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Politica - Giacomo Barelli (Azione) sulla chiusura della struttura: "Un esito drammatico"

“Ieri i sigilli al Bagnaccio, colpo di grazia al termalismo naturale di Viterbo”

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Giacomo Barelli

Giacomo Barelli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ieri mattina alle 9 personale del comune di Viterbo ha messo i sigilli al Bagnaccio.

Dopo la chiusura delle masse di S. Sisto, all’esito di un travagliato iter giudiziario, quello di ieri è forse il colpo di grazia al termalismo naturale di Viterbo.

Come ho avuto modo di dire in passato il termalismo naturale di cui è una peculiarità turistica della nostra città che destò l’attenzione dei tour operator di tutto il mondo quando, all’epoca del mio assessorato al Turismo, lo presentai alle più importanti borse del turismo di Berlino, Mosca, Londra e Milano.

Ciò detto la partita non è certo finita, anzi è solo l’inizio (purtroppo per i contribuenti che pagano le cause del comune) di un nuovo contenzioso tra i gestori ed il comune.

Come consigliere comunale e come segretario di Azione ho più volte espresso le mie perplessità giuridiche sull’operato del comune, di cui vi è traccia nei verbali di consiglio, perplessità che ad oggi rimangono in piedi per quanto mi riguarda.

Fu infatti la giunta Michelini, di cui facevo parte come assessore al Turismo, a dare la concessione al Bagnaccio (con il voto contrario di chi all’epoca era opposizione, Frontini e destra) una concessione che non solo finalmente consentiva a gestori e ai lavoratori del Bagnaccio di operare in tranquillità ma che oggi è stata riconosciuta valida e legittima dalla sentenza del Tar Lazio 5857 del 19 5 21 confermata dal consiglio di Stato (che allego essendo pubblica per la lettura da parte dei viterbesi).

Questo ho più volte sottolineato in consiglio comunale nel silenzio del dirigente competente che poi ha proceduto ieri a chiudere il Bagnaccio.

In particolare il tribunale amministrativo ritiene legittime 7 opere su 11 di quelle presenti al Bagnaccio, tutte opere comunque già presenti nel progetto approvato dal consiglio comunale all’epoca di Michelini dove invece molti dei novelli difensori del Bagnaccio, votarono contro.

Successivamente l’amministrazione di destra, con le sue politiche che hanno “sconvolto” il rapporto concessorio, ha portato alla chiusura, speriamo temporanea, del Bagnaccio.

In sintesi fu grazie a Michelini e all’opera di quella giunta con il sottoscritto assessore al Turismo e Antonio Delli Iaconi assessore al Termalismo, che il Bagnaccio prese vita con una operazione la cui legittimità è stata accertata dal Tare che poi è stata messa in discussione da incapacità amministrative e da politiche sbagliate di chi è venuto dopo.

Oggi siamo di fronte a un esito drammatico per la città di questa situazione, infatti, dopo le Masse di S. Sisto, cade anche l’ultimo baluardo del termalismo naturale, il Bagnaccio, un fiore all’occhiello agli occhi dei turisti di tutto il mondo.

Per ciò che mi riguarda, come segretario di Azione di Carlo Calenda, continuerò “da fuori il palazzo”(non essendo stato eletto come consigliere comunale) una battaglia già cominciata nell’ultima consiliatura volta a preservare il termalismo naturale così come costruito all’epoca del sindaco Michelini ma soprattutto a difendere quel “termalismo di popolo” che oltre al Bagnaccio e alle masse di S. Sisto riguarda anche il Bullicame e che qualcuno invece nella nostra città vorrebbe vedere scomparire.

All’orizzonte c’è un contenzioso legale importante in cui sarà coinvolto da subito il nuovo sindaco di Viterbo per il quale non basteranno gli slogan a risolvere il problema, ci vorranno conoscenze e competenze amministrative e soprattutto il supporto di tutti i cittadini per arrivare alla riapertura dei siti del termalismo naturale come il Bagnaccio, fonte di benessere “libero” per tutti i Viterbesi.

Noi sicuramente non ci arrendiamo.

Giacomo Barelli
Segretario Provinciale Azione Viterbo


Documenti: La sentenza del Tar


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24 giugno, 2022

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