Viterbo – Elezioni politiche. Il Pd ha deciso. Almeno quello di Viterbo. Si sono riuniti e hanno chiesto, perché si sa, chiedere è lecito, rispondere (da Roma) è cortesia.
“L’assemblea – ha fatto sapere la segretaria provinciale Manuela Benedetti – ha espresso all’unanimità la necessità di avere una rappresentanza territoriale capace e autorevole, affinché le distanze tra elettori e candidati possano accorciarsi e affinché la provincia di Viterbo, che da 5 anni manca di riferimenti nazionali locali del Partito democratico, possa esprimere una candidatura spendibile, seria, radicata nel territorio e in grado d’ampliare il campo del nostro partito attraverso spirito di servizio e capacità competitiva”.
Questo il succo di un comunicato in cui si spiega la posizione del Pd a Viterbo in vista del voto il 25 settembre. Posizione che va tradotta dal politichese al “pratichese”. Ovvero, a livello pratico.
L’assemblea si è riunita e tutti insieme hanno deciso che il nome da sostenere è quello di Enrico Panunzi. Consigliere regionale per due consigliature e tra i vari esponenti, quello più “in vista”.
Nella sua posizione, una candidatura non dovrebbe avere molte difficoltà a ottenerla. Ed è qui che occorre interpretare le parole ufficiali.
Andando per logica, una candidatura spendibile è una candidatura che ha possibilità di farcela. Una a perdere porterebbe da 5 a 10 gli anni senza un esponente Pd della Tuscia in parlamento.
Quindi, trattandosi della camera dei deputati, dalla federazione provinciale l’invito è a candidare nel proporzionale come capolista Panunzi. Collegio che per 3/5 è composto da comuni della Tuscia e la rimanente parte, zona Civitavecchia. Quindi dovrebbe arrivare dal Viterbese il nome.
Ci sono i collegi uninominali, ma con la destra la battaglia uno contro uno, vincerla, se non impossibile è piuttosto complicato. La volta scorsa ebbe la meglio Mauro Rotelli (FdI).
Ecco perché la richiesta di un buon posizionamento nel proporzionale. Dalla federazione provinciale Pd l’hanno chiesto, si vedrà quanto sono cortesi da Roma. Nel rispondere e soprattutto, nell’eventualmente accordarlo.
E se dovesse essere un no, Panunzi o chi per lui si candiderà dove serve, senza eccessivi drammi. Questa sarebbe la linea.
Nel frattempo si discute d’altri nomi da quelle parti, ma è tutto abbastanza in alto mare. Si parla di Alessandro Mazzoli, ma è presto, come lo era per Laura Allegrini (FdI).
Data come possibile per il senato, sembra che continuerà il suo impegno politico come capogruppo a palazzo dei Priori.
Sul resto, le carte, o meglio i collegi, non sono ancora state distribuiti.
Giuseppe Ferlicca
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