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Viterbo - Così Alessandro Scorsini (Firs Cisl Viterbo): "La desertificazione bancaria rischia di costare molto cara"

“Ancora sportelli bancari in chiusura, serve un accordo con le parti sociali per il mantenimento del bancomat nei territori”

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Alessandro Scorsini della First Cisl di Viterbo

Alessandro Scorsini della First Cisl di Viterbo

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Dal 2020 al 2021 su Viterbo sono stati chiusi  22  sportelli bancari passando da 156 a 134 sul territorio provinciale,  aumentando così il numero di persone che non hanno accesso ad una filiale nel comune di residenza.

Numeri destinati a crescere a causa dei nuovi piani industriale che colpiscono non solo le banche commerciali, ma anche i gruppi del credito cooperativo.

Per molti italiani recarsi in banca sta diventando un lusso.

L’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria di First Cisl, che elabora i dati resi disponibili al 31 dicembre 2022 da Bankitalia e Istat, disegna un quadro preoccupante.

La fuga delle banche dai territori non investe solo i centri di piccole dimensioni: tra i comuni completamente desertificati 9 hanno più di 10mila abitanti, mentre tra quelli con un solo sportello 12 sono al di sopra dei 15mila abitanti.

I comuni che hanno perso la presenza di sportelli bancari aggiornati al 1 gennaio 2021 (Fonte Istat) sono: Bassano In Teverina con 1.252 abitanti, Carbognano 1.926, Cellere 1.075, Civitella D’Agliano 1.509, Gallese 2.665, Graffignano 2.161, Ischia Di Castron 2.183, Lubriano 882, Onano 943, Vasanello 3.920. A questi si è aggiunto nel 2022 anche Piansano, con 1911 abitanti al 31 agosto 2022.

Nel 2023, osservando i piani industriali delle banche in questo territorio, ci risultano in chiusura altri sportelli bancari con rischio per altri comuni.

“Come First Cisl – dichiara il segretario generale di Viterbo Alessandro Scorsini – ci stiamo adoperando da tempo per trovare un accordo tra banche e parti sociali per il mantenimento del bancomat in questi territori. La strategia di pianificazione territoriale delle banche nel viterbese deve essere applicata con la necessaria gradualità, tenendo conto delle esigenze di tutte le fasce anagrafiche e sociali, specie tra le persone più anziane e fragili, che per le loro operazioni hanno storicamente come riferimento lo sportello bancario.

Per questo qualche giorno fa ho chiesto al presidente della Provincia Alessandro Romoli se fosse a conoscenza dei piani industriali delle banche presenti sul territorio e le prossime chiusure delle agenzie nei vari comuni e la possibilità di istituire un tavolo permanente per monitorare le ricadute occupazionali, economiche e sociali.

Osservando i cugini delle Poste – continua Alessandro Scorsini – sarebbe opportuno seguire il Progetto Polis, ossia favorire la coesione economica, sociale e territoriale del Paese per il superamento del percorso digitale. Il rischio del crollo dei prestiti alle piccole imprese è un problema grave che deve essere sottoposto anche alla politica. Le risorse del Pnrr  possono costituire una straordinaria occasione per la ripartenza.

La desertificazione bancaria rischia di costare molto cara dal momento che le piccole e le piccolissime imprese hanno bisogno del credito necessario a finanziare lo sviluppo delle attività, legato alla realizzazione degli investimenti pubblici del Pnrr. Presenza sul territorio e relazione diretta con la clientela sono elementi fondamentali, che non possono essere sostituiti dall’innovazione digitale”.

Risale a qualche giorno fa la dichiarazione del segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani  dove sostiene che “le banche dovrebbero riflettere sulle conseguenze delle chiusure per la coesione sociale ed economica del Paese. Continuare a ridurre la presenza sui territori significa muoversi in direzione opposta agli obiettivi del Pnrr, che punta invece a chiudere il gap di sviluppo tra le diverse aree del Paese.

Il progetto Polis, con cui Poste Italiane investirà 1,2 miliardi di euro, punta ad avvicinare i servizi della pubblica amministrazione ai cittadini integrando la rete fisica degli sportelli con il canale digitale.

Si tratta – sottolinea Colombani – di un’iniziativa che rappresenta una grande possibilità di sviluppo per le piccole comunità e le aree interne, destinate altrimenti alla marginalizzazione. Un’iniziativa che le banche dovrebbero valutare con molta attenzione per ricercare soluzioni indirizzate all’erogazione di servizi ai clienti compatibili con l’attività bancaria, al fine di diversificare le fonti di ricavo e al contempo ampliare il patrimonio informativo determinante per le politiche del risparmio e del credito. Non va dimenticato infatti che le banche, pur essendo imprese, rivestono secondo la Costituzione una funzione sociale che il cambiamento d’epoca rende decisiva. L’ampliamento dei servizi e il ritorno alla territorialità, anche da parte delle grandi banche, consentirebbero  di coniugare i target di reddito con l’utilità sociale e la connessa nuova occupazione che ne deriverebbe”.

First Cisl Viterbo
 


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17 febbraio, 2023

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