Polizia postale
Viterbo – (sil.co.) – False citazioni per pedopornografia via mail, gli investigatori che hanno rintracciato a Viterbo il “cassiere” del gruppo criminale, un pregiudicato 66enne d’origine romana, l’hanno chiamata operazione “Kafka”. In un paio di mesi sarebbe riusciti a mettere da parte un bottino di oltre mezzo milione di euro facendo leva sulla paura degli internauti.
Non a caso “Kafka”. L’indagine condotta dalla polizia postale con le procure di Brescia e Vicenza che hanno emesso 16 mandati di perquisizione per una truffa riguardante delle false citazioni in giudizio e denunce è stata denominata “Kafka”, in riferimento al libro “Il processo” dello scrittore boemo Franz Kafka, in quanto le vittime si sono viste accusate, processate e condannate per delitti mai commessi.
L’inchiesta è partita dall’invio massivo di mail estorsive, apparentemente provenienti da autorità istituzionali, contenenti una falsa citazione in tribunale per fatti afferenti alla pedopornografia.
Su carte prepagate i soldi delle vittime
I vertici del gruppo sarebbero tutti nordafricani. Presunta mente un nigeriano, che risiede a Brescia. Alle sue dipendenze tre informatici, e 12 soggetti che svolgevano il ruolo di intestatari o prestanome dei conti sui quali confluiva il denaro delle vittime. Il 66enne, con precedenti specifici, avrebbe fatto da prestanome per le carte prepagate sulle quali far confluire il denaro.
Falsi loghi di forze di polizia e ministeri italiani
Le email oggetto di indagine riproducevano un falso documento governativo con falsi loghi di forze di polizia e di ministeri italiani, tra i quali il ministero dell’Interno e il ministero della difesa, affiancati a quelli di ggenzie internazionali quali Europol ed Interpol. Il documento era firmato anche dal capo della polizia Lamberto Giannini, o dal comandante generale dell’arma dei carabinieri Teo Luzi, o dal direttore del servizio polizia postale pro tempore, Nunzia Ciardi e dall’attuale supplente del direttore del servizio polizia postale Ivano Gabrielli.
Truffa della pedofilia via email
Richieste di denaro per fare “decadere” le accuse
Erano contestati reati gravissimi commessi sul web, come molestie sessuali su minori. Il documento minaccia di inoltrare le prove ad un non meglio specificato “procuratore” ed ai media, invitando a fornire giustificazioni entro 72 ore. Il passo successivo era una richiesta di denaro per far “decadere” le accuse e l’indicazione delle coordinate bancarie verso le quali corrispondere le somme estorte.
Si indaga sulla rete di contatti della banda
Questo genere di truffe colpisce in particolare Francia, Austria, Spagna, Belgio e Italia. Ora la polizia postale eseguirà tutti gli accertamenti del caso sul materiale informatico oggetto di perquisizione, al fine di delineare le responsabilità dei soggetti indagati nell’attività delittuosa e la rete dei contatti coinvolti nell’invio delle mail estorsive con particolare attenzione ai collegamenti con l’estero.
Articoli: “Sei indagato per pedopornografia”, sgominata banda di web-truffatori – “Sei indagato per pedopornografia”, c’è truffa per te nella posta elettronica
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY