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Viterbo - Il racconto di Ilaria, ieri pomeriggio durante il convegno organizzato in sala Regia per la giornata internazionale del 25 novembre

“Violenza sulle donne, quando con un pugno mi fece uscire l’occhio dall’orbita”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Con un pugno mi fece uscire l’occhio dall’orbita”. Violenza sulle donne. La testimonianza di Ilaria, madre di una bambina. Una ragazza che nel 2020 si è rivolta al centro antiviolenza Penelope di Viterbo per denunciare il proprio compagno e che, grazie al lavoro del centro e al suo coraggio oggi è “una nuova Ilaria” che ha raccontato la sua storia davanti alle persone che ieri sera hanno preso parte al convegno “Costruzione di nuovi modelli culturali, la donna al centro”, organizzato dall’assessorato alle politiche sociali del comune nella sala Regia di palazzo dei Priori e nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Di fronte a lei altre donne, così come tutte le autorità politiche, istituzionali e associative del territorio. Accanto a lei, Marta Nori e Carla Centioni del centro Penelope e l’assessora alle politiche sociali Patrizia Notaristefano.


Ilaria

Ilaria


“Io sono Ilaria, una nuova Ilaria – ha raccontato Ilaria -. Un anno fa narravo la mia storia, narravo i miei dolori, quelli che ancora vedevo come insuccessi, come dei fallimenti. Parlavo di quell’uomo che ho amato, di quell’uomo alto, sportivo e premuroso che è stato così bravo da conquistarmi con sorprese e regali costosi, con cene e viaggi, di quell’uomo che io continuavo a giustificare ogni volta, ad ogni suo insulto, ad ogni sua violenza, perché tutto poi era seguito da serenate sotto casa e dolcissime dichiarazioni d’amore. Credo mai nessuno al mondo sia mai stato tanto bravo da riuscire a confondermi ed ‘incatenarmi’. Chiusa in casa senza poter uscire, attenta ad ogni parola, attenta ad ogni gesto, pronta a reagire, ma aveva sempre la meglio. Sì, io sono Ilaria, ma non sono più quella Ilaria”.


Il convegno in sala Regia nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Il convegno in sala Regia nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Nella Tuscia il 74,5% delle donne che si sono rivolte al centro Penelope ha subito una violenza intra familiare, cioè tra le mura domestiche, in famiglia, e il 92,2% ha subito tipologie di violenza multipla. 169 le donne prese in carico dal centro da marzo del 2021 a novembre 2022. Di queste, 46 tra marzo e novembre di quest’anno. Sono i dati del centro antiviolenza Penelope resi noti da Marta Nori e Carla Centioni. Il centro sta a San Faustino, via della Pettinara. Il numero cui poter telefonare è 1522.

“Sono passati ormai 4 anni dal mio basta – ha proseguito poi Ilaria – da quando, con la mia piccola bambina in braccio ho deciso che la mia vita valeva più di umiliazioni e botte, e violenza. Sapevo che quel piccolo scricciolo che avevo tra le braccia, meritava molto di più, e sapevo che se avessi continuato a subire non avrei potuto crescerla e darle tutto ciò che oggi posso darle. Ricordo ancora quando tra me e me dicevo: ‘ormai l’ho scelto, ormai è questa la mia vita’, e pensavo ad un futuro di lividi e lacrime. In quei momenti non vedevo via d’uscita, ero convinta di essere caduta in una trappola senza uscita, che quello ‘meritavo’ perché non ero stata risoluta al momento giusto. Ma finalmente oggi vi dico che non è così. Quando si dice che nulla è per sempre e che tutto può cambiare, dovremmo imparare a pensare che ciò riguarda ogni scelta ed ogni situazione della vita. Ed infatti, eccomi qui”.

“Io sono Ilaria, ed oggi vivo ricordando ancora quei momenti, mi specchio ogni mattina e conto le cicatrici che cerco di coprire con il trucco, ma non sento più quelle fitte al cuore che mi toglievano il fiato. Quel senso di sconfitta irrimediabile. Appena scappata da quella casa ero disorientata, confusa, spaventata per il mio futuro e quello di mia figlia”.


Marta Nori e Ilaria

Marta Nori e Ilaria


Il 26% delle donne che ha avuto accesso al centro antiviolenza di Viterbo ha un’età media di 30-39 anni. Il 23% 50-59, il 21% 40-49 e il 20% 16-29 anni. La restante parte ha un’età compresa tra i 60, i 70 anni e oltre. Il 66% sono italiane e il 39% straniere. La maggior parte delle donne è venuta in contatto con il centro attraverso le forze dell’ordine (43%), altre in modo autonomo (38%) e altre ancora attraverso parenti o conoscenti (5,6%) oppure il percorso rosa tramite l’ospedale (3,4%). Il numero telefonico 1522 ha infine accolto e indirizzato il 7% delle richieste da parte delle donne. 

