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Viterbo - Riporta la frase "maresciallo non ci prendi" di Niko Pandetta - È stato arrestato pochi giorni fa per droga

Blitz notturno, a Mammagialla spunta uno striscione dedicato al rapper nipote del boss

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Niko Pandetta

Niko Pandetta

Viterbo – “Maresciallo non ci prendi”. Sul cancello di Mammagialla uno striscione con la frase del trapper Niko Pandetta, il nipote 31enne di un boss della mafia catanese arrestato a Milano a fine ottobre e condotto in carcere per scontare una condanna definitiva a 4 anni per spaccio.

Lo striscione avrebbe fatto la sua comparsa la notte tra mercoledì e giovedì, appesi da un “commando” di tre-quattro persone, nel corso di un blitz su cui stanno indagando Digos e penitenziaria.

Lo striscione riportava la frase di un noto brano di Pandetta, che poco prima di essere arrestato lui stesso aveva postato sul suo profilo Instagram. Anche il video dell’azione di ieri notte sarebbe poi stato postato sui profili social di un pregiudicato viterbese, arrestato in passato sempre per spaccio di droga.

Pandetta è nipote del boss Turi Cappello da anni al 41 bis. Vincenzo Pandetta, in arte Niko, ha all’attivo due dischi d’oro per il singolo Pistole nella Fendi e per l’album Bella vita. Il cantante, dopo aver pubblicizzato sui social la notizia della sua condanna, si era sottratto al provvedimento ma era stato rintracciato dagli agenti della sezione criminalità organizzata della mobile della questura di Milano.

Il video dell’arresto, diffuso sui social, è diventato virale.

È stato un cumulo pena, ordinato dalla procura generale di Catania, a portare all’arresto di Vincenzo Pandetta, in arte “Niko”, il trapper e neomelodico catanese, nipote del boss Turi Cappello, arrestato a Milano. Pandetta deve scontare una condanna a meno di 4 anni di carcere per spaccio avvenuto nel 2012 con sentenza diventata definitiva, alla quale si è aggiunta un’altra vecchia condanna a 5 mesi per evasione.

I quattro anni e i cinque mesi hanno di fatto superato il limite (4 anni). È stato il suo legale, l’avvocato Maria Chiaramonte a precisare che non vi era alcuna motivazione per Pandetta di rendersi irreperibile: “Sapeva del provvedimento e stava per fare rientro a Catania, stava andando all’aeroporto – spiega il legale, che continua – non solo: i due che erano con lui, e tra questi il suo impresario albanese, sono stati rilasciati poco dopo il fermo. Per loro non c’è stato alcun motivo di contestazione del reato di favoreggiamento”.


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4 novembre, 2022

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