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Viterbo - Al centro anche dell'ultimo rapporto dell'osservatorio regionale per la legalità 

Mafia viterbese fa ancora paura: “Sodalizio multietnico riferibile alla ‘ndrangheta”

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Mafia viterbese - Intimidazioni e attentati contro la discoteca (nei riquadri i boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi)

Mafia viterbese – Intimidazioni e attentati contro la discoteca (nei riquadri i boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi)

Viterbo – (sil.co.) – Mafia viterbese fa ancora paura. Il clan Trovato-Rebeshi è al centro anche dell’ultimo rapporto “Mafie nel Lazio”, elaborato dall’Osservatorio per la legalità e la sicurezza della Regione Lazio relativo al biennio ’20-’21 e al primo semestre 2022.

Mafia viterbese fa ancora parlare di sé. Nonostante siano passati quasi quattro anni dai tredici arresti dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019, con i boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, ai vertici del sodalizio italo-albabese che ha messo a ferro e fuoco Viterbo tra il 2017 e il 2018, già condannati in primo e secondo grado per associazione di stampo mafioso e detenuti in regime di massima sicurezza in attesa fra qualche mese del processo di terzo grado in cassazione.

Il rapporto ,”Mafie nel Lazio” ricorda come in due anni a Viterbo, definita “tranquilla provincia laziale”, siano stati contati 45 tra atti intimidatori e incendi. 

Viene quindi ribadito come pur trattandosi di organizzazioni mafiose autoctone, siano riferibili alla ‘ndrangheta. Un sodalizio “caratterizzato da una connotazione multietnica, di tipo mafioso, composto da soggetti italiani e albanesi, con collegamenti con la ‘ndrangheta”.

“Il clan Trovato – si legge nel documento – impone a Viterbo paura e intimidazione. La comunità viterbese è stata molto scossa e impaurita dai numerosi incendi verificatesi in una città da sempre tranquilla. A Viterbo si è diffusa paura perché Trovato ha innalzato il livello della violenza, passando dalle percosse agli incendi, unitamente al fatto che vantava di avere parenti e conoscenze legate alla ‘ndrangheta. Spaventava le persone. Le vittime, “in stato di soggezione, una volta subiti atti intimidatori (incendi, esplosione di colpi, teste di animali mozzate) non riescono più a sottrarsi dalla violenza”.

“Il sodalizio criminale – ricorda il rapporto – operava con pratiche estorsive” ed “era riuscito a imporsi avvalendosi della ferocia e del ‘peso militare’ degli albanesi per la commissione di numerosi atti violenti al fine di esercitare, di fatto, un’azione di controllo del territorio. Le azioni si inserivano in una strategia criminale unitaria, promossa da un soggetto calabrese, Giuseppe Trovato, contiguo alla ‘ndrina Giampà di Lamezia Terme”.

E ancora: “Il sodalizio mirava al controllo di attività economiche – ditte di traslochi ed esercizi impegnati nel commercio di preziosi usati (i compro oro) – nonché al traffico di sostanze stupefacenti, al recupero crediti ed estorsioni. Il gruppo aveva tentato di affermarsi sul territorio attraverso atti intimidatori tipici di gruppi mafiosi: dal recapito di cartucce all’incendio di autovetture delle vittime, arrivando anche a collocare le teste mozzate di animali. Atti eclatanti, rivolti in qualche caso anche ad appartenenti alle forze di polizia”.


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22 ottobre, 2022

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