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Primarie centrosinistra - Raffaella Valeri replica all'architetto russo Konstantin Andreevič Thon

“Recuperare gli edifici per evitare la speculazione”

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Raffaella Valeri

Riceviamo e pubblichiamo – Caro direttore, le scrivo per dire che condivido quanto sottolineato nell’articolo-intervista immaginaria apparso su Tusciaweb il 2 aprile: riqualificazione dell’edilizia esistente, efficientamento della rete di trasporti urbani, recupero dei manufatti privati da riconvertire ad uso abitativo, utilizzo dei palazzi storici di proprietà comunale a scopo culturale, gestione sociale del verde pubblico sono da tempi non sospetti idee che promuovo e che ho esposto già il 15 marzo presso la Libreria dei Salici.

All’incontro pubblico tenutosi al Cinema Lux ho aggiunto che, come già fatto ad esempio dall’amministrazione comunale di Caltanissetta, credo sia giusto che il comune intervenga sulla parte Imu di sua competenza per favorire a livello fiscale chi in centro vuole tornare a vivere e lavorare.

Detto questo, mi permetto di dissentire con l’autore dell’articolo, che forse Viterbo non la conosce così bene, per ricordargli che i nostri centri storici (inclusi quelli delle frazioni) sono ricchi anche di edifici privati in disuso già adibiti a scopo commerciale, artigiano e industriale. Dove, se non dentro le mura, si concentravano fino alla metà del secolo scorso le attività produttive? Ad esempio, nel cuore di San Pellegrino, c’è un enorme stabile vuoto in Via San Tommaso che credo fosse una conceria. Il discorso è ancora più interessante se ci allarghiamo alle prime periferie, con i Mercati Generali, la ex Centrale del Latte, il molino Medori, lo stabile in cui era la sede di Tvt…

Questi edifici non torneranno mai alla loro funzione originale e prima o poi qualcuno compierà una speculazione edilizia e li riconvertirà ad uso abitativo, come recentemente avvenuto nell’ex-Latteria di Via delle Caprarecce. Recuperare questi edifici sotto il controllo dell’amministrazione, anche con lo strumento dell’housing sociale, porterebbe più benessere alla popolazione ed eviterebbe di creare dei non-luoghi come le ex-Ceramiche Tedeschi, ancora desolatamente vuote.

L’housing sociale è uno dei modi attraverso i quali riqualificare il tessuto urbano e contemporaneamente sostenere quelle fasce di popolazione che non necessariamente vivono un “disagio”, ma che semplicemente non sono, anche in maniera transitoria, in grado di sostenere un canone adeguato ai prezzi di mercato. E penso agli studenti, alle giovani coppie, ai padri separati, ai disoccupati… Il caso di Via Ivrea a Torino è esemplare.

Mi sconcerta sentire che un candidato sindaco, Filippo Rossi, vorrebbe marginalizzare tutte queste categorie fuori dal centro storico, perché altrimenti “l’intera collettività si vedrebbe privare della possibilità dello sviluppo turistico” condannando la città a “un futuro triste e opaco in cui … invece di vivere e crescere, sopravvive e rimane sempre uguale a se stessa”. Sarebbe da chiedersi se, una volta sindaco, intende anche istituire dei criteri di ammissibilità alla residenza in centro storico (accesso consentito solo ai ricchi, belli e felici, per incentivare il turismo?) o se intende sfrattare gli anziani che convivono nel felice esperimento di piazza San Carluccio e che ospitano Caffeina nel loro cortile da 8 anni.

Io no. Credo che i cittadini siano l’anima di una città e che una città vuota sia una città morta.

Vorrei tornare a vedere tutti aperti i negozi di via Garibaldi, di via Cavour, di via dell’Orologio Vecchio, di via Saffi, di via Matteotti… E voglio che vendano pane, frutta, chiavi, libri, vernici e calzini. Non solo souvenir di plastica per turisti mordi-e-fuggi.

Raffaella Valeri
Comitato “Viterbo Bene Comune”


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5 aprile, 2013

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