse non avevano ancora le categorie per poter incasellare questo nuovo concetto”.
Nell’introduzione parli anche del “corpo del Duce”. Quanto pesa il “corpo del Duce” nella formazione dell’estetica fascista?
“Intanto c’è chi dice, come Indro Montanelli, che non è esistito il fascismo, ma Mussolini. Per cui è tutto riducibile a Mussolini. E si vede quando viene arrestato. Crolla tutto. Non c’è nessuno che prende la bandiera del fascismo e resiste. Il Pnf aveva milioni di persone dentro e si è spappolato in trenta secondi. A Roma e a Milano non succede niente. Il punto però è sempre lo stesso. Quando la storia tira da una parte, le cose che si verificano sono inarrestabili. A un certo punto il clima cambia e regimi ritenuti solidi vengono giù come se niente fosse. Va detto anche che la spinta propulsiva del fascismo non era finita. Se Mussolini non avesse scelto di entrare in guerra accanto a Hitler sarebbe stato più a lungo al potere oppure no? In Spagna il regime fascista di Franco durò fino alla seconda metà degli anni ’70”.
Cosa cambia il libro unificato nella scuola italiana degli anni ’30?
“La cosa veramente forte è che il libro unificato rende unica la lingua con la possibilità di inserire all’interno dei testi delle parti ideologiche molto potenti, come la preghiera al Duce o una biografia del Duce. Nei libro degli anni successivi ci sono poi delle cose più complesse. C’è ad esempio un tentativo fatto da Maria Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura, in un libro della terza elementare in cui sperimenta la composizione di un testo che è di fatto un romanzo di lettura. Un libro che inizia con i bambini che si ritrovano davanti alla scuola raccontandosi quello che hanno fatto durante le vacanze. E la vacanza più bella l’ha fatta ovviamente un bambino che è andato a visitare la casa dove è nato Mussolini. In un libro della quinta elementare c’è poi il lavoro di Forges Davanzati, un grande intellettuale che si è occupato di cinema, che fra l’altro inizia con un viaggio che parte proprio da queste parti, da Bolsena”.
Come si trasforma il libro unificato nel corso della dittatura fascista?
“Nel corso del tempo i libri diventano ancor più ideologici. L’esigenza diventa quella di avere un’ideologia che fosse come lo spazio e il tempo, un luogo dove nasci senza domandarti se c’è o no qualcosa di esterno. Chi è nato durante il fascismo, non ha conosciuto altro e non ha nemmeno preso in considerazione il fatto che potessero esistere degli antifascisti. Si tratta di ragazzi e ragazze nate e cresciute dentro a un sistema che era intrinsecamente fascista. Il sabato fascista, l’anno fascista, lo spazio fascista con le nuove architetture. Un regime ha innanzitutto come esigenza quella di affermarsi nel tempo e nello spazio. La stessa cosa che è successa con la rivoluzione francese un secolo prima. Non solo, ma il fascismo aveva davanti a sé la secolare esperienza della chiesa cattolica che da sempre aveva gestito il rapporto con le masse. Ci sono delle strutture del fascismo che sono un calco pari pari di quelle della chiesa”.
Quanto ha contributo il libro unico alla formazione del carattere della nazione che il fascismo andava costruendo in quegli anni?
“Sono convinto che il fascismo abbia messo in piedi e consolidato tutta una struttura educativa che negli anni ha formato veramente gli italiani in un certo modo. In quegli anni lì la generazione che ha attraversato il fascismo è stata profondamente forgiata dal fascismo. Anche chi poi gli si è opposto. Al punto da definirsi anti-fascista, cioè contro il fascismo senza un altro nome capace di dare una definizione più autonoma rispetto al fascismo stesso. Quindi, secondo me, la struttura del sistema scolastico italiano, di cui il libro unico è stato un pezzo importante, ha inciso molto sulla formazione del carattere degli italiani. Li ha formati. All’interno di un sistema più generale che ha continuato ad incidere molto sulla storia del nostro paese ben oltre la fine del fascismo. A un certo punto prefetti, funzionari, codici e procedure, penali e civili, venivano tutti da un regime che non c’era più ma aveva mantenuto vive le sue leggi e istituzioni”.
