Viterbo – “Il fallimento di Talete è da non augurare nemmeno al peggior nemico”. L’amministratore unico Salvatore Genova non ci gira intorno. Sarebbe una iattura, per i cittadini e per i comuni.
La parola ricorre spesso nelle ultime riunioni della società idrica, di solito per mettere in guardia sulle conseguenze d’azioni messe in atto, lungaggini, in una fase piuttosto delicata di Talete.
Salvatore Genova
Stavolta a pronunciarla è Genova. Sollecitato dal vicesindaco di Caprarola Eugenio Stelliferi, che gli chiede cosa accadrebbe se domani accadesse l’irreparabile. Rubinetti chiusi per sempre. Domanda a scopo “educativo”.
“Non è da augurare nemmeno al peggior nemico come eventualità – osserva Genova – non è facile dare continuità al servizio.
Da una parte ci sarebbe l’impatto economico sulle amministrazioni, sui fornitori e poi l’impatto operativo. Non è semplice trovare un altro operatore”.
In ogni caso: “I comuni sarebbero tagliati fuori dalla futura governance, non potrebbero avere quote nella nuova società, lo prevede la norma”.
Sarebbe il minimo. Avendo contribuito in qualche modo al fallimento, bene che si occupino d’altro. Magari, come trovare i soldi che serviranno.
“I soci dovrebbero far fronte alle perdite – continua Genova – i bilanci non avranno coperture, l’impatto sul bilancio di ciascuna amministrazione peserà per le somme appostate come crediti”. Non più esigibili. Scenario da paura, meglio bere un bicchiere d’acqua, finché c’è.
Giuseppe Ferlicca
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