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Viterbo - Interviene il sociologo Francesco Mattioli

“Sarebbe da chiedersi dove il ministro degli esteri russo si sia formato la sua idea di ” buon cristiano”…”

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Sergei Lavrov

Sergei Lavrov

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Vi ricordate quando in passato, per avere una migliore diagnosi, si cercava un “secondo parere”?  Roba sorpassata. Nel migliore dei casi, quello del medico è già un “secondo parere”, perché il primo ce lo siamo formato noi navigando su internet, e più probabilmente alla fine ne abbiamo acquisiti almeno una mezza dozzina. Il che magari crea il problema di quale seguire, ma in tal caso lavora la statistica (si segue quello più diffuso e condiviso – di “mi piace”- alla fonte) o il culto della personalità (si segue quello di chi è maggiormente accreditato nello star system).  Sempre che un certo delirio di onnipotenza attinto a piene mani dai consigli del nostro web assertiveness coach non ci induca a stabilire la diagnosi da soli.

È il tramonto del sapere specializzato, offuscato da quello mediatico del metaverso; il XXI secolo è anche questo, mica solo quello dei diritti, dello sviluppo sostenibile o dei rimpiattini su chi debba farsi carico degli immigrati…

Tutto questo per osservare che – come si dice – anche le pulci hanno la tosse, così l’alunno dice al maestro come si insegna, il giocatore di calcio balilla insegna al mister come disporre la nazionale in campo e, tanto per dirne una, il ministro di una nazione responsabile di aver riempito di carri armati, bombe e fosse comuni un paese confinante, bacchetta il papa osservando che non si esprime “da buon cristiano”.

Ci sarebbe da chiedersi dove il ministro degli esteri russo Sergej Victorovic Lavrov si sia formato la sua idea di ” buon cristiano”, ma sembra altamente probabile che la sua fonte di ispirazione e la sua pietra di paragone possa essere il primate della chiesa ortodossa russa Kirill I, quello che ha benedetto l’invasione dell’Ucraina, che ha definito Putin un uomo di Dio e che, a quanto pare, possiede un patrimonio miliardario frutto del commercio di tabacco e di birra.

Anche al netto del gossip e di qualsivoglia complottismo antirusso, difficile pensare che il buon Kirill I abbia le carte in regola per porsi in alternativa a papa Francesco nel dettare i criteri di valutazione della coerenza con la parola evangelica. E tuttavia in questo mondo di presuntuosi opinionisti anche il buon Lavrov ci sta tutto. Può darsi che Francesco, esacerbato da certe stragi, abbia fatto notare come la Russia abbia arruolato mercenari ceceni e buriati noti per aver represso in modo feroce le spinte autonomiste nelle loro regioni, preoccupandosi della possibile escalation in senso disumano ed efferato della guerra in corso, specie verso civili inermi. Ma non è pensabile che il Papa ce l’avesse poco cristianamente con tutti i ceceni  e i buriati… mentre fino a prova contraria Gesù nei vangeli non è tenero con i violenti e i disumani d’ogni risma, schiavi di Satana.

Ed eccoci daccapo al nostro discorso: oggi chiunque si sente in diritto di “dettare la linea”. Sarà che si è alzato il livello dell’istruzione media? Magari… Sarà che sul web trovi tutte le verità? Sì, ma che cosa è la verità? Sarà che la libertà esige il prezzo di Babele? Un po’ costoso… D’altronde, ricordiamoci che ancora oggi c’è chi ritiene che, in politica, meno si conosce e si sa, meglio si governa; o che pensa di aver scoperto, grazie alla propria lungimirante intuizione, cose che invece si sapevano già o che qualcuno aveva già fatto…

In ogni caso si evidenzia una crescente genìa di opinionisti che, offrendoti le loro apodittiche convinzioni, ti confortano e ti sostengono nell’affrontare quella società dell’incertezza di cui Bauman parlava con noiosa e indelicata querimonia.      

Influencer accattivanti che si sostituiscono a psicologi e pedagoghi; saccenti irosi che, vantando sincerità, rastrellano audience a colpi di cattivo gusto; sedicenti intellettuali da salotto buono che bacchettano scienziati sociali ed economisti dall’alto della loro soggettiva ma saggia esperienza; ideologi massimalisti in servizio permanente che detengono il “verbo vero” delle libertà costituzionali; fattucchieri che la sanno lunga sui peggiori complotti di questo e quell’altro mondo; e via pontificando.  

Nella notte quantistica del tutto è possibile, tutto è giustificabile e tutto può essere considerato lecito, non solo tutte le vacche appaiono nere, ma non è neppure necessario supporre che si parli di vacche. È anche possibile che si tratti di somari, o di maiali; ma tanto, al buio, come distinguerli?

Francesco Mattioli


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5 dicembre, 2022

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