– La Provincia di Viterbo ha presentato al Tar del Lazio un ricorso contro il decreto del ministro dell’Ambiente Corrado Clini che ha portato alla nomina del commissario straordinario per l’emergenza rifiuti di Roma e provincia e all’individuazione degli impianti di trattamento meccanico e biologico del Lazio incaricati di ricevere e trattare i rifiuti prodotti nell’hinterland romano.
Il ricorso evidenzia un eccesso di potere per difetto d’istruttoria e un contrasto con le norme comunitarie che stabiliscono il regime di autosufficienza in materia di gestione dei rifiuti negli ambiti di competenza, con l’obiettivo di ridurne la movimentazione e di garantire un saldo ambientale positivo fra benefici e costi di trattamento.
Il decreto riconosce al commissario straordinario il potere di diffidare le autorità competenti e le imprese titolari degli impianti a trattare nei limiti della capacità residua autorizzata, i rifiuti di Roma, Ciampino, Fiumicino e della Città del Vaticano. Ma le residue ed effettive capacità di trattamento di ogni singolo impianto sono state stimate, non sulla base di una dettagliata istruttoria, ma su una mera comunicazione di dati forniti dalla Regione Lazio. Comunicazione a sua volta basata su una dichiarazione degli stessi titolari degli impianti.
“Come abbiamo più volte evidenziato – spiega il presidente della Provincia Marcello Meroi – il decreto Clini è improntato al pressappochismo e a una generica, quanto imprecisa, conoscenza dell’effettiva situazione degli impianti di trattamento presenti e operanti nel Lazio. Il provvedimento governativo, con specifico riferimento all’obbligo per gli impianti diffidati dal commissario straordinario di trattare i rifiuti indifferenziati di Roma e provincia, costringe gli stessi a operare in violazione delle rispettive autorizzazioni integrate ambientali, e disattendendo le relative prescrizioni. Non essendo stati previsti adeguamenti delle autorizzazioni, l’impianto di Casale Bussi è ad oggi autorizzato a trattare solo e unicamente, i rifiuti prodotti nelle province di Viterbo e Rieti come previsto dall’Aia.
Tutti sanno cosa penso del governo Monti e della superficialità con cui i tecnici hanno governato l’Italia e spero sinceramente che, al più presto, ceda il passo a un esecutivo politico espressione della volontà popolare. Il decreto Clini è stato imposto ai territori senza alcuna concertazione e con una metodologia d’approccio inaccettabile per qualsiasi istituzione democraticamente eletta. Ci auguriamo – conclude il presidente – che i giudici del Tar prendano atto dell’illogicità del decreto annullandone l’efficacia in attesa che il nuovo Esecutivo affronti la questione in maniera seria ed approfondita”.
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