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L’Irriverente

Fanti senza santi alla Pisana

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Fosse ancora in vita e si fosse trovato martedì scorso dalle parti di viale Diaz a Viterbo, Luigi Pintor, intellettuale e politico comunista di comprovato rilievo, avrebbe avuto conferma che tra le sue doti non c’era certamente quella della profezia. Il 28 giugno 1983, aveva, infatti, scritto su Il Manifesto un articolo titolato: Non moriremo democristiani, quando questo termine indicava il movimento dei cattolici in politica. Destinato a finire, secondo lui che, fondando il Psiup, diceva di aver dato alla nazione “un’isola abitabile nel cuore putrido di questa società”.

E invece, ecco che all’Istituto teologico San Pietro, nel cuore della Tuscia, quarant’anni dopo, si sono appena  esibiti  in un dibattito su fede e politica, come facevano una volta i democristiani, quattro candidati alle prossime regionali scelti, a quanto si dice, anche perché cattolici.

Troppo facile, al riguardo, scomodare i latini che invitavano a non mischiare sacro e profano o la raccomandazione popolare a lasciar stare i santi quando ci si confronta con i fanti. Oppure ricordare il cristiano Romano Prodi, il quale, in un importante referendum – quello sulla fecondazione assistita – rivendicava nei confronti dell’organizzazione dei vescovi di essere cattolico sì, ma “adulto”, come anni dopo un altro presidente del consiglio, Matteo Renzi, al tempo della approvazione delle unioni civili: “Ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo”.

Più interessante, invece, è ricordare quanto disse Benedetto XVI, tanto acclamato ora che è morto, rilevando che  al cristianesimo non spetta “imporre un ordinamento derivante da una rivelazione” il quale è invece “rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva e la politica deve essere impegno per la giustizia e per la pace”.

Parametri, peraltro, non sempre rispettati, a guardare la storia ed il modo in cui il potere ecclesiastico si è posto nei secoli di fronte alle guerre e alle disuguaglianze, ma che, in tempi relativamente recenti, sono stati laicamente codificati nei principi di libertà, uguaglianza e solidarietà universali.

Opportunamente, quindi, il segretario di quel papa, l’arcivescovo Georg Ganswein, nel libro uscito in questi giorni, al capitolo intitolato “Tra politica e cultura” , esclude che la Chiesa nei dibattiti su questioni giuridiche e politiche possa  o voglia (oggi) intervenire  “appellandosi a un principio di autorità”.

Figuriamoci, allora, immaginare un transennamento tanto inutile quanto inefficace tra politici  in base al certificato di battesimo.

Bene, certamente, discutere anche della dottrina sociale cattolica, ma con tutti e per tutti, perché, con la fine del pontificato di Pio XII e dell’ossessione – spesso giustificata –  del “pericolo” comunista sovietico al tempo della guerra fredda, la Chiesa ha preso un’altra strada che probabilmente la ridimensionerà rendendola – come affermato a Roma da Benedetto e, tempo fa  a Viterbo, dal vescovo Fumagalli – comunità minoritaria che non avrà più bisogno di posti in prima fila riservati ai suoi capi, seppur mimetizzati dal clergymen, non peserà più di tanto – come già avviene – nelle urne elettorali, ma sarà “riconoscibile”.

Senza indurre in equivoci.

Renzo Trappolini


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3 febbraio, 2023

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