“Passai il primo periodo a curare le ferite fisiche – ha continuato a raccontare Ilaria -. A cercare di recuperare la vista all’occhio che quella notte mi fece uscire dall’orbita con un pugno. Ci misi mesi, ci vollero tre interventi. Ma per fortuna non persi l’occhio. Sì, è vero, a sinistra non vedo quasi più. Ma, se penso a quanto poteva andare peggio, mi consolo. Poi ci sono le ferite invisibili, quelle più difficili da curare. Ho cercato mille strategie per non sentire il dolore. Alcune, lo confesso, non proprio giuste. Ma, piano piano, in me sgomitava l’idea di meritare di più, che non era vero che io ero destinata a vivere quei torti. Cresceva in me la consapevolezza che io sono destinata a vivere come io reputo opportuno”. 

“Finalmente ho deciso di rivolgermi prima all’associazione Kyanos e poi al centro antiviolenza Penelope. Ma probabilmente ancora non ero pronta a risollevarmi. Era difficile rapportarmi con quello che al momento vedevo come ‘il mondo esterno’. Ma piano piano iniziai a fidarmi, ad abbassare le mie mille difese e grazie anche al supporto di tutte le operatrici del centro antiviolenza, iniziavo a vedere come ancora si prospettavano per me infinite possibilità di successo lavorativo, genitoriale, familiare. Quella fitta nebbia iniziava a dissolversi, ed io, ironico da dire dopo la vicenda dell’occhio, iniziavo a vederci chiaro”.

La maggior parte delle donne che si sono rivolte al centro Penelope sono occupate (47%), altre in cerca di occupazione o disoccupate (33%), mentre 2% si è ritirata dal lavoro. Per quanto riguarda il titolo di studio, il 53% è diplomata, il 23% ha la terza media e il 18% è laureata. Infine, il 74,5% delle donne che si sono rivolte al centro ha subito una violenza intra familiare e il 92,2% ha subito tipologie di violenza multipla.


Il convegno in sala Regia nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Il convegno in sala Regia nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne


“Ricordo quando mi dissi ‘mai più uomini’ – ha proseguito Ilaria in sala Regia – non avrei mai creduto di poter avere la forza di ripartire, di ricominciare a fidarmi, di ricominciare a sognare finché non ho trovato sul mio cammino uomo dolce e premuroso che già si occupava della sua meravigliosa bambina e che ha saputo capire ed aspettare i miei tempi prima di iniziare a curare le ferite più difficili. Non voglio dilungarmi oltre anche se ci sarebbe molto da dire, ma da quel momento ho iniziato a capire che molti degli ostacoli che io vedevo, non erano reali, ma appartenevano solo alle mie paure”.

“Avevo bisogno di recuperare la mia dignità, di sentirmi utile ed indipendente, e per questo ringrazio Kyanos e il centro antiviolenza Penelope che mi hanno dato questa opportunità, un piccolo ruolo in questa grande famiglia. Ed iniziavo a sentirmi davvero soddisfatta ed appagata. La fiducia in me stessa è notevolmente aumentata, ho avuto il coraggio di tornare a fare colloqui di lavoro, di presentarmi come la ragazza brillante che ero, non come quella nuvola di fumo che credevo di essere diventata. Tutto ha iniziato a girare per il verso giusto. Sì, mi capita ancora a volte di sognare le mani di quell’uomo intorno al collo, ma sapete che c’è? E’ un sogno, un incubo, niente di più! Se oggi sono qui, è per dirvi che davvero la sofferenza non è eterna, che da ogni situazione si può uscire. Ci vuole coraggio. Ci vuole forse un pizzico di quel pelo nello stomaco che quell’uomo mi aveva tolto”.

Secondo l’Istat, Istituto nazionale di statistica, dai dati relativi al 2021 emerge che le vittime uccise in una relazione di coppia o in famiglia sono 139 (45,9% del totale), 39 uomini e 100 donne. Il 58,8% delle donne è vittima di un partner o ex partner (57,8% nel 2020 e 61,3% nel 2019). I minorenni sono uccisi da persone che conoscono. Inoltre, dai dati Istat emerge che è straniero il 19,1% delle vittime, di cui il 63,8% sono uomini e il 36,2% donne. In totale, nel 2021 i dati Istat riportano 104 femminicidi, su 119 omicidi con una vittima donna.

Tra il 1° gennaio e il 6 novembre di quest’anno – i dati sono del report settimanale stilato dal Servizio analisi criminale per il ministero dell’interno – sono stati registrati 256 omicidi, con 94 vittime donne, di cui 82 uccise in ambito familiare-affettivo. Di queste, 48 hanno trovato la morte per mano del partner-ex partner.

“Io sono Ilaria – ha concluso infine Ilaria – ed oggi vivo con Alessio, Greta ed Amy. Con i nostri due cani. Con un pappagallo. Io sono Ilaria ed oggi ho un lavoro. Io sono Ilaria ed oggi sono felice”.

Daniele Camilli


– Nori e Centioni (Cav): “Nella Tuscia il 74,5% delle donne che si sono rivolte al centro Penelope ha subito violenza in famiglia”


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26 novembre, 2022

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