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Lettere - I consigli di Katia De Rosa agli utenti impegnati in controversie con i fornitori di servizi: "Non abbiate paura di fare reclami o contattare un legale"

“Bollette e fatture impazzite, non fatevi spaventare dai gestori”

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Bollette dell'acqua

Bollette dell’acqua

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – A quanti sarà capitato di avere disavventure con i gestori delle utenze? Situazioni al limite del verosimile, dove si chiede per esempio l’allaccio della linea telefonica di casa e non lo si riceve e poi, paradossalmente, dopo fiumi di solleciti e richieste infruttuose, ci vediamo recapitare bollette e fatture per consumi mai effettuati.

Non solo non abbiamo avuto il servizio e non per nostra colpa, ma siamo anche chiamati a pagare. E dopo una serie indefinita di richieste di pagamento, arriva l’ufficio recupero crediti, che tartassa il povero consumatore fino a quando il malcapitato, pur di non vedersi perseguitato a vita, e comunque col timore di ritrovarsi imbrigliato dentro beghe legali, finisce col cedere e pagare. Ora 100 euro, ora 200 euro e finanche somme a tre zeri. Sono prassi che i gestori, sia della luce, che dell’acqua che della telefonia, adoperano ormai con grande frequenza.

Tutto ciò genera una serie molto lunga di ingiustizie. La più macroscopica ingiustizia è che l’utente, oltre ai soldi, perde moltissimo tempo. Tempo speso a chiamare i numeri clienti, dove le attese sono spesso lunghissime, e le risposte sono ogni volta diverse. Numeri dove si viene dirottati da un ufficio all’altro, dopo aver cercato di spiegarsi alla meglio e dove ogni operatore dà una risposta diversa dall’altro.

Il gestore finisce col vincere per sfinimento dell’utente. Il consumatore valuterà che non è il caso di rivolgersi a un avvocato per somme comunque irrisorie, perché dovrà pagare all’avvocato più di quanto gli si chiede di corrispondere.

Allora che soluzione adottare? La soluzione immediata è quella di limitarsi a scrivere un reclamo, uno solo, magari a mezzo posta elettronica certificata, in cui si rappresentano i fatti e si rappresenta l’ingiustizia subita. Questo vale anche quando ci vengono richiesti consumi esorbitanti per bollette elettriche o altro. Dopo il reclamo fermarsi, e ignorare le richieste di pagamento.

Nel caso in cui, ad esempio, ci vengono richieste centinaia di euro nella bolletta della luce per consumi stimati, anche qui, comunicare la lettura per iscritto e sempre per iscritto comunicare che si pagherà solo quando ci verranno richieste le somme corrette. Insomma non cedere alle pretese assurde, non farsi incastrare dalla lettera dell’ufficio recupero crediti. Perché ci sono persone che continuano a ricevere richieste di pagamenti anche dopo dieci anni.

E una domanda sorge spontanea: se i gestori avessero ragione perché dovrebbero continuare a mandare lettere? Non farebbero prima a richiedere al giudice un’ingiunzione di pagamento?

Inoltre non aver timore a rivolgersi a un legale di fiducia. E per concludere, avvalersi dei servizi di conciliazione: Arera per l’elettricità ed il gas, e Conciliaweb per la telefonia e le telecomunicazioni. Si tratta di autorità istituite per la tutela del consumatore, che offrono la possibilità di ottenere giustizia fuori dalle aule dei tribunali. Tali servizi permettono un incontro tra il consumatore ed un rappresentante del gestore al fine di conseguire anche rimborsi. Le vertenze si concludono con un verbale che ha piena efficacia legale.

Insomma il consiglio spassionato è quello di non lasciarsi spaventare e, per i più solerti, quello di adire le succitate autorità di regolazione. Quando i gestori hanno ragione non si sprecano a mandare decine di solleciti, ma ricorrono direttamente alla giustizia.

Katia De Rosa


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23 luglio, 2022

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