Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Apprendiamo dell’ennesima espressione aggressiva nei riguardi dei soccorritori.
L’espressione è da esecrare. Esprimiamo la nostra solidarietà e il nostro dispiacere che corre su due piani: “il dolore fisico e morale dell’aggredito in quanto persona e quello della ferita che colpisce la comunità tutta”.
Sorvoliamo le molteplici cause che incidono sull’anima dello stato sociale che ha accompagnato, che accompagna e accompagnerà i nostri giorni. Da cittadini prima di tutto e attenti accoglienti osservatori non si può fare a meno di richiamare l’attenzione sull’aggressore, sul suo malessere manifesto.
Solitamente viene sempre riportato il fatto, ma non ci si cala dentro le pieghe dello stesso. Forse l’accaduto è l’occasione per soffermarci oltre il vedere e a fondare nel guardare.
Ho vissuto tanta accoglienza anche nel nostro pronto soccorso e ora, qualche volta, mi sono trovata a viverlo come accompagnatrice di pazienti. Forse è il caso veramente di unire menti e cuore, diverse esperienze per ricostruire; vi giunga il nostro conforto.
Maria Paola Angelini
Direttore ufficio diocesano di pastorale della salute
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