Viterbo – “Cotral ci rifila un servizio scadente e finge che tutto vada bene con la complicità della provincia e della prefettura. Chiediamo un tavolo di confronto permanente”. Picchetto oggi pomeriggio alle 2 del pomeriggio, di Osa, Opposizione studentesca d’alternativa, alla fermata dei bus di porta della Verità a Viterbo. In coincidenza con l’uscita dalle scuole degli studenti che poi, per tornare a casa, prendono lì, come da altre parti lungo viale Raniero Capocci, gli autobus Cotral, società in house della regione Lazio.
Viterbo – Trasporti – Il picchetto Osa
“Un altro anno è iniziato per gli studenti – è scritto sul volantino distribuito dai militanti di Osa agli studenti in attesa alla fermata del bus – e sono ricominciati i disagi: mezzi sovraffollati, corse fantasma, bus guasti. Cotral ci rifila un servizio scadente e finge che tutto vada bene, con la complicità della provincia e della prefettura. Come Opposizione studentesca d’alternativa denunciamo anni di tagli sui servizi e sulla scuola pubblica, e lotteremo finché non avremo un tavolo di confronto permanente e risultati concreti”.
Una decina in tutto gli studenti che hanno realizzato il picchetto. Una sessantina gli studenti che stavano lì ad ascoltare. È il secondo picchetto di Osa in due giorni.
“Dopo due anni di pandemia – spiegano gli organizzatori – governo e istituzioni tuonavano sul ‘ritorno alla normalità’ per le scuole. Eppure nessuno dei problemi strutturali delle nostre scuole è stato affrontato, a partire dai trasporti”.
“Fin dal primo giorno di scuola migliaia di studenti della nostra provincia sono stati costretti ad ammassarsi come sardine nei trasporti, con autobus che regolarmente sono strapieni, costringendo molti studenti ad aspettare”.
“Denunciamo la passività di comuni, Cotral e regione Lazio – proseguono i militanti di Osa – che sono ben consci dello stato disastroso del trasporto pubblico ma non intervengono”.
“Denunciamo poi, complessivamente, un modello di istruzione dove in alternanza alcuni studenti sono morti. Un modello di istruzione che ci riserva scuole fatiscenti e asserve la nostra educazione al profitto delle aziende senza garantire nemmeno un trasporto pubblico decente”.
Daniele Camilli
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