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Elezioni comunali 2013 - Marini (Pdl) punta alla vittoria al primo turno, senza sentirsi avvantaggiato per le disgrazie del Pd

“Io devo ancora partire, gli altri sono già arrivati”

di Giuseppe Ferlicca
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Giulio Marini

Giulio Marini

 “Senza soldi e con i tagli al bilancio, nessuno avrebbe saputo fare meglio di noi”.

Guardando ai suoi primi cinque anni da sindaco, Giulio Marini ne è convinto, ma per il primo cittadino uscente la campagna elettorale non sarà una passeggiata, così come riconquistare palazzo dei Priori. Rispetto a cinque anni fa, il quadro è completamente cambiato.

“C’è una forte frammentazione, diversi partiti, vedo molta confusione soprattutto nei messaggi che si lanciano alla città. Bisognerà cominciare a essere meno fantasiosi”, spiega Marini.

 

Ma lei ha voglia di rifare il sindaco per altri cinque anni? C’è chi la vede poco convinto.
“Quelli appena trascorsi sono stati anni oltremodo faticosi. Con questa responsabilità e consapevolezza, oltre al sostegno dei miei, ho deciso di assumermi questa responsabilità e tentare la partita. Non sono uno sprovveduto e so come il comune sia una macchina complessa. Non è che sono indeciso, semmai sono responsabile. Ho fatto tutte le valutazioni del caso e ho deciso di andare avanti, con una campagna elettorale che sarà la migliore possibile. Finora ho visto molte sceneggiate in giro, non mi pare più il tempo, si fa sul serio”.

Lei è il sindaco uscente, dovrebbe partire avvantaggiato, invece sembra che stia rincorrendo i suoi avversari, un po’ in affanno.
“Abbiamo affrontato molti problemi. A ogni difficoltà, in cinque anni difficili a Viterbo e non solo, tutti guardano al sindaco, pure per quello in cui l’amministrazione non ha responsabilità.

Io ritengo d’avere avuto una gran testardaggine per cambiare. Oggi bisogna dire quello che si è realmente in grado di fare e soprattutto sapere dove andare a prendere i soldi necessari, perché nei bilanci comunali non ci sono. Noi ci siamo riusciti. Abbiamo messo in campo tanti di quei progetti. Per la campagna elettorale io devo ancora partire, forse gli altri sono già arrivati”.

La scorsa volta Sposetti la portò al ballottaggio, come andrà quest’anno?
“Stavolta non sono in grado di fare programmi. Il mio sogno, visto che ho sempre vinto al secondo turno, è vincere al primo, capisco che possa essere difficile. Spero di riuscire a far capire le difficoltà con cui abbiamo dovuto fare i conti.

Se qualcuno pensa che ci sono le buche sulle strade o altri problemi e io non lo sappia, si sbaglia. Per le buche abbiamo stanziato un milione e 400mila euro, servirebbe di più, ma in bilancio i soldi non ci sono. Ci imputano colpe per l’arsenico, ma il comune non c’entra e comunque non avrebbe le possibilità economiche e le competenze sono regionali”.

E’ innegabile che il Pd, nel caos a livello nazionale, le sta dando più che un aiutino.
“Sono abituato a guardare sempre nel mio e non mi faccio confondere dalle difficoltà altrui. Io devo superare i miei ostacoli per arrivare alla vittoria. Sono convinto che in questa situazione nessuno avrebbe saputo fare meglio di noi, senza soldi e con i tagli al bilancio. Non capisco cosa possano imputarci, le buche? La pulizia? Siamo stati quattro anni con una società che era in liquidazione, il Cev, che non poteva fare investimenti. I primi sono arrivati ieri, con Viterboambiente che ha cambiato tutto il parco macchine”.

La sua è stata una maggioranza litigiosa, le ha dato più di un grattacapo, eppure molti sono di nuovo in lista. Il voto poteva essere l’occasione per cambiare.
“Ci sono stati problemi, è vero, ma occorre anche capire il momento. Sono crollati governi, mentre quest’amministrazione è riuscita ad arrivare fino in fondo. Tra enormi difficoltà.

Abbiamo subito cominciato bene, con il Cev verso il fallimento e 122 persone che rischiavano il posto, roba da far gelare il sangue per una città come Viterbo. Ma con tenacia abbiamo risolto, è ovvio che certe situazioni si ripercuotono su tutto”.

Da una parte l’Udc, alleato mancato e dall’altro la Destra, un alleato che lascia. Due occasioni perse?
“A mettere insieme un programma comune ci ho provato, ma non sono arrivate proposte o strategie alternative”.

Da qualche giorno si vedono in giro i suoi manifesti con uno slogan a dir poco singolare: “Per cambiare non cambiare”. Non si potrebbe cambiare?
“Va spiegato. Sta a significare che il cambiamento è iniziato, quello che volevamo per la città. C’è voluto tempo per metterlo in atto.

I bus elettrici, varchi elettronici, le riqualificazioni, la tabellonistica elettronica, bike sharing.

La città cambia. Basta avere pazienza e costanza per farlo. Valle Faul, il centro storico, l’ex gazometro e l’ex mattatoio dove porteremo il museo sono fatti concreti, tutti portati a casa con soldi non nostri. Siamo stati bravi a trovarli altrove. Ci vuole tempo”.

Cioè altri cinque anni?
“Non è una regola che vale solo a Viterbo, ovunque quando si parla di progetti importanti di cambiamento, si valutano sempre in dieci anni, due mandati per arrivare a conclusione”.

Giuseppe Ferlicca


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23 aprile, 2013

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