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Pd allo sbando - Intervista a tutto campo al deputato Alessandro Mazzoli

“Ha ragione Napolitano, siamo irresponsabili”

di Paola Pierdomenico
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Il candidato Alessandro Mazzoli

Il candidato Alessandro Mazzoli

– “Ha ragione Napolitano, siamo irresponsabili”.

Non si è nemmeno abituato all’aria di Montecitorio, eppure può già vantare l’elezione di un presidente della Repubblica. Alessandro Mazzoli, deputato del Pd, racconta la sua esperienza che definisce come un momento di alta solennità istituzionale e democratica. Emozioni però rovinate dalla crisi che ha investito il suo partito di cui ammette, senza problemi, gli errori.

La scelta di Napolitano è l’ultima occasione per risollevare il paese e ridare credibilità alla classe politica. In tutto questo il Pd, per il neo deputato, deve reagire perché, come dimostrano le elezioni in Friuli, è vivo e vegeto, mentre l’atteggiamento infantile dei grillini li condannerà alla retrocessione.

Cosa si prova a eleggere il presidente della Repubblica?
“Una grandissima emozione e un’enorme responsabilità – dice Mazzoli -. Sensazioni positive che in questi giorni si sono intrecciate con una vicenda drammatica. Un dramma che ha attraversato il parlamento e in particolare il Pd, lo ammetto senza problemi. Sabato la rielezione di Giorgio Napolitano ha consentito di mettere al riparo le istituzioni da un rischiosissimo collasso”.

Come si è arrivati a scegliere Giorgio Napolitano?
“Dopo cinque tentativi andati a vuoto. Il primo, quello di giovedì mattina, in cui il Pd ha proposto Franco Marini che non è passato per le divisioni nel centrosinistra con Sel che aveva manifestato il disaccordo e anche con una parte significativa del Pd che non ha seguito questa indicazione. Poi, la proposta di Romano Prodi che non ha ricevuto consensi. A quel punto, era impossibile andare avanti e continuare a bruciare personalità che, invece, sono una parte preziosa della democrazia e delle istituzioni di questo paese. Dunque è scattata la decisione di gran parte delle forze politiche di chiedere a Napolitano di assumersi di nuovo l’impegno. Anche perché Napolitano rappresenta il punto più alto di tenuta dell’unità nazionale”.

Cosa ne pensa delle dichiarazioni di Napolitano che, nel corso del suo giuramento di lunedì, ha definito sterile e irresponsabile la classe politica?
“Le condivido pienamente. Dalla nascita del governo Monti, Napolitano ha cercato di sollecitare le forze politiche a compiere atti significativi di cambiamento, che non sono arrivati. Al di là delle responsabilità, non è stato fatto nulla e gran parte della rabbia, dell’indignazione e dello sconcerto della società deriva dall’incapacità della politica di autoriformarsi. Oggi, non si può più eludere questo problema. Napolitano ha fatto intendere con chiarezza che il suo secondo mandato, evento straordinario per il paese, ha senso solo e soltanto se le prossime settimane saranno segnate da impegni precisi e concreti sulla via delle riforme istituzionali, economiche e sociali”.

Sarà la volta buona per riformare anche la legge elettorale?
“Deve essere la volta buona. In questo senso raccolgo pienamente il messaggio di Napolitano, non solo perché straordinario e bello, ma soprattutto come stimolo e pungolo per mettersi subito al lavoro e realizzare cambiamenti radicali nel rapporto tra le istituzioni e la società e soprattutto nella qualità della vita delle persone, perché la crisi è insostenibile”.

Come valuta un presidente della Repubblica di 88 anni?
“Per me l’età non è stato mai un problema, pur essendo un 40enne che percepisce le esigenze di rinnovamento della classe politica a ogni livello, dagli apparati dello stato a quelli dell’economia”.

Secondo lei, quello di Napolitano, è un mandato a termine?
“La Costituzione non lo prevede e lui non lo ha fissato. Ha detto comunque che il suo mandato sarà concluso nel momento in cui si saranno realizzate le condizioni di ritorno alla normalità e superamento della crisi. Lo dobbiamo ringraziare per essersi messo a disposizione”.

