Viterbo – Anno nero per il meteo nella Tuscia.
Dalla siccità estiva all’assenza quasi totale di freddo nei mesi di novembre e dicembre, il 2022 porta con sé il ricordo di dodici mesi da dimenticare sotto il profilo climatico.
Uno degli aspetti più rilevanti, oltre alle enormi difficoltà per il settore agricolo, riguarda le vittime provocate dalle ondate di caldo anomalo che nella provincia di Viterbo si sono fatte sentire in maniera forte rispetto a molte altre zone.
Il bilancio dell’osservatorio “CittàClima” di Legambiente effettua una fotografia dell’estate appena passata e include Viterbo tra le città in cui si sono registrate le temperature più alte specialmente nel sesto mese dell’anno.
“Dopo le temperature eccezionali di maggio – scrive Legambiente – anche giugno ha visto un’anomalia della temperatura media: +3,3 gradi se consideriamo l’Italia nel suo insieme, con punte di 41,2 gradi a Guidonia Montecelio, 40 a Firenze, Prato, Roma e Viterbo. A luglio record per le città lombarde: a Brescia e Cremona si sono registrati 39,5 gradi, a Pavia 38,9 e a Milano 38,5. Ad agosto i termometri hanno segnato tra i 40 e i 45 gradi a Palermo, Catania e Reggio Calabria, mentre a Bari si è arrivati a 39. Questi livelli di caldo eccezionale, prolungati per settimane e mesi in gran parte del Paese, hanno portato a gravi conseguenze sulla salute umana”.
Conseguenze in molti casi tragiche, secondo secondo le analisi di ministero della Salute e Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio che nel 2022 registrano oltre 2.300 decessi in tutta Italia dovuti alle ondate di calore. Un numero in forte crescita rispetto ai 1.472 del 2021 e ai 685 del 2020. A salire, di riflesso, anche i decessi causati dalle ondate di calore che, sempre secondo i dati del ministero della Salute e Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio, hanno visto un eccesso di mortalità pari a +70% a Torino, seguita da Campobasso (+69%), Bari (+60%), Bolzano (+59%), Milano e Genova (+49%), Viterbo (+48%), Firenze (+43%) e Catania (+42%).
Numeri preoccupanti sia per la Tuscia che a livello nazionale. “La fotografia scattata dal nostro osservatorio ‘CittàClima’ – spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ci restituisce un quadro preoccupante di un anno difficilissimo, concluso con le notizie sulle temperature primaverili di fine dicembre in Italia, sulla tempesta artica che ha colpito il Nord America, causando decine di morti, e sull’ondata di freddo in Giappone. Nella lotta alla crisi climatica il nostro Paese è ancora in grave ritardo, rincorre le emergenze senza una strategia di prevenzione, che farebbe risparmiare il 75% delle risorse spese per riparare i danni. Al Governo Meloni, al posto di nuovi investimenti sul gas, chiediamo azioni urgenti da mettere al centro dell’agenda dei primi mesi del 2023”.
Samuele Sansonetti
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