– Una soluzione al problema arsenico c’è, definitiva e con un risparmio minimo del 40 per cento rispetto agli impianti di dearsenificazione, che oltretutto servono solo ad arginare l’emergenza.
L’università della Tuscia l’ha studiata anni fa e presentata in Regione, ma dalla politica, acqua in bocca. Nessuna risposta.
Oggi ci riprovano, chissà che qualcosa non possa bollire in pentola. Il sistema si basa su tecniche innovative: quella dei pozzi incompleti, ovvero prelevare dalle falde solo la parte superficiale dell’acqua, più in alto, perché più si scende e più aumenta la quantità d’arsenico.
Oppure i pozzi a portata variabile, che tengono conto del maggiore afflusso d’acqua nelle falde in periodi di pioggia e di quelli, al contrario, di magra, mentre gli acquedotti adottano la portata costante, sempre fissa ad esempio a dieci litri al secondo. Con quella variabile si terrebbe conto dei livelli che variano nel corso dell’anno adeguandosi, per fare in modo di non “pescare” acqua dagli strati più bassi, a maggior contenuto d’arsenico.
Sembra semplice, sono stati effettuati studi in una zona tipo, l’area cimina e del lago di Vico, che comprende anche Viterbo, c’è una simulazione di progetto esecutivo, ma tutto rigorosamente solo su carta.
Mentre i cittadini devono rifornirsi alle fontanelle e i più fortunati usufruiscono già di un impianto di dearsenificazione, i cui costi inevitabilmente finiranno in bolletta.
“Ci sono tre tipi di falde acquifere – spiega Vincenzo Piscopo, geologo dell’università della Tuscia – quelle sospese hanno acqua con parametri sotto i livelli stabiliti per legge, quelle di base, con concentrationi d’arsenico che possono andare da meno di dieci microgrammi per litro fino ad arrivare a settanta. La concentratione non è omogenea. Poi esistono le termali, le più basse e con le maggiori concentrationi.
Nella zona termale di San Sisto, con un’acqua a 62 gradi, i contenuti d’arsenico oscillano tra 350 e 370 microgrammi per litro”.
Il nostro sistema idrogeologico ha una capacità di 5mila litri al secondo. Nella fascia presa in considerazione oggi ne sono captati quattrocento litri al secondo.
“Da nostre valutazioni – continua Piscopo – c’è un potenziale invece di 500 litri al secondo che rientrano nei parametri previsti per legge, ma che non sono captati e viaggiano verso il Tevere”.
A molti viterbesi arriva acqua con arsenico oltre il massimo consentito e quella al di sotto di dieci mg al secondo va sprecata.
“Noi proponiamo una soluzione – continua Piscopo – ce ne possono essere altre, vanno valutati i costi e i benefici. Abbiamo simulato un progetto esecutivo per una portata di quattordici litri al secondo in una zona in cui la concentrazione d’arsenico è tra dieci e venti microgrammi.
Il risparmio è del 40 per cento rispetto ai dearsenificatori.
La portata presa in considerazione è sufficiente per un centro abitato come Vitorchiano. In altre zone il risparmio potrebbe essere anche maggiore, senza considerare che essendo una soluzione definitiva, non sono previsti costi di gestione.
In passato queste idee le abbiamo sottoposte alla Regione, ma non abbiamo avuto risposte specifiche”. Chissà come mai.
“Si è perso tempo – osserva Silvano Onofri direttore dipartimento scienze ecologiche e biologiche – su decisioni politicoamministrative, adesso bisogna andare celermente a una soluzione. Se ora servono i depuratori perché lo impone la normativa, va bene, domani però dovremmo avere piani esecutivi per il reperimento di falde con parametri nella norma.
L’università è in grado di dare risposte, quelli che presentiamo sono dati, non opinioni e gli amministratori dovrebbero ricordarsi che l’ateneo esiste e può dare tanto al territorio”.
Alla presentazione all’università della Tuscia, oltre a Raffaella Valeri, candidata alle primarie, anche Giorgi di Talete che si trova d’accordo con lo studio presentato: “Ci sono anche altre soluzioni proposte – osserva Giorgi – anche l’attingimento dal lago di Bolsena, il trattamento dell’acqua è l’estrema razio, perché chi doveva decidere finora non l’ha fatto”.
Giuseppe Ferlicca
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