Viterbo – Ciak, non si gira ma si cambia. Nemmeno canale. La guerra in Ucraina, infatti, passa al decimo minuto di tutti i tg, come solo un centinaio di giorni fa toccò alla pandemia e prima ai gialloverdi, poi ai giallorossi, con sottofondo replay di lacrime alla Fornero e “l’Europa lo vuole”.
Renzo Trappolini
Ora, in apertura arrivano, incompresi tra loro, Conte e Draghi con Mattarella e Letta, Salvini versus Meloni, Berlusconi che fa sempre rima e comparsate varie di quelli con indici da prefisso telefonico. Così ci spiegano l’Italia e il mondo. A flash, lampi per l’indice d’ascolto e gli introiti pubblicitari. Cittadini? No, ormai solo consumatori e le notizie a panino con dentro i consigli per gli acquisti.
Come dar torto, allora, a Dino Risi, il regista che girò anche in Tuscia, del quale in questi giorni han pubblicato una raccolta di “non poesie” che si chiude così “Felicità è star solo/ d’estate/ nella città deserta/ sulla tazza del cesso/ con la porta aperta?”
Altro che reportage di inviati o commento di saputi: qui c’è l’infinito che ti fa credere o almeno sperare sia vera la storia di quell’uomo il quale, “appena morto, incontrò un tale che non aveva niente di speciale. Gli chiese di Dio e quello rispose: sono io”. Versetti sardonici d’artista a cui l’editore ha premesso una citazione di Henry De Montherland: “La vita diventa una cosa deliziosa, dal momento che si decide di non prenderla sul serio”.
Allora, se ormai si avviano all’uscita le notizie della guerra – che sembrava sul punto di diventare mondiale, con la bomba atomica in rampa di lancio per “cogliere papà, mamma e bambine, mentre, passeggiando sul corso, guardano le vetrine” – l’irriverenza di quel che segue, per la pace ancora lontana, è amnistiata dalla firma di Indro Montanelli che raccontò come il principe di Metternich, al Congresso di Vienna del 1814, portò alla pace Austria e Russia. Accadde, infatti, che una sera il nobile asburgico recatosi “per così dire, a rendere omaggio a una contessa famosa per le sue grazie e la generosità con cui le dispensava, in anticamera incrociò lo zar Alessandro che usciva dall’alcova della dama”. Sul campo gli eserciti battagliavano, ma lì “i due uomini di mondo intavolarono un’amichevole conversazione e, una volta accordatisi sulla contessa, finirono per intendersi anche sui confini”.
Peccato che un incontro del genere tra Putin e Biden e, occorrendo pure Erdogan, è impensabile si svolga oggi in un’anticamera come quella: “Dei vecchi usi, s’è perso solo il meglio”, commentava, saggio, Montanelli.
Così, la sera si sta di fronte alla tv: un occhio comunque alla guerra, una delle tante di oggi, l’altro al piatto e l’orecchio alle cronache da via di Campo Marzio dove si riuniscono i 5 Stelle, mentre a via del Corso i tassisti arrabbiati con Bruxelles assalterebbero Chigi se fosse come il Palazzo d’Inverno degli Zar. Invece, è solo la dimora temporanea, in comodato d’uso, dei capi a breve termine dei sessantasette governi della repubblica italiana.
Consoliamoci, perciò, con Dino Risi: “Che bella invenzione il telecomando! Puoi far tacere chi ti sta annoiando” e pure con Arbore, perché, certo, la notte si suda, come diceva Neruda, ma nella vita tu comandi fino a quando hai stretto in mano il tuo telecomando. Za, za…
Renzo Trappolini
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