Viterbo – La prima giornata del pedibus a porta della Verità
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – È di questi giorni la polemica sull’avvio di una fase sperimentale di blocco alla circolazione veicolare a Viterbo nella zona di porta della Verità nel centro storico.
Il provvedimento dell’amministrazione viene giustificato come misura di sicurezza per bambini e studenti in coincidenza con l’ingresso nelle scuole. Dopo l’iniziativa della giornata Streets for kids, è stata introdotta la strada scolastica, prevista nell’ambito della campagna Clean Cities Campaign, e in via sperimentale il piedibus o pedibus, una sorta di scuolabus ma con percorsi guidati e organizzati da genitori e adulti per accompagnare i figli a scuola a piedi.
Impatto sui bambini da inquinamento da traffico e auto
Da diverso tempo, la mobilità urbana è sotto la lente di ingrandimento. Come sottolinea l’Agenzia europea dell’Ambiente (2021) l’inquinamento atmosferico rappresenta ancora una delle più importanti fonti di rischio per la salute dei cittadini europei, specialmente nelle zone urbane.
Dal rapporto MobilitAria 2022 di Kyoto Club e dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr, nella sezione dedicata alla Strada scolastica, emerge, d’altra parte, il peso preponderante del trasporto stradale e delle automobili sulle emissioni di gas serra.
Oltre tutto, il ministro della Transizione ecologica evidenzia che “il settore dei trasporti produce oltre il 49% delle emissioni di polveri sottili (PM10) in Italia, di cui oltre il 65% di queste deriva dal trasporto stradale. Quindi il sistema dei trasporti è considerato uno dei maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico”.
Viterbo – La prima giornata del pedibus a porta della Verità
Ma c’è di più. L’esposizione a inquinanti come il biossido di azoto (NO2) derivanti da traffico veicolare causa gravi danni alla salute dei bambini: asma, malattie polmonari e cardiache, danni alle cellule cerebrali, e alla capacità di apprendimento. In ragione dei rischi, l’Organizzazione mondiale della sanità ha, in nuove linee guida, abbassato i livelli di inquinanti consentiti per migliorare la qualità dell’aria nelle città e salvaguardare la salute delle persone.
La campagna NO2 No grazie di Cittadini per l’Aria ha, peraltro, messo in evidenza come siano ampiamente superati nelle scuole e nelle città italiane i nuovi limiti di tolleranza del biossido di azoto (10 μg/m3), stabiliti dall’Oms.
Perché Viterbo non ha un piano urbano della mobilità sostenibile?
Parlare di mobilità sostenibile significa soltanto occuparsi di ridurre i rischi sull’ambiente e sulla salute del pianeta e degli individui, in special modo i bambini, dovuti allo spostamento e al trasporto di persone e merci. Incoraggiando cittadinanza e amministrazioni a trovare e promuovere soluzioni migliori, innovative e meno dannose. In poche parole, meno veicoli inquinanti come le automobili e più circolazione a piedi, con biciclette e mezzi pubblici.
Rientra in questo quadro, l’idea del “Piano Urbano di Mobilità Sostenibile (Pums)”, individuato dall’Unione europea e fatta propria dall’Italia, quale strumento strategico per affrontare le sfide della mobilità urbana in un’ottica di sostenibilità ambientale e di contrasto alla minaccia di cambiamenti climatici e inquinamento.
Molte città italiane hanno elaborato piani urbani di mobilità sostenibile e aderito alla rete Pums che ha costituito un Osservatorio che verifica l’adesione e lo stato di avanzamento dei piani di comuni e unioni di comuni impegnati nella pianificazione sostenibile della mobilità urbana.
Nel Lazio, Roma, Frosinone hanno aderito a questo network. Anche Viterbo risulta nell’elenco delle città aderenti. Ma mentre Frosinone e Roma hanno approvato i loro piani Viterbo resta al palo.
Nella pagina dell’osservatorio Pums (https://www.osservatoriopums.it/viterbo) si può leggere che nessuna azione è stata avviata.
Perché? Non sarebbe importante colmare questa lacuna e cominciare a disegnare una strategia di mobilità sostenibile di lungo periodo collocando Viterbo su un percorso più strutturato di città più green e vivibile?
Carlo Lavalle
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