– “Desidero esprimere a nome di tutta la Uilpa penitenziari la nostra totale vicinanza e i sentimenti di viva solidarietà al reparto di polizia penitenziaria della casa circondariale di Viterbo che, nella giornata di ieri, è stata oggetto di un vile atto intimidatorio”.
Lo dichiara il segretario generale della Uilpa penitenziari, Eugenio Sarno, a commento del colpo di carabina che è stato sparato, ieri, da sconosciuti, verso una delle garitte del muro di cinta del carcere Mammagialla di Viterbo.
“E’ solo grazie alla blindatura del vetro della garitta che oggi non commentiamo una tragedia. Abbiamo ragione di credere – sottolinea Sarno – che il colpo di carabina è stato sparato per attentare alla vita dell’agente che in quel momento si trovava all’interno della garitta, considerato che è stato sparato ad altezza d’uomo. Ovviamente sono in corso le indagini del caso e dalle prime informazioni pare che l’atto intimidatorio, meglio l’attentato, sia da collegare alla presenza di detenuti collegati all’area dell’antagonismo politico più che alla presenza di detenuti legati al crimine organizzato”.
La realtà del carcere di Viterbo è da tempo all’attenzione delle organizzazioni sindacali che hanno rivendicato maggiore sicurezza e l’adeguamento dell’organico.
“Mi pare sinanche superfluo affermare che l’episodio nulla c’entra con la sorveglianza dinamica, che tra l’altro a Viterbo non trova applicazione, come sostenuto dal Sappe. Di fronte a un episodio di tale gravità è stucchevole e disdicevole alimentare polemiche verso le persone piuttosto che agire per garantire diritti e sicurezza. Spero – rimarca il segretario generale della Uilpa penitenziari – non si disperda l’unitarietà che ha consentito alle organizzazioni sindacali di Viterbo di arrivare a un piano di implementazione delle risorse umane. Così come sono certo che la direzione e il provveditorato regionale non mancheranno di attivare un percorso di confronto per esaminare quali migliorativi possono essere apportati all’attuale organizzazione del lavoro per garantire maggiore sicurezza, anche in relazione a precedenti atti intimidatori (buste con proiettili, pacco bomba, ecc.).
Non è ininfluente segnalare come i circa duecento detenuti classificati ad Alta Sicurezza e i circa 50 detenuti sottoposti al 41bis siano più che una buona ragione – conclude Sarno – per trovare una sintesi condivisa per migliorare le condizioni complessive della sicurezza del carcere viterbese”.
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