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Cultura - Viterbo - Intervista a Giorgio Nisini autore del romanzo Aurora in uscita oggi - La presentazione il 10 febbraio al teatro San Leonardo alle 18,30

“La bella addormentata è una ragazza del nostro tempo, non più figlia di un re, ma di un imprenditore…”

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Giorgio Nisini

Giorgio Nisini

Aurora - Giorgio Nisini

Aurora – Giorgio Nisini

Viterbo – Esce oggi il nuovo romanzo di Giorgio Nisini, Aurora, edito da HarperCollins, che sarà presentato al Teatro San Leonardo venerdì 10 febbraio alle 18,30. In occasione della pubblicazione l’autore ha rilasciato a Tusciaweb un’intervista.

Ha definito Aurora un retelling in chiave nera e contemporanea della Bella addormentata nel bosco. Può spiegare meglio?
“Non si tratta della semplice riscrittura di una fiaba. L’operazione che ho voluto fare è più complessa: ho voluto innanzitutto prendere una fiaba antica e molto nota – soprattutto grazie al film di Walt Disney e alle versioni di Perrault e i fratelli Grimm – e andare a cercare nel passato altre versioni meno conosciute, con delle varianti nella trama e nelle atmosfere, come ad esempio la vicenda di Troilo e Zellandine contenuta in un antico romanzo cavalleresco medievale, il Perceforest, oppure la versione di Gian Battista Basile, dove il principesco bacio del primo amore lascia il campo a una vicenda molto meno romantica e oscura. Recuperando queste versioni, ne ho poi creata una mia personale che ho ambientato nel mondo di oggi: la bella addormentata, Aurora, è una ragazza del nostro tempo, non più figlia di un re, ma di un imprenditore”.

Quindi la storia è ambientata nel nostro tempo?
“Sì, nel nostro tempo e nei nostri paesaggi, cioè nella Tuscia. Il padre di Aurora, Stefano, è infatti nipote di un nobile imparentato con gli Orsini che negli anni Venti del Novecento fondò un’immaginaria fabbrica di lampadine, la Fulgor. Nella finzione questa fabbrica sorge nelle campagne a est del lago di Bolsena. Mi interessava vedere come la forza di narrazione di una fiaba potesse reggere anche in una società del nostro tempo, attraversata dal razionalismo e dallo scetticismo”.

E funziona secondo lei?
“Secondo me sì, perché ci sono delle questioni che non hanno tempo, la paura dell’ignoto, la superstizione, da cui la nostra epoca è invasa come in un nuovo medioevo, una fuga dal razionale e dalla fiducia per la scienza che la pandemia ci ha mostrato spietatamente”.

Nella fiaba c’è una strega e una maledizione. Nel tuo romanzo?
“C’è anche qui… anzi, “potrebbe” esserci, e uso non a caso il dubitativo. Il libro si apre infatti con una telefonata notturna che coglie Stefano di sorpresa. A chiamare è una donna anziana di cui non si sa nulla, che allude a qualcosa del passato in tono un po’ minaccioso. Quando Aurora cadrà nel suo “sonno di morte”, Stefano ripenserà con inquietudine a quella donna e alle sue velate minacce, ricordando un episodio del passato a cui aveva dato all’epoca poca importanza”.

Anche in questo romanzo, come in altri tuoi del passato, l’ambientazione è la nostra provincia. Come mai questo legame così stretto?
“L’ho raccontato in molte altre occasioni. Posso solo ribadire che la Tuscia rappresenta il mio paesaggio, com’era – che so – il territorio senese per Federigo Tozzi o la città di Ferrara per Giorgio Bassani. Rispetto a loro, io ne do una trasposizione più metafisica, come se proiettassi luoghi, borghi, campagne su un piano leggermente irreale. Questo mi consente di vedere e mettere a fuoco aspetti da un’angolazione completamente diversa e straniante”.


Giorgio Nisini è nato a Viterbo nel 1974. Scrittore e saggista, insegna Letteratura italiana contemporanea all’università La Sapienza di Roma. È autore dei romanzi La demolizione del Mammut (Perrone, 2008, Premio Corrado Alvaro Opera Prima e finalista Premio Tondelli), La città di Adamo (Fazi, 2011, selezione Premio Strega), La lottatrice di sumo (Fazi, 2015) e Il tempo umano (HarperCollins, 2020).

 

 


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3 febbraio, 2023

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