– Il candidato sindaco c’è già, Filippo Rossi, l’assessore alla Cultura pure, Alfonso Antoniozzi, adesso alla squadra di Viva Viterbo si aggiunge il candidato vice sindaco e assessore alla Crescita economica, Claudio Margottini, ufficializzato ieri sera (fotocronaca).
Per quando si andrà al voto la squadra di Rossi sarà completa e i viterbesi potranno votare, per una volta non scegliendo a scatola chiusa. Fare i nomi della squadra è l’idea che tutti propongono e nessuno fa, una rivoluzione, ma pure una pazzia per il candidato primo cittadino del movimento.
“Tutti dicono di voler far conoscere i propri collaboratori e assessori – spiega Filippo Rossi – poi nessuno lo fa, è quasi una pazzia e vediamo se pure i grillini tireranno fuori cinque nomi di persone competenti”.
Rigorosamente prima del 27 maggio. “Siamo partiti da Antoniozzi e adesso aggiungiamo un altro tassello. Ci presentiamo ai cittadini per governare insieme, non sarà un one man show, serve una squadra”.
Quindi lancia un altro guanto agli avversari. E’ la serata delle sfide.
“Sfido a indicare un assessore alla Cultura in grado di aiutare a far crescere la città. Non lo faranno, perché i partiti sceglieranno come sempre usando il bilancino della politica. Noi ci basiamo sulle singole competenze”.
C’è il candidato vice sindaco da presentare, ma domenica ci sono state le primarie del centrosinistra, che hanno dato un’idea chiara dell’ambito in cui il Pd e gli altri si muoveranno. Un passaggio è d’obbligo: “A Viterbo adesso è chiaro – osserva Rossi – se qualcuno vuole votare Zucchi, Taglia, Ciorba, i fratelli Gigli, Fattorini, adesso ha il suo candidato.
Michelini è stato scelto nella logica del sistema bipolare, sono due vecchi (della politica) che si confrontano. Da una parte il Pdl e la destra e dall’altra parte tutto il resto del mondo.
Gente che già c’era e che ha scelto di salire su un altro cavallo”.
Michelini non ha fatto mistero dell’appoggio ad esempio, di Gigli: “Lo ha rivendicato con orgoglio – continua Rossi – ieri invece leggendo le sue dichiarazioni ho capito che inizia a vergognarsi un po’ di chi. Noi umilmente non ci vergogniamo di chi ci appoggia: siamo noi stessi, un movimento civico che vuole ben governare la città”.
I viterbesi stavolta possono scegliere: “Non si tratterà di decidere a o b – precisa Rossi – c’è Marini, poi Michelini, noi, il candidato di Grillo. I sondaggi non contano nulla in una città piccola come Viterbo, i sondaggi siamo noi che parliamo con la gente.
C’è il doppio turno e qualsiasi risultato è possibile. Ciascuna di queste quattro liste può arrivare al ballottaggio e poi i giochi sono aperti”. Spiacenti per le altre otto.
“L’80 per cento degli attuali consiglieri – prevede Rossi non saranno più rieletti, è già una vittoria, si cambia”. Senza bisogno di sondaggi, di sicuro è un cambiamento che all’80 per cento degli inquilini di palazzo dei Priori non piacerà. Il restante 20 per cento sarà invece impegnato a fare gli scongiuri.
Se i viterbesi diranno in massa Viva Viterbo, invece, Claudio Margottini avrà un compito non semplice: far rinascere economicamente la città. Assessore alla Crescita economica, non più sviluppo economico. Dettaglio non da poco e non solo linguistico.
“A Viterbo – spiega Margottini – occorrono strategie, obiettivi, che sia una città accessibile, sostenibile, più verde e in grado di generare reddito”.
Si parte dai piccoli esempi per arrivare a obiettivi più importanti. “Penso al risparmio energetico – continua Margottini – si possono installare regolatori di flusso per controllare l’intensità della luce, si ottiene un risparmio da investire in iniziative sociali o ambientali.
A Orvieto con il risparmio ottenuto è stata realizzata l’illuminazione artistica di due palazzi storici.
Se vogliamo crescere servono teste e noi abbiamo l’università, si devono dare prospettive e obiettivi chiari in tempi certi.
Per dieci anni si è trascinato il problema dell’arsenico nell’acqua, con risultati sotto gli occhi di tutti, ma l’ateneo viterbese scopriamo che aveva individuato un sistema per differenziare le falde acquifere.
I rifiuti, altra emergenza: la differenziata dovrebbe stare al 65 per cento, siamo al diciotto. Possiamo fare molto, portando da noi esperienze positive già messe in atto altrove. Viterbo può offrire tanto in termini di cultura e la cultura è strumento di crescita e può diventarlo anche di reddito”.
Cultura, il campo di Alfonso Antoniozzi. “C’è molto da fare – spiega Antoniozzi – il centro storico sta morendo. Ci dicono che pensiamo solo a Viterbo dentro le mura, ma questo è il volano della città. Se nel corpo il cuore non va, hai voglia a occuparti degli altri organi.
Io penso alla facoltà di Agraria che potrebbe prendere la gestione del nostro parco comunale, sogno rassegne di cinema che possano tenersi nelle periferie”.
Troppi sogni? “Ci rimproverano d’essere quelli che sognano. E’ vero, siamo bravi a farlo, ma siamo altrettanto bravi a metterli in pratica, i sogni.
Io sono stufo di vedere in giro per l’Italia mille cose che si fanno e a Viterbo no. Sono stanco di vedere giovani andare via perché qui non ci sono prospettive”.
Giuseppe Ferlicca
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