Viterbo – “L’azienda speciale di diritto pubblico è la sola alternativa all’ingresso dei privati in Talete. Invitiamo tutti i sindaci a valutare questa proposta, istituendo un tavolo di confronto con esperti del settore”. Conferenza stampa questa mattina in via Garbini a Viterbo del comitato Non ce la beviamo contro l’ingresso dei privati, per il 40% delle azioni, all’interno della società idrica. Una società per azioni che finora vede tra i suoi soci soltanto enti pubblici.
A parlare per prima e Paola Celletti del comitato.
”Occorre superare la forma società per azioni di Talete, perché non risponde alle esigenze del territorio – ha detto Celletti -. È soltanto la forma pubblica che può dare una risposta concreta e fattibile nell’immediato. Invitiamo tutti i sindaci ad analizzare e valutare questa proposta. Attraverso un tavolo istituzionale con la partecipazione degli esperti del settore”.
Assieme a Celletti ci sono anche l’avvocato Carlo Mezzetti, Francesco Lombardi e il consigliere comunale di Civita Castellana Yuri Cavalieri.
”Non solo – ha proseguito Celletti – ma il passaggio da una società di diritto privato a una azienda di diritto pubblico, permetterebbe di accedere anche ai fondi statali. Cosa che ora non è possibile, proprio perché Talete è una società privata e ogni aiuto diventerebbe un aiuto di stato che per i privati non è possibile erogare”.
“La proposta di far vita ad un’azienda speciale di diritto pubblico – ha poi sottolineato Lombardi – trova tutta una serie di impedimenti, portati avanti soprattutto dal Pd e da Forza Italia che vogliono la privatizzazione”.
Ad intervenire anche Mezzetti. “La privatizzazione del 40% delle quote – ha commentato l’avvocato – viene legata anche all’aumento dei costi di produzione legati all’emergenza energetica. Non si può privatizzare l’acqua sulla spinta di un’emergenza, che fra l’altro condizionerebbe anche un privato. Dopodiche’, con la privatizzazione del 40% delle quote entrebbe un soggetto privato con una forza ‘politica’ che gli enti comunali non hanno, perché le loro quote sono minime. Inoltre un soggetto di diritto pubblico non fallirebbe, ma continuerebbe ad erogare servizi e stipendi ai dipendenti. Anche se fosse in dissesto. Cosa che non vale per Talete e non varebbe nemmeno di fronte all’ingresso di privati che potrebbero essere anche delle multinazionali, cosa che accade già in altre parti d’Italia”.
Daniele Camilli
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