![]() Filippo Rossi |
– Viterbo città universitaria, dicono, riempiendosi la bocca di una parola che, purtroppo, ha avuto sempre troppo poco contenuto. Non tutte le città che ospitano un’università, infatti, possono dirsi davvero “universitarie”.
Una città è universitaria solo quando tra la le due realtà si instaura un rapporto intenso, una sinergia costante e produttiva. Una città non può essere “universitaria” (con tutti i benefici che questo comporta) se vive da separata in casa con l’istituzione accademica.
Ecco, Viterbo e la “sua” università fino a oggi hanno vissuto, sostanzialmente, proprio da separati in casa: ognuno per propri conto, senza mettersi nemmeno d’accordo sulle cose più semplici: nessuna progettualità condivisa; nessuna collaborazione; nessun dialogo costruttivo. Si potrebbe dire che tra città e università non è mai scoccato quell’amore che serve per sentirsi “una cosa sola”.
Ho già cercato di sostanziare, con un precedente intervento su Tusciaweb, le possibili sinergie tra università e amministrazione cittadina. Molto altro bisogna fare affinché Viterbo possa guadagnare dal suo essere città universitaria. In primo luogo è necessario che comune e università si alleino per cercare insieme le risorse economiche su progetti specifici: per entrambi è infatti più semplice parlare insieme con regione ed Europa.
L’uno dà forza all’altro. Certo, per essere chiari, deve contemporaneamente finire il vizio tutto politico di chiedere stipendi che dovrebbero essere legati a progetti scientifici senza che le persone indicate dal Comune lavorino veramente.Una forte alleanza comune-università porta indubbiamente a maggiori possibilità di intercettare finanziamenti regionali ed europei.
Ma i benefici non finiscono qui. Anzi: con un’accorta e lungimirante politica a favore degli studenti fuori sede, Viterbo potrebbe approfittarne per rivitalizzare un centro storico morto socialmente, culturalmente ed economicamente.
Le statistiche dicono che ogni studente fuori sede porta alla città che lo ospita (oltre a un di più di vivacità culturale in grado di essere anch’essa elemento di attrazione turistica) almeno 500 euro al mese. Il Comune deve allora attuare tutte le politiche necessarie affinché la città sia attraente e vivibile per la popolazione studentesca sia italiana sia straniera. Qualche esempio.
Problema casa. Si potrebbero immaginare due forme di agevolazioni. Un’agenzia pubblica gestita da comune e università che garantisca e assicuri i proprietari di case e che affitti a prezzi calmierati a studenti secondo una graduatoria di merito. I proprietari avrebbero i benefici della sicurezza del reddito e dell’assicurazione per qualsiasi danno all’immobile. Gli studenti avrebbero il beneficio di un affitto ridotto rispetto ai prezzi di mercato. Il comune potrebbe inoltre istituire dei buoni-casa per studenti fuori sede che decidono di vivere dentro le mura affittando casa con contratto regolarmente registrato. I buoni-casa potrebbero consistere in coupon da spendere esclusivamente nei negozi (alimentari e non) del centro storico.
Problema collegamenti. Bisogna partire da una constatazione semplicissima: gli studenti non hanno la macchina. Per aumentare la popolazione studentesca bisogna quindi prevedere collegamenti specifici per i ragazzi che scelgono Viterbo come sede universitaria. L’atavica carenza di trasporto pubblico trasforma la città in un vero e proprio carcere per i ragazzi che scelgono Viterbo come sede dei loro studi: non sanno dove andare e non sanno come andarci.
Se da un lato è impensabile continuare con un servizio pubblico indegno di questo nome, è assurdo che nella nostra città non esistano ancora servizi efficienti e a bassissimo costo come il “bike sharing”. Basta girare qualsiasi città universitaria europea per capire che questi sistemi sono il presente e il futuro per lo spostamento giovanile.
In tutto questo, ovviamente non si può non pensare che è necessario rafforzare il collegamento verso la capitale. Ovviamente la battaglia vera è quella del treno Viterbo-Roma ma nel breve periodo si può anche ragionare sulla direttiva Viterbo-Orte. Perché non ragionare, ad esempio, su una “navetta studentesca” che colleghi Viterbo a Orte in modo da attrarre possibili studenti pendolari provenienti dal ternano, dalla Sabina e dalle zone di Roma est.
Edilizia universitaria. La strada principe è quella di trasferire alcune sedi universitarie nel centro storico. Anche così si può rivalutare la Viterbo medievale, riportando finalmente la vita dentro le mura. Come non essere d’accordo, ad esempio, col trasferimento di Beni Culturali in un uno dei palazzi abbandonati del centro: altro che housing sociale come ha proposto qualcuno… È un’operazione graduale e costosa che, però, deve essere vista come obiettivo strategico di una politica cittadina davvero incentrata sulla crescita (culturale ed economica) di un’intera città.
Filippo Rossi
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