Emanuela Orlandi
Città del Vaticano – “Il rapimento di Emanuela Orlandi fu deciso dal governo vaticano”.
Ali Agca, l’attentatore turco che nel 1981 sparò a Papa Giovanni Paolo II, scrive una nuova lettera, riportato dal Corriere della sera, indirizzata a Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, in cui racconta la sua versione.
“Papa Wojtyla credeva profondamente nel Terzo Segreto di Fatima e credeva anche nella missione che Dio gli assegnava, ovvero la conversione della Russia – scrive Alì Agca -. Wojtyla in persona voleva che io accusassi i servizi segreti bulgari e quindi il Kgb sovietico. Il premio per la mia collaborazione, che loro mi offrirono e che io pretendevo, era la liberazione in due anni. Io potevo essere liberato tuttavia solo a condizione che il presidente Sandro Pertini mi concedesse la grazia ed esattamente per questa ragione Emanuela e Mirella vennero rapite”.
“I rapimenti di Emanuela e di Gregori furono decisi dal Governo vaticano ed eseguiti da uomini del servizio segreto vaticano vicinissimi al Papa. La trattativa pubblica era ovviamente una sceneggiata ben orchestrata da pochi alti prelati operanti all’interno dei servizi vaticani – prosegue la lettera -. Emanuela Orlandi era un fatto tutto vaticano ed è stata presa in consegna da alcune suore fin dall’inizio, ha compreso l’importanza del suo ruolo e lo ha accettato serenamente. So di lei soprattutto grazie a un Padre spagnolo che mi ha visitato in Italia e anche qui a Istanbul. Un uomo, un religioso, animato da una fede autentica, che conosce i misteri del mondo e che non mente”.
Parlando del proprio attentato ai danni di papa Giovanni Paolo II scrive che: “non aveva alcun mandante, nessuno mi ha chiesto di uccidere il papa e nessuno mi ha pagato per farlo. In piazza San Pietro ero solo e ho sparato due colpi. Quelle che erano le mie motivazioni di allora, sono indicate chiaramente nella lettera che scrissi nel 1979 in occasione della visita di papa Wojtyla in Turchia”.
“Sono troppi i punti non chiari – è stata la replica di Pietro Orlandi -. Il papa, dopo che gli abbiamo scritto a gennaio, ha risposto in maniera riservata di andare presso il tribunale Vaticano. Io ho portato la richiesta per un incontro con i promotori ma non abbiamo mai ricevuto risposta. Io continuo a provare: è stato il papa a dirci di andare da lui non vogliono che io verbalizzi perché farei nome e cognome delle persone. La stessa cosa succede invece presso la procura di Roma”.
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