E’ d’accordo sulla proposta del capo dello Stato di avviare un governo di larghe intese?
“Sono d’accordo sul fatto che è indispensabile un governo per l’Italia. In questo mese e mezzo, il Pd e il centrosinistra hanno lavorato in questa direzione, soprattutto cercando un’intesa con il M5s da cui purtroppo abbiamo ricevuto solo insulti e nessuna disponibilità a un incontro vero e positivo. La strada proposta da Napolitano è l’unica percorribile”.

Come è possibile pensare di votare prima Franco Marini in accordo con il Pdl e in seconda battuta Romano Prodi, che andava invece contro l’intesa con il Popolo della libertà?
“Nella direzione nazionale, subito dopo il voto, il Pd ha deciso di cercare la massima convergenza in parlamento sull’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Allo stato attuale, noi, alla Camera, siamo il 55% e serve quindi un accordo con le altre forze politiche per arrivare alla soglia dei due terzi, necessaria all’elezione del capo dello Stato. Bersani e il gruppo dirigente hanno fatto il nome di Marini dopo aver verificato la possibilità di eleggerlo al primo turno”.

Qualcosa, però, è andato storto…
“Sì perché una parte del Pd ha ritenuto, secondo me ingiustamente, che Marini fosse più un’imposizione di Berlusconi che una nostra proposta. Tengo a precisare che Franco Marini è un autorevolissimo dirigente del Pd e non averlo compreso ci ha portato alla prima grave battuta d’arresto. Con Prodi poi si è fatta un’inversione a “u”, passando da un nome condiviso con altre forze politiche a uno che era chiara espressione di una maggioranza”.

Perché, secondo lei, all’inizio su Prodi erano d’accordo e poi non è stato più votato?
“La scelta di Romano Prodi serviva a ricompattare il centrosinistra, visto che su Marini, Sel aveva manifestato il suo disaccordo. All’inizio eravamo fiduciosi per la dichiarazione della capogruppo del M5s Lombardi e per Scelta civica che lasciava intendere una disponibilità. Poi tutto è cambiato con Grillo che ha escluso categoricamente Prodi e Scelta Civica che ha proposto la Cancellieri. Prodi, quindi alla quarta votazione, non sarebbe stato eletto”.

Come è possibile che un partito non riesca a gestire l’elezione di un presidente della Repubblica?
“Avremmo avuto bisogno di più tempo per preparare meglio una nostra proposta. Siamo 480 eletti tra camera e senato e, per me, servivano sistemi di consultazione e partecipazione diversi da quelli che ci sono stati. In molti c’è stata l’insoddisfazione per non aver potuto dire la loro opinione nei diversi passaggi”.

Nelle votazioni ha sempre seguito le indicazioni del partito?
“Mi sono sempre comportato in modo disciplinato di fronte alle proposte del mio segretario e del partito. Per questo anzi vengo spesso criticato. Intorno a me però ho avvertito tanti malumori tra chi non è riuscito a dare un contributo e con questo non voglio giustificare i franchi tiratori… “.

Secondo lei chi sono?
“Non credo si tratti di componenti o aree. Dopo la prima impasse sull’elezione di Marini, è cambiato il clima ed è aumentato il malessere. Lo strappo che ne è conseguito è stato pesante e ci ha portato a mettere in condizioni davvero spiacevoli personalità come Marini e Prodi che sono, invece, una risorsa per il paese”.

La casta si vuole perpetrare. Non le sembra che non sia stato attuato quel cambiamento chiesto dal paese?
“Non mi sono mai ritrovato in questa definizione che, oltretutto, non mi piace. La strada indicata da Napolitano è l’unica in grado di portare a dei risultati in tempi risicati. Se si fallisce questo tentativo, c’è davvero da preoccuparsi” .

La scelta di Napolitano è la sconfitta dei partiti.
“Questa scelta sancisce l’incapacità del nuovo parlamento di discutere e di decidere su qualunque cosa. Optando per Napolitano abbiamo salvato in parte la credibilità delle istituzioni. E’ bene però che le forze che siedono in parlamento cambino radicalmente registro”.

