Viterbo – Un duo di veterani, con una carriera fatta di successi e dischi di platino, e un duo di giovani che si sta aprendo la sua strada nel mondo della musica. Gli Zero Assoluto e Le Ore hanno iniziato a collaborare da poco, ma, a detta di Matteo Maffucci e Thomas De Gasperi (cioè gli Zero Assoluto), è stato un colpo di fulmine. Che li porterà a proseguire la strada insieme.
Com’è nata la collaborazione con Le Ore?
“Ci siamo incontrati grazie a un nostro collaboratore che ci aveva parlato benissimo dei ragazzi. E aveva ragione. È davvero difficile che in così poco tempo si riesca ad entrare in una dimensione così intima per scrivere. È successo ed è solo l’inizio”.
Il vostro nuovo singolo, Psicologia sociale, è un pezzo scritto da voi e da Le Ore quasi in simbiosi, una cosa che, a quanto pare, non succede spesso nelle collaborazioni tra artisti. È veramente così difficile mettere d’accordo quattro “teste” diverse quando si scrive una canzone?
“E’ decisamente complesso, è vero, ma se scatta la scintilla poi accendersi diventa automatico. La scrittura di Psicologia sociale è stata un flusso di ricordi, stati d’animo e fotografie che probabilmente avevamo tutti dentro e che abbiamo condiviso con enorme trasporto. La bellezza e l’unicità della musica sta in queste esperienze. Passi giorni, mesi, senza mettere a fuoco nulla, poi basta un giorno qualsiasi dove quattro teste si connettono per far nascere una nuova canzone”.
Le Ore hanno detto che gli Zero Assoluto hanno influenzato un’intera generazione di giovani musicisti, tra cui loro stessi. Voi cosa ritrovate degli Zero Assoluto in Le Ore?
“L’entusiasmo e la complicità tra loro, una sana creatività e una capacità di scrittura ad immagini che sia noi che loro abbiamo come caratteristica. E poi sono un duo, merce rara”.
La vostra collaborazione proseguirà anche oltre Psicologia sociale?
“Assolutamente sì”.
Il vostro ultimo album d’inediti risale addirittura al 2016. In un periodo in cui gli artisti sfornano singoli o featuring in continuazione, al punto che quasi ci si dimentica di tutte le canzoni che vengono pubblicate, questa vostra pausa va in controtendenza. Cosa c’è dietro questa scelta di rallentare i ritmi?
“La voglia e il desiderio di far uscire musica quando diventa davvero ‘urgente’ per noi. Non è obbligatorio farla, quando accade deve rappresentarti profondamente. Onestamente il mercato ci condiziona poco in questa fase del nostra vita, ognuno fa quello che si sente”.
La pandemia ha cambiato in qualche modo il mondo della musica?
“Probabilmente ha reso ancora più veloce l’ascolto della musica. Tutto passa in fretta e poco si ricorda. Ma onestamente le belle canzoni si fanno spazio da sole. La pandemia per noi è stato invece il momento in cui abbiamo davvero preso consapevolezza di tornare e presentare al pubblico nuovi brani”.
Quand’è che ci si accorge che una canzone può diventare una grande hit?
“Una hit non la programmi, non c’è niente da fare. È il pubblico che lo decide. Tu puoi soltanto assecondare le sensazioni che provi e che senti mentre la stai scrivendo e producendo. Già quello è un ottimo segnale, ma non c’è un trucco”.
E invece vi è capitato che un pezzo abbia avuto meno successo di quanto pensavate?
“Sì, ovviamente ci sono canzoni che hanno raccolto meno di quanto ci aspettassimo, ma fa parte del gioco”.
Vi piacerebbe fare un concerto a Viterbo?
“Assolutamente sì”.
Domanda secca extra-musica per chiudere: Dybala o Zaniolo?
“Tutti e due”.
Alessandro Castellani
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