Milano – Operazione antimafia a Milano. Questa mattina la polizia ha infatti arrestato dieci persone ritenute responsabili a vario titolo dei reati di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, tentata estorsione, tentato omicidio, ricettazione, porto illegale di armi, furto aggravato, detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, intestazione fittizia e coercizione elettorale, usura, tutti aggravati dalla contestazione della mafiosità.
Polizia
Lo fa sapere con una una nota la questura di Milano, che specifica che a coordinare l’operazione è la procura della repubblica – direzione distrettuale antimafia di Milano. “La complessa attività investigativa svolta dai poliziotti della squadra mobile milanese ha fatto luce sulle dinamiche della locale di ‘Ndrangheta di Pioltello (Milano), feudo indiscusso delle famiglie Maiolo/Manno e sulle attività criminali di un altro soggetto riferibile alla famiglia di Cosa Nostra dei Pietraperzia (En) collegata ai Rinzivillo”.
“A riprova dell’uso indiscriminato della violenza da parte dei soggetti verosimilmente facenti parte del sodalizio mafioso” per gli inquirenti c’è anche la contestazione di un’ipotesi di tentato omicidio in un episodio che ha visto coinvolto un membro della famiglia investigata e alcuni cittadini albanesi per una questione di droga degenerata, prima dell’intervento delle forze dell’ordine, in una rissa. Un episodio, questo, che secondo la questura di Milano avrebbe anche creato un forte dissidio nella famiglia in quanto il comportamento dell’autore del tentato omicidio sarebbe stato ritenuto impulsivo. “Le diverse conversazioni che coinvolgevano diversi membri della locale, a un certo punto, infatti, hanno fatto emergere da parte del reggente della famiglia, l’idea di sopprimere il fratello autore del tentato omicidio – si legge sulla nota della questura -. Fatto poi non concretizzatosi a conferma della propensione della ‘ndrangheta a mantenere un basso profilo”.
Le attività illecite non si sarebbero fermate nemmeno di fronte alla pandemia da Covid. Sembrerebbe infatti che nel corso di una conversazione intercettata nelle indagini, uno dei figli del reggente della locale avesse intuito la possibilità di lucrare sul fenomeno del trasporto delle salme delle vittime del virus. Parlando con un altro indagato mentre alla televisione scorrevano le immagini della colonna di salme trasportate dell’esercito, avrebbe spiegato come poter ottenere dei guadagni illeciti nel settore del trasporto dei feretri attraverso una società intestata a una prestanome e l’emissione di false fatture.
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