Un segnale di rinnovamento era arrivato con l’elezione dei presidenti di camera e senato Laura Boldrini e Pietro Grasso. Perché poi non si è riusciti a portarlo a termine fino in fondo? Non si poteva eleggere una donna come per esempio la Cancellieri o la Bonino che è una figura stimata a livello europeo, equidistante dai partiti ed era data avanti nei sondaggi?
“Sarebbero state delle possibilità, ma non si possono fare ipotesi in astratto. Eleggere il presidente della Repubblica è un processo complesso in cui serve un largo consenso tra le forze politiche. La candidatura di Franco Marini sarebbe stato un segnale di cambiamento, sia perché si voltava pagina dopo Napolitano e poi perché per la prima volta il leader di un grande sindacato nazionale sarebbe approdato allo scranno del capo dello Stato. Servono però i consensi e figure di altissimo prestigio nazionale e internazionale, perché abbiamo bisogno di ricostruire un ruolo in Europa e nel mondo”.

Non si è trovato un accordo nemmeno su Rodotà che è un santino della sinistra e che era acclamato dal basso.
“Siamo sempre lì, nel senso che anche Rodotà non avrebbe avuto i voti necessari per raggiungere la soglia dei due terzi”.

Nel corso di una riunione in seguito alla vicenda di Prodi, un senatore del Pd ha detto che non siete degni né di eleggere un presidente né di governare questo paese. Come valuta le affermazioni?
“Abbiamo perso molta credibilità. Il Pd deve accettare la proposta di Napolitano e poi deve riunire i suoi organismi per indire il congresso. Le ultime vicende politiche richiedono una discussione profonda. So che anche la federazione di Viterbo convocherà i segretari di circolo per ragionare insieme. Sento la responsabilità di andare in tutti i paesi della provincia a raccontare cosa è accaduto. Dobbiamo reagire e non restare in silenzio”.

Vista la disastrosa gestione dell’elezione del presidente della Repubblica, cosa sareste riusciti a fare al governo. Non ritiene che non siate più presentabili?
“Impresentabili no. E’ vero, in questo frangente abbiamo dato una pessima prova, quindi dobbiamo assumerci le responsabilità per poi ripatire. Le dimissioni di Bersani sono un grande segno di dignità, ma non significa che la responsabilità sia solo sua. Si deve aprire una discussione interna al partito e non per alimentare le polemiche, ma per rimettersi in linea con il paese”.

Cosa ne pensa del fatto che Fioroni abbia fotografato la scheda per dimostrare di aver votato Prodi?
“Avrà annusato il clima e avrà voluto dimostrare che non si tratta di una questione di componenti. Non è stato il solo a farlo, comunque. Io non c’ho mai pensato perché, nel bene e nel male, quando si decide, mi attengo sempre alle indicazioni del partito”.

del fatto che l’altro ieri abbia definito il Pd come un kebab?
“Credo che ognuno possa raccontare la storia come meglio crede, definendola con i termini che più ritiene appropriati. Anche io sono dell’idea che questa vicenda debba essere subito affrontata per ritrovare il Pd. Da dopo le elezioni, che abbiamo vinto di poco e che anzi abbiamo perso, dovevamo essere noi a mettere in difficoltà gli altri e invece è stato l’esatto contrario. L’Italia ha bisogno di un grande partito riformista di centrosinistra, ha bisogno del Pd e le elezioni in Friuli lo dimostrano. Grillo ha dimezzato i consensi e il centrodestra non ha riconfermato il presidente uscente. Bisogna reagire perché il nostro partito è vivo e vegeto”.

Grillo manifesta in piazza e grida al golpe. Poi l’aggressione a Dario Franceschini. Come giudica questi episodi?
“Grillo gioca con le parole e rischia di farsi sfuggire tutto dalle mani. Le ultime vicende sono state molto preoccupanti e la china del M5s è sbagliata e pericolosa. Gli esponenti del movimento devono rendersi conto che si trovano all’interno di istituzioni e che devono comportarsi di conseguenza, senza sottrarsi da ogni responsabilità come spesso accade”.

