![]() Il console Nicola Faganello con Margot Sikabonyi e Vignati |
(p.p) – “Ho solo riunito grandi nomi della scena musicale barocca. Saranno loro a rilanciare il festival”.
Non ha dubbi Stefano Vignati. Il direttore artistico del Festival Barocco è convinto che, a fare la differenza dell’edizione di quest’anno, saranno solo loro: gli artisti. Grandi nomi del panorama musicale che hanno accettato di partecipare alla manifestazione viterbese.
“Ho fatto un grande cartellone – afferma soddisfatto -. E’ indiscutibile, ci sono solo grandissime star del panorama musicale barocco. Il rilancio non dipenderà da me, perché io ho solo avuto l’onore di mettere insieme questi grandi nomi.
“Il giardino armonico” con Giovanni Antonini, il “Concerto italiano” con Rinaldo Alessandrini e il mio concerto di chiusura con Mariella Devia. Riapriremo la sala del conclave per i concerti più importanti… insomma di novità ce ne saranno…”.
Per quanto riguarda la presentazione americana dei festival, il maestro l’ha spiegato alla luce del legame con gli Stati Uniti.
“Abbiamo scelto di presentare qui a Los Angeles le manifestazioni perché ormai siamo di casa, con tantissime iniziative. Questa è, inoltre, una buona occasione per esportare i nostri prodotti all’estero. Vogliamo anche dimostrare al popolo statunitense che quello che facciamo in Italia, vogliamo esportarlo in America. E con l’Italian operafestival, gemello del Tuscia, nel 2012 questo progetto diventerà realtà”.
Tante saranno le sorprese. “Le novità più grandi – afferma Vignati – vengono sempre dai nomi degli artisti. Quest’anno apriremo il festival con la Nona di Beethoven, ci sarà un grande recital con Bruno Praticò. Torneranno Bollani e Paganini… c’è da vedere.
Per quanto riguarda il festival americano, invece, punteremo più sui giovani, portando “Impariamo l’opera” qui negli Usa, un progetto molto apprezzato, perché per la comunità italo-americana rappresenta anche uno strumento di conservazione dei nostri valori”.
Il Tuscia operafestival torna completamente nella sua location originale: piazza San Lorenzo. Archiviata, per quest’anno, l’Arena valle Faul. “L’idea resta valida e, forse, si riuscirà a salvarne una parte, ma non per adesso. Capiamo che è un impegno economico gravoso e quindi bisogna essere solidali con l’amministrazione, comprendendo che in questi momenti di crisi, si dà priorità a situazioni più urgenti e necessarie per la città.
Cercheremo di mantenere, comunque, l’idea per riproporla, chissà, il prossimo anno. Adesso godiamoci il palazzo papale e le sue bellezze… “.
Anche il console italiano a Los Angeles, Nicola Faganello, ha mostrato grande entusiasmo per queste iniziative culturali.
“Sosteniamo questa manifestazione da diverso tempo, da quando mi è stata proposto di portare il festival nel sud della California, come espressione della cultura italiana – esordisce il console -. Quest’area ha grande interesse per la tradizione culturale del nostro paese e per la musica in particolare”.
In California, infatti, l’opera sembra essere accolta molto bene. “Qui a Los Angeles, l’interesse per questo genere musicale è aumentato da quando Placido Domingo, direttore dell’Opera, ha portato grandi nomi e grandi direttori d’orchestra. C’è una scena molto vivace e seguita”.
Lo stesso vale per la cultura. “Abbiamo l’Istituto italiano cultura che è molto attivo. Un punto di riferimento per gli italiani, ma anche per i losangelini.
C’è un amore per la nostra cultura, ma c’è ancora da fare per rafforzare la sua immagine nel mondo.
Noi, da parte nostra, faremo festival e mostre. Chiaramente – spiega il console Faganello – i finanziamenti per questo tipo di attività, in Italia come in altri paesi, stanno diminuendo. Bisogna, dunque, puntare su collaborazioni con i privati, attingendo da queste risorse”.
Oltre la cultura, il consolato è attivo nel promuovere la lingua. “Noi sosteniamo la lingua italiana e lo facciamo sia attraverso rapporti diretti con l’università, sia nelle scuole, rilasciando crediti formativi che serviranno per studiare nei college. Cerchiamo di favorire l’insegnamento dell’italiano che è una delle lingue europee in crescita qui in America”.
Sembra, invece, scarso l’interesse per la situazione politica dell’Italia. “Quello che accade non sembra essere molto seguito, perché la distanza è troppa e l’interesse a capire certe dinamiche non è molto. C’è un seguito più per la cultura e il business”.
Il console non si sbilancia nemmeno quando gli viene chiesto di dare un giudizio sulla pesante crisi politica che sta investendo il paese e, anzi da bravo diplomatico, sembra sviare. “Credo sia più che altro un momento di transizione. Di cambiamento. Una situazione che si è creata anche alla luce della crisi economica che ha investito tutto il mondo. L’Italia ne sta risentendo e spero possa uscirne al più presto, insieme agli altri paesi”.
Alla vigilia della festa e della Repubblica, Los Angeles si prepara, comunque, a ricordare questi importanti eventi. “Già da stasera, primo giugno, celebreremo all’università della California, e dall’anno scorso abbiamo messo in piedi delle iniziative con le istituzioni locali per l’Unità d’Italia. Abbiamo fatto concerti, mostre e, a breve, ci sarà una specie di biennale di Venezia con artisti nazionali che lavorano qui.
E, infine, un’iniziativa sulle macchine d’epoca italiane, dopo il rientro della Fiat sul mercato americano. Tutto per promuovere i 150 anni dell’Unità e il legame tra Italia e Stati Uniti”.
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