Va poi detto che il fascismo è stato il primo regime politico a formare un’intera generazione dai banchi della prima elementare fino ai vent’anni…
“Tant’è vero che molte delle persone che andarono a Salò erano giovanissimi. E ci andarono in piena coerenza e coscienza di quello stavano facendo”.
La sede di Galeotti editore
Quanto è servita la scuola a preparare la guerra?
“Gli eroi che la scuola rappresenta con i suoi libri sono sempre militari. I balilla venivano organizzati militarmente con il loro moschetto, il tamburino e la tromba militare. Un pezzo dell’educazione voluta dal fascismo non puntava a creare degli uomini ma dei guerrieri. E in questo senso non so quanto ci sia riuscito. La finalità però era questa. Anche nel libro che pubblichiamo c’è una parte dedicata ai militari”.
Quanto ha influito il modello di scuola fascista su quello successivo nato dalla fine del fascismo?
“Credo che una delle cose rimaste più in vita sia stata la riforma Gentile che ha definito un modello di scuola andato ben oltre il fascismo. Una riforma strutturata e forte che poi è durata nel tempo. Una scuola pensata soprattutto per le élite, impedendo a tutti gli altri di uscire fuori dalla propria traiettoria. Solo chi faceva il liceo classico poteva iscriversi a tutte le facoltà”.
E sulla lingua quanto ha inciso la scuola fascista?
“Direi molto. Il fascismo puntò molto sul linguaggio. L’esempio più strano ed eclatante è la campagna “antilei”. Asvero Gravelli, un grande giornalista fascista, realizzò un numero monografico della sua rivista Antieuropa sulla campagna per l’abolizione del “lei”. Con l’interventi di molti intellettuali. Spesso insospettabili: Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo, Walter Binni. Il libro unico fu un tentativo di unificare linguisticamente la nazione. Fu in questo senso un fattore di modernizzazione, oltre che di indottrinamento. Poi però, va detto, in Italia l’unificazione linguistica vera l’ha fatta la televisione. Fino ad allora gli italiani parlavano nei grandi dialetti che caratterizzavano la penisola. E’ stata la televisione ad unificare la lingua. Dall’altra va detto però che il libro unico ha in qualche modo anticipato questo processo. Da quel momento in poi tutti gli italiani, da Trieste a Palermo, studiavano sullo stesso libro, sulla stessa pagina e con lo stesso linguaggio. Tutti i politici, dal Risorgimento alla Repubblica ben sapevano di avere di fronte a sé un paese diviso in tanti comuni e signorie e che il problema vero era innanzitutto quello di unificarlo da cima a fondo”.
Daniele Camilli
È il corpo mistico e materiale del Duce il centro propulsore del progetto di stato totalitario fascista. Il corpo del Duce, il volto del Duce è al centro dello stato, è al centro dell’Italia, è al centro dell’immaginario degli italiani. Sul corpo e il volto maschio e mascelluto del Duce viene costruita la religione fascista. Non basta, sul corpo del Duce viene costruita la mistica fascista. Viene costruita l’estetica del regime. Una costruzione intellettuale non banale. Che vede molti intellettuali mettersi alla prova. Pittori, scrittori, poeti, architetti, grafici, registi, attori fanno a gara per costruire lo stato totalitario, la religione fascista, la mistica e l’estetica del Ventennio. Ma per tentare di creare lo stato totalitario serve forgiare gli italiani nuovi. E per farlo il regime di Benito Mussolini fascistizza la scuola italiana e inquadra i giovani italiani nell’Opera nazionale balilla e poi nella Gil. Tra gli strumenti per fascistizzare la scuola i libri di testo delle elementari. E tra i libri pubblicati questo che riproponiamo in anastatica è tra i più densi di ideologia grazie anche alle affascinanti immagini del grande illustratore Pio Pullini.
Benito Mussolini ama molto i bambini… I libri della scuola elementare e lo stato totalitario fascista. Ediz. illustrata
di Carlo Galeotti e Maria Laura Ognibene
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Editore: Galeotti
Collana: Reprint
Illustratori: Pullini P.
Data di Pubblicazione: giugno 2022
EAN: 9788894599411
ISBN: 8894599418
Pagine: 300
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