![]() Francesco Mattioli |
– Quattordici candidati sindaco ai nastri di partenza? Una squadra di calcio con tanto di panchina…
Il numero è segno di vitalità della politica? Di interesse civico? O di una frammentazione qualunquista e velleitaria? Difficile a dirsi, saranno i risultati elettorali a suggerire la risposta.
Comunque, questa proliferazione di liste offrirà ancor più motivi per coinvolgere gli elettori, per farli andare alle urne, e questo è già un fatto positivo: con tutte queste possibili alternative, astenersi dal voto non sarebbe un segnale politico, come altre volte è stato, ma soltanto uno schiaffo alla democrazia.
Gli elettori viterbesi andranno ai seggi a scegliere quel sindaco che provvederà a risolvere, innanzitutto, i loro problemi, che siano di lavoro, di qualità della vita, di sicurezza. Non credo che vogliano sentir parlare il politichese e, nello specifico, non credo che sopporterebbero un sindaco che si preoccupi, appena eletto, di infliggere chissà quali mortificazioni a nemici vecchi e nuovi: l’amministrazione della città non può essere un torneo ai ferri corti dove si fa la resa dei conti fra partiti, correnti, nemici personali; non ce lo possiamo permettere.
Ma su un punto occorre essere chiari: per il 2013 il sindaco che verrà si troverà di fronte un ventaglio di provvedimenti già presi in precedenza e, soprattutto, avrà a che fare con un bilancio sostanzialmente bloccato, vincolato a scelte pregresse: chiunque egli sia infatti dovrà perfezionare e concludere i vari progetti avviati dalla precedente amministrazione, come la sistemazione della Valle di Faul, gli interventi per il centro storico e le mura, la scuola a Santa Barbara, le piste ciclabili e il bike-sharing, la nuova illuminazione, ecc.
Realisticamente, insomma, il futuro sindaco non potrà fare molto per costruire fin dal 2013 una propria strada amministrativa, vecchia, nuova o diversa che voglia essere: certamente potrà dare qualche segnale, per lo più di natura simbolica, ma non di più.
Ciò nonostante, il sindaco neoeletto dovrà presentarsi ai cittadini con quello che sarà un proprio programma almeno a partire dal 2014; perché è su tale programma, che gli elettori lo avranno votato. Eh, già: gli elettori viterbesi, oggi, esigono dai candidati un programma di governo, non parole d’ordine, proclami, buone intenzioni.
Ormai si sono definiti gli schieramenti e le candidature, in qualche caso persino le “squadre”dei candidati sindaci: che i personaggi siano vecchi o nuovi, poco conta, perché chiunque governerà la città nei prossimi anni non potrà che muovere verso indirizzi innovativi: lo richiedono i problemi emergenti, i tempi, la situazione politica ed economica nazionale, lo chiedono – soprattutto – i cittadini, d’ogni colore politico. Viterbo si avvia verso un periodo complesso, dove si intrecciano esigenze molteplici, dal lavoro ad una migliore qualità della vita, senza dimenticare che la gente si aspetta maggiore trasparenza, maggiore democrazia, maggiore onestà e dignità.
Qualche tempo fa mi sono permesso di elencare alcune priorità per Viterbo, priorità che emergono chiaramente dalla storia recente della città, ma anche dalla contingenza economica e sociale. Dicevo che non sono tanto l’elencazione dei problemi della città a contare – se ci fate caso, i programmi dei potenziali candidati sono in buona misura sovrapponibili – quanto le priorità, cioè la graduatoria degli interventi da compiere in ordine di importanza/urgenza, e quindi anche in ordine temporale.
E in effetti, i vari candidati hanno proposto le loro priorità: chi il lavoro, chi i giovani, chi l’ambiente, chi la cultura, chi il centro storico, chi la trasparenza, chi la sicurezza. Massimo rispetto per tali programmi, anche se a mio avviso nessuna città può dirsi civile se non affronta e tenta di risolvere, innanzitutto, i problemi legati alla dignità e alla qualità della vita dei propri cittadini, e in primis di quelli a maggior rischio emarginazione: bambini, anziani, disabili, disoccupati, senza tetto, borderline a qualsiasi titolo devono essere i destinatari prioritari di qualsiasi programma amministrativo. Poi, potrà arrivare anche tutto il resto che si vuole e che appaia comunque necessario: igiene e sanità, sviluppo produttivo, cultura, turismo, termalismo,sicurezza.
Finora i candidati a sindaco hanno offerto intenti e disegni progettuali tanto interessanti, quanto – mi si consenta – abbastanza scontati. Forse non poteva essere diversamente: una specie di litania, un po’ come quando si chiede alle candidate a Miss Italia quali speranze nutrono nel loro cuore e tutte giù a recitare “la pace nel mondo”.
L’ideale, invece, sarebbe che i candidati ora passassero ad elencare una precisa road map dei provvedimenti che intendono prendere, sia di breve che di medio e lungo periodo, con le loro scadenze, i loro fabbisogni economici e le fonti di finanziamento previste.
Insomma, meno chiacchiere e distintivo, come diceva De Niro-Al Capone in un famoso film, e una proposta/promessa vera e propria, corredata di motivazioni esplicite, di scelte – coraggiose, magari persino compromettenti – che gli elettori possano valutare prima di votare questo o quel candidato.
E’ vero che alle amministrative molti confermano un voto di fedeltà ad un partito o ad uno schieramento, a prescindere; ma molti altri scelgono in base ai propri interessi personali e professionali o rispetto ai bisogni generali della città, quindi si orientano non tanto su un simbolo o su un nome, quanto su un programma concreto.
Sarebbe quindi un esempio di democrazia reale se ogni candidato sindaco, invece di tante arringhe (talvolta anche un po’ troppo fuori le righe), fornisse al più presto uno schema non solo con le sue priorità, ma anche con i conseguenti progetti operativi, i costi, le fonti di finanziamento, le forze sociali ed economiche da coinvolgere. Allora sì che l’elettore potrebbe scegliere in modo consapevole, senza rincorrere allodole, fantasmi ed esche elettorali.
Oltre tutto, verrebbero smascherati gli eventuali avventurieri, i qualunquisti, i dilettanti allo sbaraglio, i faccendieri, i maneggioni della politica, i velleitari dell’ultim’ora e si darebbe alla città un governo autorevole, responsabile, trasparente, in grado di fare piuttosto che di promettere, di seguire una linea invece che di recitare a soggetto, e in vera consonanza con quella maggioranza di cittadini che gli avrà dato fiducia.
Francesco Mattioli
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