![]() Renzo Trappolini |
– E meno male che la famiglia Letta c’è.
Meno male che Gianni Letta, da corrispondente da Avezzano de Il Tempo fu prelevato ed allevato ai misteri e segreti della politica romana dal fondatore del giornale, Renato Angiolillo e che a coccolarlo, dopo la morte di questi, provvide la vedova Maria, signora dei salotti della casta, quella che, quando morì, ottenne pure un minuto di silenzio riconoscente dall’aula di Montecitorio.
E meno male che Berlusconi, il milanese, conobbe Gianni ormai fatto romano e se ne fece guida e pass partout nella capitale.
Meno male, infine, che Gianni ha avuto un nipote carnale, Enrico, diligente e democristiano, toscano di Pisa ed europeo di Strasburgo dove fece le elementari, enfant prodige istruito dal professor Andreatta – l’economista e politico tra i primi e i più trasparenti e coraggiosi – disciplinato democrat, ma con una marcia in più. Quella del buon senso un po’ cinico di matrice cattolica che gli ha fatto sopravanzare gli ultimi postcomunisti. Perfino, Pier Luigi Bersani, il segretario PD tanto di sinistra quanto liberista (le migliori privatizzazioni le fece lui “a lenzuolate”, da ministro), tanto accorto, quanto ingenuamente generoso.
Enrico, dunque, eccolo già a suo agio con Merkel, Holland, Barroso e perfino Cameron. Come ai tempi in cui successe al viterbese Umberto Laurenti nella presidenza dei giovani dc d’Europa.
Napolitano, che ha quasi il doppio di anni di lui – e che uno “con la testa sempre nel PCI” come Ugo Sposetti applaude “soddisfatto” (vedi intervista a Tusciaweb) – lo ha incaricato di formare un governo. Lui l’ha fatto e in due giorni ha ottenuto dal parlamento una maggioranza che di più non si poteva.
Si è dato (però, da buon democristiano ha anche dato) un termine: diciotto mesi che, se i deputati e senatori non lo sosterranno, diventeranno per molti di loro il solo anno e mezzo di medaglietta parlamentare.
Berlusconi e Brunetta dicono che se non si cassa l’Imu, il suo governo cadrà? Lui, il presidente del consiglio, camminando sulle “convergenze parallele” profetizza “sospensione e superamento”, mentre Stefano Fassina parla alla camera di “uscita concordata dalla seconda repubblica”.
Diamo, dunque, tempo al tempo per trovarla questa via d’uscita, magari con l’OCSE di rincalzo a dire di aspettare e con l’inventiva già sperimentata quando fu eliminato il finanziamento pubblico dei partiti, semplicemente chiamandolo “rimborso elettorale”.
Vedremo. Certo, tra i ministri e le ministre, c’è chi della materia che andrà a governare poco sa, ma perfino l’onorevole Emanuela Corda del M5S si è augurata che, ad esempio, “ il ministro Lupi acquisisca in fretta tutte le competenze necessarie”.
Insomma, si spera, democristianamente, con fede e caritatevolmente, come ha ammonito i colleghi l’onorevole Emanuele Fiano, creatore del “Giardino dei Giusti” al monte Stella: “noi qui, tutti noi, dobbiamo essere la risposta, non possiamo essere il problema”.
Intanto, l’onorevole Ettore Rosato, che, nell’altro secolo fu democristiano, avvertiva: ”non è che qui in aula ognuno può dire quel che vuole!”
Renzo Trappolini
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