L’ipotesi di Giuliano Amato o Enrico Letta come premier per lei non sarebbe un passo indietro e in controtendenza con quello che chiede il paese?
“Valuteremo le indicazioni di Napolitano e della direzione nazionale del Pd. A oggi l’unico passo da fare è dare un governo all’Italia e mettersi nelle condizioni di fare delle cose utili a livello economico e occupazionale per rispondere a una crisi che è drammatica. Mettersi a discutere sul vecchio, l’anziano o il bambino è un modo fuorviante di affrontare il problema vero. In questo momento interessa solo la qualità dei programmi e delle figure che andranno a comporre l’esecutivo”.

Gira voce che lei faccia parte dei cosiddetti giovani turchi? Chi sono?
“Sono un gruppo di neoparlamentari e dirigenti, anche importanti, della nuova generazione del Pd più spostati più a sinistra. Tutti hanno sostenuto fino in fondo Bersani, senza però rinunciare a esprimere i propri punti di vista. Io non ne faccio parte e credo che non sia il momento per i protagonismi dei singoli o dei gruppi. Oggi più che mai c’è bisogno che il Pd torni a essere protagonista. Non mi piace il tentativo di differenziarsi in un momento così difficile e complicato. E poi non è proponibile un Pd arroccato dentro i confini della sinistra tradizionale. Deve essere invece una grande forza riformista e di cambiamento in una società radicalmente mutata rispetto a secolo scorso”.

Come valuta l’accordo fatto con Berlusconi e Monti per la scelta del presidente della Repubblica? Questa è una vittoria palese di Berlusconi.
“No, non lo è. Però – avverte – se non accettiamo subito la proposta di Napolitano, rischiamo di perdere anche questa volta l’occasione di fare la scelta giusta”.

Perché si è scelto un nome che rompe con Sel e va incontro a Berlusconi?
“Rispetto le posizioni di tutti, ma siamo una coalizione e abbiamo definito delle regole comuni, per cui il problema non può essere solo del Pd. Ancora devo capire perché Sel non era d’accordo su Marini”.

Quando smetterete di lavorare per scrivere i testi di Crozza?
“Eh – esita – presto”, afferma serio per poi scoppiare a ridere.

Come valuta la grande strategia di Bersani. E’ vero che, quello raggiunto, è un ottimo risultato, come ha più volte sostenuto l’ex segretario?
“Quello di Napolitano è un ottimo risultato, stanti le condizioni drammatiche in cui ci troviamo. Ho sempre sostenuto con convinzione Bersani e ammetto, senza problemi, che nel corso di queste settimane sono stati fatti degli errori che hanno messo il Pd in difficoltà. La responsabilità però non è solo dell’ex segretario”.

Quali sono le prossime mosse per far rivincere Berlusconi, questa volta, con un ampio scarto?
“Le prossime mosse del Pd saranno quelle di reagire e ricostruire sé stesso e la propria proposta politica per dare un contributo al paese e tornare a vincere non appena ci saranno le elezioni. Non abbiamo nessuna intenzione di regalare il paese al centrodestra e a Berlusconi. Le elezioni in Friuli dimostrano che il Pd resta un grande punto di riferimento. Dobbiamo consolidare questa posizione, riprendendoci rapidamente dagli errori, dalle brutte figure e dai comportamenti vergognosi di questi giorni”.

Lei è vicino al senatore Ugo Sposetti che ha gestito parte della trattativa con Denis Verdini del Pdl.
“Sono solo dietrologie che non so da dove nascano. I problemi purtroppo sono più seri e la personalizzazione delle vicende non è mai servita a risolverli. Ugo Sposetti non è uno che fa giochetti”.

Che fine farà per lei il Pd. Si dividerà in due tronconi?
“Penso di no e lavorerò per questo. Dobbiamo evitare la separazione tra chi cerca l’alleanza con il M5s e chi con il Pdl: la prima è impossibile e la seconda è innaturale. Sarebbe la fine del partito”.

Che cosa farà Matteo Renzi? 
“E’ e continuerà a essere una risorsa per il Pd. Ho notato che ultimamente sta correggendo il tiro e mi sembra una maturazione positiva”.

Secondo lei è stato il sindaco di Firenze a fomentare questa situazione?
“No, le componenti non c’entrano. Penso che Renzi sia una risorsa, ma credo anche sia inutile “tirarlo per la giacchetta”. Il Pd deve fare il suo percorso naturale per scegliere il suo leader”.

