Viterbo – “Qui viviamo in quarantena per 12 mesi all’anno. La cosa che va per la maggiore è aprire alle galline la mattina e rimetterle la sera. E dopo il Covid la situazione è peggiorata”. Sergio Brugnozzi abita a Montecalvello da una vita. Un centinaio gli abitanti del comune di Viterbo, molti dei quali in pensione. Alle porte dell’Umbria, subito dopo Grotte Santo Stefano di cui, un tempo, prima che entrasse a far parte della città dei Papi, era frazione. Ora è frazione di Viterbo. Lontana dagli occhi, lontana dal cuore.
Viterbo – Montecalvello
Montecalvello è una strada che corre dritta da una parte e dall’altra. Due i confini. Il primo, a sud, la chiesa di San Rocco. Il secondo, a nord, il castello. La prima è quattrocentesca, con i graffiti lasciati nei secoli dai pellegrini diretti a Roma. Il secondo pare risalga addirittura ai Longobardi, ora proprietà del figlio di Balthus, tra i più importanti artisti del secolo scorso.
A metà strada il bar, la vera – e sola – istituzione di un posto che negli anni ha subito un radicale, e doloroso, spopolamento. Con le case in gran parte disabitate e quelle dei figli che se ne sono andati altrove trasformate in case vacanza o B&b. Molte di esse ancora con le tende all’uscio per non far entrare le mosche.
Montecalvello
Come si vive a Montecalvello? “Si vive tranquilli – risponde Brugnozzi -. In questo posto non c’è niente, soltanto un bar. Il comune non taglia nemmeno l’erba attorno alla scuola. Una volta c’era il seggio elettorale. Adesso per votare dobbiamo andare a Grotte Santo Stefano”.
La scuola di Montecalvello è stata chiusa tanti anni fa. “Non mi ricordo nemmeno quando”, dice Brugnozzi. Adesso è circondata dall’erba alta, come in tante altre parti del comune. Diventata seggio elettorale, non svolge più nemmeno questa funzione. Pare da quest’anno. Come per la scuola di Roccalvecce. Lì, invece, gli abitanti vanno a votare a Sant’Angelo.
Viterbo – Montecalvello – Sergio Brugnozzi
Brugnozzi se ne sta seduto sotto una pergola. Quelle di una volta, con i grappoli d’uva, ad agosto, a pendere dall’alto e ad anticipare quelle case bracciantili che ancora da queste parti si riconoscono nelle murature e nei civici in lamiera che in alcuni casi ancora affiancano le porte. L’intonaco, da queste parti, non ha ancora cancellato la memoria contadina del posto. Così come pollai e rimesse a ridosso della collinetta che costeggia la strada.
“Durante il giorno che si fa? – continua Brugnoli -. Quello che vedi. Niente. Apriamo alle galline, poi le chiudiamo la sera. Qui devi pensare a una cosa. Qui per 12 mesi all’anno siamo in quarantena”.
La chiesa di San Rocco
Con Brugnozzi ci sono Rino Giulivi e il nipote Riccardo che ogni anno viene da Roma per stare a Montecalvello con il nonno. E’ l’unico ragazzo che si incontra e conosce benissimo il posto. A pochi passi da loro un prato. Attorno, la ex scuola invasa dall’erba, i giochi per i bambini deserti, la fermata del bus e un “lavatore” dove non ci va più nessuno. In giro, non c’è anima viva. Di lato al prato una fattoria didattica. “E’ un anno o poco più che è aperta – commenta Brugnozzi –. Ci vanno i bambini dei paesi qui vicino. Vengono anche da Bomarzo”.
“La gente c’è pure, ma non esce – interviene Rino Giulivi -. Sta rintanata dentro casa. Non è come una volta che la incontravi al bar. Ed era qui che si fraternizzava. Prima era sempre una festa. Si giocava a carte la sera e si si stava insieme la sera, fuori dalle case a veglia. Venivano pure da Grotte. Prima la festa del paese durava una settimana, adesso due giorni, la seconda domenica di settembre. E’ la festa della Madonna dell’aiuto. Dicono che non ci sono i soldi. Ma il punto è che le persone che ci lavoravano prima sono quasi tutte morte”.
Viterbo – La scuola di Montecalvello
Montecalvello è una strada dove si passa. Un paese con la gente di una volta che non c’è più e tutti gli altri in via d’estinzione. Di che vive allora? Vive del passaggio degli altri, la sola economia del posto. Passaggio turistico e lavorativo. Persone che poi si fermano al bar.
“Il bar è un posto di passaggio – spiega Cinzia Serranti, titolare del bar Tersiléa –. Durante la settimana vengono le persone che lavorano. Vengono a prendere un caffè oppure a pranzo”.
Il castello di Montecalvello
Serranti è proprietaria del bar dal 2019. Lo ha preso in mano dopo che era rimasto chiuso per più di un anno, lasciando Montecalvello senza più niente. Bar che all’inizio è stata tra le prime tre tabaccherie della Tuscia.
“Le persone del posto vengono invece perché qui facciamo anche da alimentari. Poi qualcuno viene a fare colazione oppure l’aperitivo”. Il bar è aperto tutti i giorni e fa anche cucina da asporto. Alle 8 e mezza della sera chiude. “Prevalentemente lavoriamo di giorno, pranzo e pomeriggio. La sera chiudiamo perché non verrebbe nessuno e non c’è più nemmeno il passaggio delle macchine verso Grotte”.
Viterbo – Montecalvello – Rino Giulivi
Cinzia Serranti è di Roma. “Mi sono innamorata di questo posto – racconta – da quando ero ragazza e venivo tutte le estati a Graffignano”. Poi la decisione di acquistare il bar e di aprirlo. Nel marzo del 2020, quando il paese è stato messo in quarantena per la pandemia. Apertura rimandata quindi al dopo emergenza, in tempi più sicuri. Adesso il bar di Serranti è un punto di riferimento per i lavoratori diretti a Grotte e in autostrada e per i turisti che visitano Civita di Bagnoregio oppure sono diretti a Roma. L’autostrada è a due passi, così come l’Umbria e la Toscana, fondamentali mete turistiche.
Viterbo – Montecalvello
“Noi lavoriamo soprattutto con gli operai e i camionisti diretti a Grotte Santo Stefano – continua Serranti -. Qui attorno ci sono diverse attività economiche, dalle cave ai capannoni”. Un vero e proprio polo industriale all’ombra della città dei Papi. Una zona industriale che ruota attorno a Grotte. Vero alter ego di Viterbo proteso però economicamente e socialmente più verso le regioni confinanti piuttosto che il capoluogo della Tuscia.
“C’è infine il passaggio turistico – aggiunge Serranti –. Molti arrivano dall’autostrada e per andare a Bagnoregio e Civita che muore passano da qui anziché da Civitella d’Agliano. Ultimamente i turisti mi chiedono spesso anche del ‘borgo fantasma’ di Celleno. Diversi di loro si fermano poi a visitare il castello”.
Viterbo – Montecalvello – Cinzia Serranti
Infine l’ultimo pezzo dell’economia di Montecalvello. Le riprese cinematografiche, con il castello di Balthus a fare da set. La prima esperienza risale al 2015 con il film “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone. L’ultima, nel 2020, le scene finali della serie televisiva “Leonardo”. “Hanno utilizzato molti abitanti del posto come comparse – conclude Serranti –. E poi c’erano tanti attori. Abbiamo lavorato molto”.
Daniele Camilli
Fotogallery: Montecalvello – La chiesa di San Rocco – Il castello
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