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Viterbo - L'associazione Cacciatori della Tuscia ed Enealcaccia rispondo all'ultimo intervento della Lav sul contenimento della specie

“Emergenza cinghiali, difficile controllare gli effetti collaterali del vaccino GonaCon”

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Cinghiali

Cinghiali

Viterbo - Cinghiali in via del Pincio

Viterbo – Cinghiali in via del Pincio

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La questione gestione della specie cinghiale è da tempo al centro di numerosi dibattiti istituzionali, finalizzati a trovare una soluzione e scongiurare i continui danni agli agricoltori ed i rischi per la popolazione.

A tal fine si sono sempre battuti i cacciatori, mettendo a disposizione la propria esperienza e la conoscenza del selvatico, che ad oggi si trova in ottimo stato di conservazione, tanto da essere oggetto di specifici interventi di contenimento predisposti dalla regione, atti a limitare i danni prodotti e di conseguenza i costi per i cittadini.

Sull’argomento, da tempo le associazioni animaliste influiscono sul piano emozionale della gente per acquisire spazi di potere, ed economici, proponendo rimedi privi di fondamento scientifico e basati su elucubrazioni da salotto, che hanno la pretesa di opporre a studi ed a protocolli redatti da chi sul territorio lavora da sempre con senso pratico e solidale, infatti in anni di frequentazione delle campagne, abbiamo visto partecipare ai censimenti ed alle catture di animali, solo cacciatori a titolo gratuito.

Prendiamo lo spunto dall’ennesimo attacco al mondo rurale della responsabile di Viterbo della Lav che sulle pagine di Tusciaweb che ha dichiarato di avere le soluzioni per contenere la specie cinghiale, con tecniche alternative al prelievo per abbattimento, sminuendo l’operato degli istituti pubblici competenti e del mondo venatorio ed ancor più grave sostenendo fantomatiche collusioni tra queste figure per il compimento di reati, che se sussistenti sarebbero già dovuti essere portati all’attenzione delle forze dell’ordine e non utilizzati per sterili accuse nei confronti di cittadini onesti e dignitosi.

La presidente della Lav cita il vaccino GonaCon come possibile soluzione. Il parlamento nell’ultima finanziaria ha dovuto fare un netto passo indietro sul finanziamento della sperimentazione di detto vaccino per motivi legati al controllo di eventuali, gravi effetti collaterali, tutti ci domandiamo cosa accadrebbe se una donna incinta, o una giovane adolescente assumessero carne di una scrofa trattata con detto vaccino, a rischio del feto o di un’eventuale gravidanza.

Inoltre, questi farmaci, di cui non se ne conoscono a pieno gli effetti anche a danno della salute della persona, hanno un costo elevato che peserebbe sulle spalle dei cittadini.

Vogliamo ricordare alla dirigente della Lav che sarebbe sufficiente andare a leggere i registri delle squadre di caccia al cinghiale di Viterbo, ed in generale, di tutta Italia e i piani di abbattimento gestiti dagli atc come nel Vt 1 dove è stato portato a compimento nella scorsa stagione agendo direttamente sul danno segnalato dall’agricoltore per rendersi conto della quantità di animali che vengono abbattuti.

Se domani le squadre smettessero di operare, i cinghiali continuerebbero a proliferare, sino a giungere in maniera ancora più importante nei centri abitati.

Le stesse “porte” di accesso per i selvatici nelle città sono quelle aree protette, in cui non può essere svolta attività venatoria e pertanto prive di interventi di gestione e contenimento della specie, basti vedere il parco regionale dell’Arcionello, i cui confini giungono sino all’interno di Viterbo, vedasi le numerose testimonianze fotografiche a via Genova.

La signora Maria Grazia Pompei, evidentemente estranea alla realtà rurale, afferma che i cacciatori vogliono che i cinghiali proliferino per un egoismo venatorio e per uno pseudo interesse al mercato “nero” della carne, e qui chiama in causa anche i titolari degli agriturismi.

Anche in questo caso è doveroso intervenire per chiarire cosa prevede la legge.

Nella fase di controllo la selvaggina resta di proprietà dello Stato, mentre in azione di caccia è concesso al cacciatore l’abbattimento e l’uso strettamente personale del capo, inoltre alcune regioni hanno applicato dei disciplinari che prevedono la parziale commercializzazione della carne, il tutto in piena legalità e nel rispetto delle normative igenico/sanitarie.

Quindi certe affermazioni hanno il sapore della diffamazione, ed ognuno deciderà quali strade intraprendere per difendere la propria onorabilità, e quella della categoria.

Invitiamo pertanto chiunque fosse interessato ad approfondire l’argomento a contattare soggetti esperti e reali conoscitori della materia, così come le istituzioni preposte, acquisendo i reali numeri da fonti certe ed istituzionali, diffidando da mere affermazioni di bandiera lesive della dignità di concittadini e delle stesse istituzioni, tenendo presente che il ruolo della caccia di selezione e del controllo costituiscono insieme un piano di gestione.

Antonietta Mechelli
Presidente ass. Cacciatori della Tuscia

Luigi De Simoni
Presidente Provinciale Enealcaccia


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2 settembre, 2022

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