– E’ emergenza arsenico nella Tuscia, adesso a certificarlo è pure il ministro alla Salute Renato Balduzzi, intervenuto ieri dopo i dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità che ha condotto una ricerca su 269 persone che vivono in aree a rischio.
Sui campioni d’unghia la concentrazione d’arsenico è risultata pari a duecento nanogrammi per grammo contro gli 82 nanogrammi di un gruppo di controllo nella popolazione generale.
Nelle urine la concentrazione invece è di venti microgrammi per litro, rispetto alla soglia di quindici.
La ricerca è stata condotta in sedici comuni oltre al capoluogo e i risultati hanno evidenziato come pure nei bambini le concentrazioni sono ben al di sopra della soglia d’attenzione.
“E’ una vera emergenza – dice il ministro Balduzzi – per la cui soluzione non si può piu’ aspettare”.
Poco prima il presidente della Regione Zingaretti aveva telefonato al ministro e la prossima settimana è previsto un incontro. Il problema interessa anche centri in provincia di Latina e Roma.
C’è stato spazio anche per un botta e risposta tra Balduzzi e l’ex governatrice Renata Polverini, accusata dal primo d’avere trascurato il problema, mentre l’esponente del Pdl ha replicato ricordando i provvedimenti e per Viterbo, i dodici milioni di euro destinati ai dearsenificatori.
A preoccupare, anche i valori d’arsenico riscontrati nel pane, sarebbero superiori alla media, ma dalle associazioni di categoria è partita una pioggia di precisazioni: Andrea De Simone (Confagricoltura) sottolinea come le imprese siano da tempo state informate e i prodotti a norma, quindi il pane è buono, mentre dalla Cna Claudio Cavalloro spiega come pur essendo state le imprese abbandonate a se stesse nel risolvere il problema, l’allarmismo è ingiustificato.
Le imprese artigiane per il Codacons non sono responsabili della situazione che si è venuta a creare, tanto da proporre loro un’azione per ottenere fino a un milione di euro ciascuna di risarcimento, ma al tempo stesso chiede alla Asl di chiudere quegli esercizi commerciali costretti a utilizzare acqua al di fuori dei parametri concessi per l’arsenico.
Dal primo gennaio sono quaranta i comuni viterbesi dove sono scattate le ordinanze di non potabilità, ordinanza destinata a scadere il prossimo trenta giorno e che con tutta probabilità non sarà possibile rinnovare. Per quel momento i potabilizzatori dovranno essere tutti in funzione. Non sembrano esserci alternative.
L’acqua attualmente dove supera i limiti di dieci microgrammi al litro, può essere utilizzata solo per lavare gli indumenti, le stoviglie e gli ambienti, mentre non si può bere e nemmeno utilizzare per cucinare gli alimenti o lavarsi i denti.
In attesa degli impianti di depurazione, ci si organizza come si può.
Lunghe file alle fontanelle, come succede a Capranica, dove i limiti superano i quaranta microgrammi per litro a fronte dei dieci consentiti dalla normativa europea.
Ieri sera, quando ormai sull’argomento si erano espressi tutti, ministro compreso, è arrivata una precisazione da parte dell’Istituto superiore di sanità, per sottolineare come non esistano limiti massimi stabiliti per legge sul contenuto di arsenico negli alimenti, mentre è infondata la notizia su livelli fuori norma d’arsenico nel pane.
“Non ci sono evidenze – precisano dall’istituto – sul fatto che nella produzione alimentare siano mai state usate acque non conformi al limite fissato per l’arsenico, nel viterbese come altrove”.
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