Quali saranno i tempi per il congresso? Ora che Bersani è dimissionario chi vi traghetterà in questa fase?
“Una volta fatto il governo, e in seguito alla direzione e all’assemblea, si deciderà la reggenza del Pd in vista del congresso”.

Che peso hanno i grillini?
“Se continuano così, credo ne avranno sempre di meno. Sono rimasto sorpreso dal loro comportamento all’interno delle istituzioni e cioè dalla totale assenza di volontà a parlare o confrontarsi con chiunque. Il problema di questo parlamento è che nessuno schieramento ha, da solo, la forza di decidere perché nessuno ha la maggioranza. Se si vogliono fare delle cose, quindi, è necessario trovare un accordo. L’unica forza che, a oggi, rinuncia a farlo è il M5s. Ho come l’impressione che siano spaventati di perdere una verginità e una purezza che si sono costruiti e per questo tengono un atteggiamento di superiorità che è invece risibile e infantile. Il confronto è utile per cambiare e fare passi avanti. Se non si mettono su questa lunghezza d’onda, credo che i risultati del Friuli, dove hanno perso 8 punti percentuali, troveranno conferma altrove. Se rifiutano il confronto, saranno una forza destinata a diventare sterile e improduttiva dal punto di vista delle proposte e dei contenuti”.

Lei che rapporto hai con gli esponenti nazionali del M5s?
“I grillini sono presenti in aula e scompaiono nel momento in cui si chiudono i lavori. Non ci sono occasioni per parlare. Vedremo se anche quando saranno insediate le commissioni, le cose continueranno ad andare così”.

E con quelli viterbesi?
“Nessuno. Non ho mai incrociato il deputato del M5s”.

Perché il Pd non percepisce le tematiche di “sinistra” dei grillini che Sel invece ha colto da tempo?
“Perché non è stato possibile a causa della loro chiusura. Da questo punto di vista a Bersani non si può imputare nulla, perché ha tentato qualunque strada per smuovere questa forza e metterla nelle condizioni di collaborare. Per tutta risposta, ha ricevuto solo insulti con Grillo che lo ha definito un morto. Alle consultazioni per l’elezione del presidente della Repubblica hanno addirittura rifiutato l’incontro con il Pd. Per senso di responsabilità, noi invece, abbiamo votato per eleggere i loro vice presidenti di camera e senato. Questi sono i fatti”.

Perché però Sel è riuscito in questo avvicinamento…
“Per me Sel compie un errore di valutazione, ritenendo di recuperare consensi attraverso l’appoggio alle proposte del M5s”.

Dopo le dimissioni di Bersani, secondo lei, ci deve essere un cambiamento anche a livello locale? Il segretario Andrea Egidi deve lasciare il suo incarico?
“Le due cose non si incrociano. Ogni realtà, sulla base delle nuove piattaforme congressuali che ci saranno, si organizzerà e deciderà i propri organismi dirigenti. Continuo a esprimere un giudizio molto positivo sulla direzione politica di Egidi e sulla sua segreteria”.

Che segnale si è voluto dare con le occupazioni delle sedi partito e secondo lei cosa comporteranno?
“Se le occupazioni servivano per dire di votare Rodotà non le condivido. In queste iniziative però vedo la necessità e la volontà di un protagonismo della nostra gente e del popolo del Pd che chiaramente si è preoccupato e arrabbiato per come sono andate le cose in Parlamento. Chiedono una discussione vera e su questo, invece, mi trovano d’accordo. Sono assolutamente interessato ad andare nei circoli per spiegare cosa sta accadendo perché dobbiamo ripartire. In questo senso la mobilitazione è un fatto positivo che dobbiamo cogliere”.

Che conseguenze ha la crisi del Pd per le comunali di Viterbo?
“Non credo ci saranno. A Viterbo è stato fatto e si sta facendo un lavoro molto unitario per una lista forte e una coalizione larga, guidata da Michelini. Non ci sono ragioni per cui le vicende nazionali sul presidente della Repubblica influiscano sulla politica locale. Non c’è un automatismo. La coalizione che si è realizzata deve continuare a impegnarsi sui programmi e i progetti per parlare alla città. Credo davvero ci siano tutte le condizioni per farlo e anche bene”.

Paola Pierdomenico 


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24 aprile, 2013

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