Viterbo – Pnrr, andamento lento. Anche Viterbo è tra le città in cui la realizzazione delle opere previste sta incontrando difficoltà.
A rilevarlo è uno studio commissionato dalla Fondazione Con il Sud al professor Gianfranco Viesti, in cui sono presi in considerazione problemi dei comuni italiani nel rispettare-gli impegni previsti.
Città suddivise in quattro gruppi e il capoluogo della Tuscia si trova nel secondo. Subito dopo quelli “messi peggio” ovvero, con indici negati per criticità, sia nel: “Nel fornire servizi ai propri cittadini – spiegano dalla fondazione – sia nella realizzazione di infrastrutture, perché le amministrazioni presentano forti carenze in quantità o in qualità nel personale disponibile, o perché il personale si è contratto in misura assai significativa”.
La città dei Papi è invece nel gruppo: “Con valori dell’indice che via via si avvicinano alle medie”. Pur sempre negativi e in un quadro non proprio confortante, soprattutto se si punta lo sguardo al centro sud.
Viterbo è 35esima nella graduatoria che prende in considerazione comuni con oltre 60mila abitanti e che vede al primo posto Giugliano in Campania, con le maggiori problematiche. Nona nel secondo raggruppamento, quello d’appartenenza e su un totale di 103.
Lo scoglio più grande nel portare avanti le opere Pnrr è dato dalla scarsità personale (indice -110), che legato a caratteristiche dei dipendenti, porta il valore a -122. Un solo indice è positivo, quello relativo alla laurea posseduta in media da chi lavora a palazzo dei Priori: 8.
Un valore, – 122, negativo ma lontano da quello di Giugliano (-510) e altrettanto distante da dove il Pnrr si sta rivelando una quasi una passeggiata, stando allo studio, a Trieste, dove è +582.
Fra le realtà del Lazio, va peggio a Latina con un -211 che la piazza nel quadro superiore, quello dei peggiori.
Peggio ancora Aprilia, con -392, così come Guidonia Montecelio (-294). Meglio Roma con +72, mentre la vicina Terni ha un indice pari a +2 e Perugia 24.
Il peso dell’indice, è per metà attribuito al rapporto fra dipendenti comunali e popolazione al 2019, il 20% tenendo conto della variazione, comparata alla media, dei dipendenti fra il 2008 e il 2019, e il rimanente 30% è attribuito: “Tenendo conto – spiegano dalla Fondazione – in parti uguali dei tre indicatori che cercano di approssimare la “qualità” del personale, considerando come elementi positivi elevate quote di dipendenti: laureati, con meno di 50 anni, dirigenti o appartenenti alla categoria D del personale”.
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